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Category: Documenti

BeneventoBlogCronacheCulturaDocumentiInchieste fotografiche

Benevento conquista ancora i giovani americani: 36 studenti del Nebraska alla scoperta della Via Appia e della memoria familiare

Dopo aver accolto negli anni studenti provenienti dalla California, dall’Australia, dal Canada e dal Sud America, Franco Francesca continua a credere nella forza delle esperienze autentiche come strumento di promozione del territorio, della cultura italiana e della propria visione creativa.

Nelle scorse settimane sono stati 36 studenti del Nebraska a fare tappa a Benevento nell’ambito di un percorso internazionale ispirato all’antica Via Appia. Un viaggio che da Roma conduce verso Benevento, Pompei, Sorrento e Brindisi, ripercorrendo simbolicamente la strada che per secoli ha collegato Roma al Mediterraneo orientale e alla Grecia.

In una calda giornata tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, questi giovani tra i 17 e i 18 anni hanno visitato il Teatro Romano, passeggiato tra le strade del centro storico e scoperto l’atelier di Franco Francesca, che ancora una volta si è trasformato in un luogo di incontro, accoglienza e racconto del territorio. In una città quasi sospesa nella quiete delle ore più calde, l’atelier ha rappresentato un punto di riferimento dove conoscere non solo le creazioni dell’artista, ma anche la storia, le tradizioni e l’identità del Sannio.

Molti di questi studenti appartengono alla terza generazione di famiglie italiane emigrate all’estero. Crescono ascoltando i racconti dei nonni e dei bisnonni, le storie dei paesi lasciati alle spalle, delle tradizioni conservate nel tempo e di un’Italia che, pur essendo lontana, è sempre rimasta viva nella memoria familiare.

Per molti di loro visitare l’Italia non è soltanto un viaggio di studio. È la realizzazione di un sogno custodito per generazioni. Attraverso i loro occhi, genitori e nonni rivivono luoghi che hanno amato, raccontato e tramandato per tutta la vita. Questi ragazzi diventano così il ponte tra passato e futuro, tra la memoria di chi è partito e la curiosità di chi desidera comprendere meglio la propria identità culturale.

Per questo Franco Francesca preferisce parlare di “turismo della memoria familiare” piuttosto che di semplice turismo delle radici. Se il turismo delle radici cerca di rispondere alla domanda “da dove veniamo?”, il turismo della memoria familiare prova a rispondere a una domanda ancora più profonda: “chi siamo?”.

Da oltre vent’anni Franco Francesca lavora proprio su questo segmento, costruendo relazioni con scuole, università e organizzazioni internazionali e creando percorsi che permettono alle nuove generazioni di entrare in contatto con la cultura italiana attraverso esperienze reali e coinvolgenti.

Questo lavoro si intreccia naturalmente con la sua attività di eco-designer, artista, docente e promotore culturale. Perché Franco Francesca non è soltanto un marchio di moda. È un brand registrato che da quasi trent’anni racconta sostenibilità, inclusione, moda lenta, artigianato, territorio e cultura.

Ridurre Franco Francesca a un semplice marchio di abbigliamento o accessori sarebbe limitante. Il brand rappresenta una visione più ampia che utilizza l’arte e la moda come strumenti di comunicazione, relazione e valorizzazione del territorio. Franco Francesca non vende semplicemente prodotti: propone un approccio, una filosofia e uno stile di vita che mettono al centro le persone, la sostenibilità, la memoria e l’identità culturale.

La sua arte e la sua moda parlano del Sannio e di Benevento, delle radici profonde di questa terra, della sua storia millenaria e della sua capacità di accogliere. È per questo che il suo lavoro creativo si fonde con quello di educatore e promotore culturale: ogni progetto diventa un’occasione per raccontare il territorio a chi arriva da lontano.

E il viaggio continua. Sono già in programma nuove visite da parte di scuole internazionali durante l’estate e il prossimo autunno. Iniziative che richiedono una pianificazione complessa e un lavoro organizzativo che spesso si sviluppa nell’arco di 12-24 mesi, ma che continuano a portare nel Sannio giovani provenienti da tutto il mondo.

Perché promuovere un territorio significa prima di tutto creare esperienze capaci di lasciare un ricordo. E quando un ragazzo torna a casa portando con sé un pezzo di Benevento, quella memoria continua a viaggiare, attraversando oceani, generazioni e culture.

