Voglio tornare bambino (ma anche no) 1 puntata
Chi è nato negli anni 60-70 molto probabilmente si rivedrà negli episodi dell’infanzia che hanno poi segnato il mio percorso di vita, fino a farmi diventare ciò che sono oggi.Molti rimpiangono la giovinezza, associandola con la spensieratezza di essere giovani e senza pensieri. Potrei anche essere d’accordo se poi questo, come nel mio caso, non fosse stato vero.Ma partiamo dall’inizio primo figlio (capitato per caso se cosi si vuol dire) di una coppia che, anche per la giovane età, è stata incapace per manifesta inettitudine di fare i genitori.
Ed ecco il primo problema e quello più grande: crescere in fretta, crescere subito, responsabilizzarsi senza sapere neanche il significato.
A cinque anni le chiavi di casa, a sei autobus da prendere dopo essere andato a scuola e dopo aver mangiato dalla nonna. Mettere la pentola, stare da solo a casa in attesa del ritorno da lavoro dei genitori.
Bellissimo direbbe qualcuno…ma iniziare a lasciare tanta libertà ad un soggetto come il sottoscritto -esempio: mio nonno nel box dove mi mettevano quando ero piccolo, diciamo ad un anno o due, mise i mattoni sotto perché saltavo in continuazione e continuavo a sfondarlo- ha significato un percorso di autodisciplina fancazzistica che ha portato problemi sempre e ovunque. Naturalmente anche adesso a 57 anni.
Ma veniamo alla libertà.
Tanta anche se essendo piccolo non ne ho approfittato. Ma del mio essere piccolo e inerme se ne è a profittata mia madre, che Dio l’abbia in gloria, facendomi, o meglio creandomi tanti complessi che subisco ancora oggi.
Vediamo un po’ di far capire: iniziamo dal pigiama. Di cotone (?) inamidato che praticamente si reggeva da solo sul letto quando mamma lo preparava. Durissimo, mi dava un fastidio della madonna ogni volta che mi muovevo nel letto, specialmente sotto il collo. Infatti puntualmente la mattina il collo era sempre rosso (ho la pelle delicata).
Ma il pigiama serale non era l’unico problema, a quello si univa la famigerata, rinomata, temuta, odiata, disprezzata: la maglietta della salute.
Lana fuori e cotone sulla pelle, diceva la pubblicità e mia madre. Invece era lana fuori e carta vetrata dentro. Era un’arma non convenzionale che deve aver fatto la fortuna di molti dermatologi nei successivi anni. Almeno fino a che qualcuno non ha deciso di inventare le magliette di cotone o per lo meno renderle più abbordabili (forse anche economicamente).
Per anni appena era possibile me la levavo guardandomi allo specchio e spaventandomi del rossore sul petto, schiena e spalle.
A 12 anni niente più pigiami e niente più maglietta della salute. Forse anche prima, ma vincere con mia madre non era una cosa facile.
Ah e visto che ci troviamo più o meno dalla stessa età niente più pantaloni di velluto o similari, ma sempre e solo jeans (estate, autunno, primavera o inverno non importava e non importa tutt’ora).
Molti comici hanno parlato della loro infanzia esecrando gli strumenti di correzione che le mamme usavano in quegli anni.
Il più completo, per quel che mi riguarda, è stato Enrico Brignano. Ciabatte, battipanni in vimini, cucchiarelle, mazze di scopa – per non farsi male le mani- tutto era buono per infliggere la doverosa punizione al bambino che non rispettava le regole.
Lungi da me dire che non me le meritassi, ma magari ogni tanto parlare per cercare di farmi capire no?
Comunque altro che telefono azzurro. Brignano ha fatto un po’ il conto di ciò che avrebbe comportato penalmente tutto quello che mi (ci) è stato inflitto da piccoli. Più o meno 15 anni di galera senza condizionale tra percosse (art.581 cod. pen), lesioni personali ( art.582 583 cod. pen), violenza privata (art.610 cod. pen.), rissa -se interveniva anche il padre- ( art.588 cod. pen), in più c’è l’aggravante se si usano i sopraddetti strumenti coercitivi. Fino ad arrivare al sequestro di persona quando ti chiudeva a chiave in camera.
Insomma diciamo che i reati che potevano essere iscritti a tali comportamenti erano tanti e tali che al giorno d’oggi a molti dei genitori dell’epoca gli sarebbe stata tolta la patria potestà.
Ma capisco che all’epoca si faceva cosi ed era una cosa abbastanza generalizzata. Poi ci metto il fatto che i miei genitori non hanno mai saputo fare i genitori e il fatto di non essere di carattere, diciamo cosi, malleabile.
Una canzone degli Steppenwolf s’intitola BORN TO BE WILD (Nato per essere selvaggio), e un’altra canzone dei LITFIBA dice in una strofa “Giro di notte con le anime perse, si della famiglia io sono il ribelle”. Unitele ed otterrete…me.
Fine prima parte
Felice Presta
































Il giornale Sannio Report prima e l’associazione omonima poi ha fatto e farà tante cose in questa città e in questa Provincia.























