Operazione settoplastica al San Pio: il bello e il brutto.
Per deformazione personale sono abituato a raccontare ciò che vedo -bello o brutto che sia- di questa città. In genere non uso mezzi termini: o una cosa è bella o è brutta, via di mezzo non esistono, almeno fino ad oggi.
Ma partiamo dall’inizio: cioè da una visita otorinolaringoiatra al mio povero e piccolo nasino che, aimé, aveva bisogno di una bella raddrizzata.
Premetto che, nei lontani anni ‘80, un amico aveva fatto un’operazione al naso raccontandomi tutti i particolari del post intervento.
Si, è inutile che ci giri intorno, i famosi TAMPONI nasali spinti fin dentro il cervello.
Già la volontà era quello che era, con questa premessa, dopo quarant’anni, l’intenzione di farmi un’operazione di tale genere era vista come una cosa che difficilmente avrei sopportato (visto che scrivo, sono sopravvissuto).
Comunque una ciste (polipo) e la deviazione preesistente mi avevano quasi del tutto chiuso una narice.
Il che mi faceva andare in apnea la notte e respirare male il resto della giornata -non immaginate neanche i quantitativi di Vicks aloe comprati negli ultimi due anni, una media di 2 al mese, se non tre- per cui spinto e convinto da un’ingerenza esterna moooooltoooo convincente, e prenotata da lei, vado a visita.
Trovo una dottoressa gentilissima e bravissima che, non so come, riesce a convincermi a fare questa operazione (ho la netta sensazione che le due donne nella stanza si siano scambiate qualche occhiata complice per prendermi per il…ma lasciamo stare).
Comunque non mi dilungo perché voglio arrivare al punto della questione iniziale.
Arriva il giorno dell’operazione e dopo l’anestesia mi risveglio che era stato fatto tutto, ma con i fastidiosi tamponi nel naso. Tutti bravissimi e soprattutto pazienti con un impaziente come me. Ringrazio tutti e mi riportano in stanza dove, per colpa dei tamponi inizio a dare di matto.
La mia compagna al mio fianco mi sopporta per quasi quattro ore fino a che chiede all’infermiera se mi può dare delle gocce per dormire…e io dormo.
Dopo due giorni la dottoressa che mi aveva operato mi chiama e mi fa andare a levare i tamponi. Non vi dico il dolore, inaspettato e inaspettabile.
Respiro dieci secondi e, dopo aver soffiato il naso più volte, mi rimettono altri tamponi e poi mi dimettono dicendo che dopo quattro giorni sarei dovuto andare in ambulatorio a levare gli altri.
Giorni interminabili con quei cosi nel naso, fastidiosi all’inverosimile.
Arriva il fatidico giorno e arriva il momento. C’erano bambini fuori all’ambulatorio per la preospedalizzazione. Arrivano quasi tutti dopo di me. Ma tanto io avrei chiesto di essere il primo perché quei cosi non li sopportavo più.
Arriva la dottoressa ed entro nell’ambulatorio memore del dolore provato la prima volta.
Mi leva il primo, chiedo un attimo di pausa per riprendermi, svengo per qualche secondo e mi leva anche l’altro. Non ho urlato solo per non fare spaventare i bambini fuori all’ambulatorio.
Questa la storia, personale, in sintesi.
Ora mi direte dove volevo arrivare.
Partiamo dalle cose belle: professionisti eccellenti, reparto pulitissimo e infermieri e oss gentili (sempre a sopportarmi).
Operazione riuscita benissimo con la dottoressa, l’anestesista e gli infermieri che hanno fatto anche oltre ciò che avrebbero dovuto fare.
Tutto bene dunque?
No arriva la seconda parte, le cose brutte. Dopo quarant’anni è mai possibile che non si attui un protocollo differente per levare i tamponi? Un procedimento cosi doloroso da provocare anche svenimenti.
Almeno un’anestesia locale per alleviare un po’ il dolore.
Come paziente, avendo fatto l’operazione, potrei non pensare a chi verrà dopo di me, ma come giornalista ci penso e quindi esorto l’Asl di Benevento e il san Pio a rivedere i protocolli in questo senso.
Penso che ci voglia davvero poco per risolvere questo problema.
Se esiste un dottore che attua la terapia del dolore, esisterà qualcosa per alleviare questo dolore atroce e traumatico nelle persone che fanno l’operazione di settoplastica.
Felice Presta





























Il giornale Sannio Report prima e l’associazione omonima poi ha fatto e farà tante cose in questa città e in questa Provincia.