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La Redazione 8 Giugno 2026 0
BeneventoBlogCronacheDocumentiInchieste

Operazione settoplastica al San Pio: il bello e il brutto.

Per deformazione personale sono abituato a raccontare ciò che vedo -bello o brutto che sia- di questa città. In genere non uso mezzi termini: o una cosa è bella o è brutta, via di mezzo non esistono, almeno fino ad oggi.

Ma partiamo dall’inizio: cioè da una visita otorinolaringoiatra al mio povero e piccolo nasino che, aimé, aveva bisogno di una bella raddrizzata.

Premetto che, nei lontani anni ‘80, un amico aveva fatto un’operazione al naso raccontandomi tutti i particolari del post intervento.

Si, è inutile che ci giri intorno, i famosi TAMPONI nasali spinti fin dentro il cervello.

Già la volontà era quello che era, con questa premessa, dopo quarant’anni, l’intenzione di farmi un’operazione di tale genere era vista come una cosa che difficilmente avrei sopportato (visto che scrivo, sono sopravvissuto).

Comunque una ciste (polipo) e la deviazione preesistente mi avevano quasi del tutto chiuso una narice.

Il che mi faceva andare in apnea la notte e respirare male il resto della giornata -non immaginate neanche i quantitativi di Vicks aloe comprati negli ultimi due anni, una media di 2 al mese, se non tre- per cui spinto e convinto da un’ingerenza esterna moooooltoooo convincente, e prenotata da lei, vado a visita.

Trovo una dottoressa gentilissima e bravissima che, non so come, riesce a convincermi a fare questa operazione (ho la netta sensazione che le due donne nella stanza si siano scambiate qualche occhiata complice per prendermi per il…ma lasciamo stare).

Comunque non mi dilungo perché voglio arrivare al punto della questione iniziale.

Arriva il giorno dell’operazione e dopo l’anestesia mi risveglio che era stato fatto tutto, ma con i fastidiosi tamponi nel naso. Tutti bravissimi e soprattutto pazienti con un impaziente come me. Ringrazio tutti e mi riportano in stanza dove, per colpa dei tamponi inizio a dare di matto.

La mia compagna al mio fianco mi sopporta per quasi quattro ore fino a che chiede all’infermiera se mi può dare delle gocce per dormire…e io dormo.

Dopo due giorni la dottoressa che mi aveva operato mi chiama e mi fa andare a levare i tamponi. Non vi dico il dolore, inaspettato e inaspettabile.

Respiro dieci secondi e, dopo aver soffiato il naso più volte, mi rimettono altri tamponi e poi mi dimettono dicendo che dopo quattro giorni sarei dovuto andare in ambulatorio a levare gli altri.

Giorni interminabili con quei cosi nel naso, fastidiosi all’inverosimile.

Arriva il fatidico giorno e arriva il momento. C’erano bambini fuori all’ambulatorio per la preospedalizzazione. Arrivano quasi tutti dopo di me. Ma tanto io avrei chiesto di essere il primo perché quei cosi non li sopportavo più.

Arriva la dottoressa ed entro nell’ambulatorio memore del dolore provato la prima volta.

Mi leva il primo, chiedo un attimo di pausa per riprendermi, svengo per qualche secondo e mi leva anche l’altro. Non ho urlato solo per non fare spaventare i bambini fuori all’ambulatorio.

Questa la storia, personale, in sintesi.

Ora mi direte dove volevo arrivare.

Partiamo dalle cose belle: professionisti eccellenti, reparto pulitissimo e infermieri e oss gentili (sempre a sopportarmi).

Operazione riuscita benissimo con la dottoressa, l’anestesista e gli infermieri che hanno fatto anche oltre ciò che avrebbero dovuto fare.

Tutto bene dunque?

No arriva la seconda parte, le cose brutte. Dopo quarant’anni è mai possibile che non si attui un protocollo differente per levare i tamponi? Un procedimento cosi doloroso da provocare anche svenimenti.

Almeno un’anestesia locale per alleviare un po’ il dolore.

Come paziente, avendo fatto l’operazione, potrei non pensare a chi verrà dopo di me, ma come giornalista ci penso e quindi esorto l’Asl di Benevento e il san Pio a rivedere i protocolli in questo senso.

Penso che ci voglia davvero poco per risolvere questo problema.

Se esiste un dottore che attua la terapia del dolore, esisterà qualcosa per alleviare questo dolore atroce e traumatico nelle persone che fanno l’operazione di settoplastica.

Felice Presta

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La Redazione 14 Maggio 2026 0
BeneventoBlogCronacheCulturaDocumentiInchieste

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne? Va benissimo, ma perché aumentano?

Riprendere a scrivere dopo tanto tempo non è facile ma l’argomento non solo è di attualità ma è, per me, importantissimo: quello sulla violenza sulle donne.

Lo scorso 25 novembre c’è stata la giornata dedicata…belle le foto sui social, gli speciali sui tg e sui giornali. Tutto bello ma a che cosa serve?

Mi spiego.

La sensibilizzazione va benissimo ma deve essere seguita da fatti concreti.

I dati sulle denunce non diminuiscono, ma anzi aumentano.

Cosi come gli omicidi, le minacce, le violenze e cosi via.

Perché?

Dopo aver attentamente e giornalisticamente studiato il fenomeno (eh già mi hanno insegnato a studiare prima di affermare determinate cose), anche dalla parte normativa -cioè partendo dalle denunce fino ad arrivare ai tribunali- posso tranquillamente affermare senza tema di smentita che, codice rosso o meno, dalla denuncia della potenziale vittima alla lettura del fascicolo da parte del magistrato -e qui parlo solo di lettura, non di atti coercitivi- passano dai quattro ai sei mesi.

Solo in caso di flagranza di reato, difficili in molti dei casi come quelli citati prima, si può e si fa qualcosa in più.

Sennò si va avanti con una, due, cinque, dieci denunce nel frattempo che il magistrato incaricato valuti l’ormai enorme fascicolo e decida poi qualcosa al riguardo.

Non va bene, non va per nulla bene.

Se ci fate caso il più delle volte, nei femminicidi, le vittime avevano fatto più denunce. Avevano allertato più volte le forze di Polizia…ma il tempo trascorso aveva poi permesso all’assassino di mettere in pratica i propositi maturati nel tempo.

Le forze dell’ordine non hanno colpe visto il vincolo che li lega alle decisioni di un giudice.

E neanche i consigli che danno (allontanatevi, non rispondete, non reagite e cosi via) possono essere d’aiuto in molti dei casi.

Torniamo ai magistrati? Anche loro non hanno colpa visto le tante pratiche che si accumulano sulle loro scrivanie e non possono essere smaltite in breve tempo.

Si è fatto tanto per la sensibilizzazione, come ho detto, si è attivato un numero verde il 1522, alcune procure hanno attivato sportelli appositi, la normativa al riguardo è stata aggiornata anche con l’aggiunta nel codice penale del femminicidio. Rimane il blackout dalle denunce al fare qualcosa al riguardo (ad esempio obbligo di non avvicinarsi alla persona).

Passa troppo tempo e questo tempo, molte volte, è fatale per le donne che devono subire.

 

Felice Presta

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La Redazione 30 Novembre 2024 0
BeneventoBlogCronacheCulturaDocumentiInchieste

Inchiesta conoscitiva su attacchi di panico e altro negli ultimi tempi

Compito di un giornalista d’inchiesta è tenere sempre gli occhi e le orecchie bene aperte ed osservare ciò che succede intorno a lui e, quando si verifichino anomalie, cercare di dare delle risposte a queste.

Non sono un medico quindi cercherò di spiegare delle cose dal punto di vista del…paziente.

Negli ultimi tempi, diciamo nell’arco di un anno, con accelerazioni negli ultimi 6 mesi, c’è stato un incremento dei cosi detti STATI D’ANSIA E DI PANICO.

In che cosa consistono? Il corpo, sia pure respirando profondamente, sembra che non riceva abbastanza aria nei polmoni e quindi, il più delle volte, si è costretti a iperventilare per tornare alla normalità.

Non sempre ci si riesce e, appunto, si va nel panico.

In alcuni casi questi attacchi portano anche ad aritmie cardiache di media importanza.

Se siano connessi i due stati non lo so, per questo scrivo l’articolo, per fare in modo, con i vostri commenti, di avere un’idea più chiara di ciò che sta succedendo.

Potrei pensare che la presupposta mancanza di ossigeno, o la sensazione se cosi la vogliamo chiamare, porti poi ad un’accelerazione dei battiti del cuore e quindi all’aritmia. Questo lo dovrebbero poi spiegare i medici.

Questi sintomi, che ho avuto modo di constatare in prima persona, e poi con altre due persone vicine, vengono su uomini che hanno superato, o sono prossimi, alla cinquantina. Di donne non ne ho avuto notizie.

Questa anomalia è solo l’unica di tante altre verificatesi in un arco di tempo più ampio, diciamo due o tre anni e che vado ad elencare in ordine di casi.

  • Mal di schiena. Ma non quello normale bensì un dolore costante e persistente che può durare dai due ai sei mesi nella parte centrale alla fine della colonna vertebrale in prossimità del coccige. Una volta che il dolore è passato rimane, toccandosi, comunque quello sottocutaneo, come se si fosse preso una botta, e limita nei movimenti il corpo di chi lo ha subito.
  • Spossatezza, chiamiamola voglia di non fare nulla. Non si desidera uscire, stare con la gente, passeggiare eccetera. Io l’ho definita sindrome lockdown. Ma non è comunque uno stato mentale bensì fisico. E come se il fisico dicesse al corpo STAI A CASA. E quando non ci sei magari provoca un senso di insofferenza e indifferenza per il mondo fuori di essa.
  • Naso chiuso in modo perenne e anomalo. E qui entro in ballo ancora io. Pur avendo la deviazione del setto nasale che mi fa respirare male -per cui ogni anno consumo nel periodo invernale almeno una boccetta di decongestionante- quest’anno, da novembre ad oggi, ne ho consumati…cinque. Tra l’altro ho notato che il naso chiuso contribuisce alla sensazione della mancanza d’aria e della difficoltà a respirare.
  • Mal di testa continui e sinusiti
  • Sindromi influenzali che permango anche dieci, dodici giorni dopo che è passato lo stato febbrile. Magari con una ricaduta nel periodo immediatamente successivo.

Ci sono altri sintomi, che qui non elenco, perché trovati in giro in maniera minore.

Naturalmente non sto presupponendo che ciò sia dovuto al COVID o ai vaccini. Lo scrivo giusto per evitare eventuali diatribe tra chi si è vaccinato e chi no.

Fin qui quello che ho visto e trovato in giro. Prima di chiedere lumi magari a un dottore o a un esperto vorrei a questo punto il vostro parere e vedere se la cosa, in alcuni casi, è più generalizzata a differenza di altri.

Potete quindi commentare su questo articolo, telefonare al 338-2415614, oppure mandarci un’email a sannioreport@gmail.com .

Tutte le informazioni raccolte verranno catalogate per farne un elenco, dopodiché chiederò parere su queste anomalie fisiche che molte persone stanno avendo negli ultimi tempi.

Vi ringrazio fin d’ora per la collaborazione.

Felice Presta

 

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La Redazione 18 Gennaio 2024 0
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Salutiamo i reperti di piazza Cardinal di Pacca (piazza Santamaria)

Come ho più volte scritto parlare di Cultura in questa città (dove per cultura si intende anche e soprattutto la valorizzazione del nostro patrimonio storico-archeologico) sta diventando ogni giorno sempre più difficile. Per l’ignavia di cittadini e amministrazioni, certamente, ma anche per il fatto che quei pochi “CHE FANNO” non riescono a mettersi d’accordo unitariamente per presentare progetti e quant’altro in modo da costringere chi di dovere ad ascoltare. Poi c’è l’onda lunga del “momento” come quella di piazza Cardinal di Pacca, cioè una micro sollevazione-indignazione popolare che porta la politica e la sovrintendenza a cambiare i Progetti (sbagliati) iniziali. Molto lo si deve all’opposizione al Comune di Benevento con i consiglieri come Moretti e Perifano che, carte alla mano, hanno costretto al cambio.

Martedì 27 giugno ci sarà una manifestazione a questo proposito, e precedentemente anche una raccolta di firme, che secondo il sottoscritto lasciano il tempo che trovano. Anche perché la decisione già è presa: si ricopre tutto. Perché? Perché l’amministrazione non ha interesse a recuperare l’area, la sovrintendenza si nasconde dietro “non teniamo soldi” e quindi rimane ciò che è stato deciso.

Si farà un infopoint light, il prossimo anno torneranno le giostre e tutto finirà nel dimenticatoio.

Come dite? Perché ne sono cosi sicuro? Perché sono esperienze già vissute in precedenza, con i Sabariani, con Torre Biffa, con Cellarulo, i resti del mercato romano del Malies e cosi via…

La storia degli ultimi trent’anni è costellata di episodi del genere e non si è mai trovata la via per un recupero o per una valorizzazione adeguata di ciò che abbiamo, di ciò che sappiamo di avere e di ciò che troveremo spostando 10cm di asfalto. Un discorso settoriale in questo senso, sulla spinta emozionale del momento, non serve a nulla tantomeno a ciò che c’è sotto piazza Cardinal di Pacca. L’ho detto e lo ripeto: è meglio che vengano risotterrati i reperti trovati perché altre soluzioni economiche non ce ne sono. Una sola ipotesi è possibile nel caso si voglia realmente attuare un progetto di valorizzazione dei reperti sulla piazza. Creare una struttura fissa che protegga dalle intemperie e non lastre di plastica che, dopo un paio di anni complice l’umidità della città, non faccia più vedere ciò che si cela li sotto.

Dal discorso sembro sfiduciato? Certamente, e state parlando con chi ha messo in piedi l’operazione Santi Quaranta, ripulito e fatto diventare di proprietà comunale il campanile di Santa Sofia e ripulito i resti dell’anfiteatro gratuitamente (adesso daranno a una ditta 25 mila euro circa per fare la stessa cosa). Ci vuole programmazione economica, una visione di città che da 40 anni non c’è mai stata, ci vuole impegno, fatica e sudore. Ma è meglio tagliare nastri e accedere al successivo buffet piuttosto che fare una cosa del genere. Ci si stanca di meno.

Felice Presta

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La Redazione 22 Giugno 2023 0
BeneventoBlogCronacheCulturaDocumentiInchieste

Una nuova realtà imprenditoriale: la OFFTEC

“Nessuno è profeta in patria”, figuriamoci se poi si tratta della nostra terra, il Sannio. Ma qualche eccezione, la storia ci insegna, c’è stata.

E qui entra in gioco una delle realtà, ormai consolidate, che nello spazio di pochi anni si è affermata prima in ambito nazionale e poi in quello internazionale. Parliamo, ovviamente, della OFFTEC e del suo presidente, l’architetto Flavian Basile, che nello spazio di 7 anni (è stata creata nel 2016) è diventata un laboratorio di progettazione impegnato sia nel campo dell’architettura che dell’ingegneria.

Benevento, Catania e Milano sono le sue tre sedi.

Per far vedere come si sta evolvendo la struttura OFFTEC è stata organizzata una mostra fotografica presso il museo Arcos di Benevento, intitolata “Quando spazio e luce iniziano a prendere forma” dove sono esposti parte dei progetti messi in piedi in questi anni dalla società. Un riconoscimento certamente all’azienda, ma anche al nostro territorio, il Sannio, che si crede, generalmente,  privo di qualsivoglia forma di sviluppo economico a certi livelli.

La mostra, come ha spiegato l’architetto Basile, è solo un punto di partenza e non di arrivo ed è servito, a margine della stessa, a spiegare due dei progetti che saranno portati avanti in questa città: la ristrutturazione del Grand Hotel Italiano al rione Ferrovia e la costruzione del campo da golf (e cosi adesso sappiamo anche chi ha avuto l’idea di rivitalizzare terreni abbandonati abbinandola ad un’idea imprenditoriale e turistica che potrebbe realmente portare benefici qui in città). Come giornale abbiamo sempre appoggiato iniziative imprenditoriali come queste -in special modo quando imprenditori vogliono investire, senza speculare sulla città (citare casi passati sarebbe qui inopportuno, ma sapete bene quali e quante battaglie su costruzioni abbandonate questo giornale sta portando avanti)-. E allora non ci resta che aspettare e vedere cosa succederà nel prossimo futuro, augurando alla Offtec e al suo presidente, Flavian Basile, di continuare sulla strada intrapresa finora.

 

Felice Presta

La mostra si protrarrà fino al 20 marzo.

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La Redazione 13 Marzo 2023 0
BeneventoBlogCronacheCulturaDocumentiInchieste

Buon 2023. Potevamo parlare…

Domani è la Befana e come dice il detto “tutte le feste porta via”. E dopo la Befana, per l’appunto, inizia per noi il nostro “nuovo anno”.

Volutamente non abbiamo parlato in questi ultimi mesi sottolineando tutte le “caxxate” politiche che sono state dette, promesse e non fatte.

E soprattutto non abbiamo parlato più di un povero vecchietto ormai in preda al delirio di onnipotenza acclarato.

Non abbiamo parlato delle luminarie cittadine (quali?), né di concorsi alla Provincia, né di malumori politici all’interno della maggioranza di palazzo Mosti.

Potevamo parlare del Malies e del suo alberello messo a mo di candela funeraria davanti ad esso, a testimoniare il fallimento politico di un progetto nato male, condotto peggio e finito tra le mani della magistratura.

Visto che il progetto era nostro potevamo parlare del campanile di Santa Sofia con la nuova illuminazione -può piacere o meno non è quello importante- e del fatto che con i due lumini (una è fulminata) davanti il sagrato al cospetto la chiesa di Santa Sofia (patrimonio Unesco) pare un tomba abbandonata, ma non l’abbiamo fatto.

Potevamo sottolineare , e l’abbiamo fatto, del sovrintendente, del suo arresto, delle modalità di esso e di quanto questa città sia “gestita” da determinati personaggi in modo “allegro”.

E potevamo dimenticarci dello scandalo della Provincia, delle assunzioni, dei lavori pubblici abbandonati, delle scuole?

Ma no…sono anni che scriviamo di questo e di tanti altri problemi che la politica non riesce a risolvere -incapacità, inefficienza, inefficacia? O semplicemente mancanza di volontà? Boh- ne abbiamo parlato e scritto talmente tanto che ormai ci scoccia anche ritornare sull’argomento.

Ci torniamo solo quando qualche dichiarazione-caxxata viene spiattellata ai compiacenti giornalisti di questa città che esaltano oltremodo, e lontano da qualsiasi etica giornalistica, le doti amministrative dei nostri politici-politicanti.

Potevamo parlare molto, e l’abbiamo sempre fatto, ma onestamente ci siamo scocciati a farlo e adesso portiamo avanti solo i nostri progetti basati su idee di città fuori dagli schemi classici senza l’aiuto della politica e senza badare ad essa.

E chissà perché i nostri progetti magicamente si realizzano, senza soldi, senza aiuto politico ma solo con la buona volontà di poche persone che hanno sempre creduto alle idee di un pazzo.

Come dite? Com’è possibile? Beh per l’appunto, come Marzullo, fatevi una domanda e datevi una risposta.

Io intanto sfoglio un libro sulla nostra città…

Tanti auguri di buon 2023 a tutti!

Felice Presta

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La Redazione 5 Gennaio 2023 0
CulturaDocumenti

La misteriosa storia del conte di Saint Germain

Il conte di Saint-Germain è un misterioso personaggio vissuto nel secolo XVII in Europa. Molti cultori di scienze esoteriche lo considerano un maestro, altri alimentano il mito dell’Immortale al punto da considerarlo ancora vivo. Sulla vita e le avventure del Conte, esisteva un corposo dossier redatto dalla polizia al tempo di Napoleone che venne distrutto nel 1871 dal governo rivoluzionario della Comune di Parigi. Questa circostanza non ha fatto altro che accrescere la leggenda a scapito della verità storica.

La prima volta che il Conte di Saint Germain (nome falso) comparve in Francia era nel 1756. Brillante intrattenitore, appena cinquantenne ma dall’aspetto giovanile, si fece notare per le sue conoscenze di medicina e come alchimista. Non molto alto, i testimoni lo descrivono vestito con abiti sobri e non troppo vistosi come era moda nel Settecento.
Prima di approdare in Francia, Saint Germain era stato a Vienna dove conobbe il generale e di-plomatico francese Fouquet de Belle Isle che aveva contratto una malattia durante la guerra nei territori germanici. Il conte lo aveva guarito e come atto di gratitudine, il generale l’invitò a Parigi dove venne chiamato al capezzale di una donna di corte avvelenata da funghi non commestibili. Saint Germain, dopo averla guarita, entrò nel salotto della favorita di re Luigi XV, Madame de Pompadour. Le donne di corte lo trovavano affascinante e spesso lui si divertiva a sostenere che fosse in vita da qualche secolo. Straordinario affabulatore, fece spaventare una contessa del salotto, Madame Von Gergy, il cui marito era stato ambasciatore a Venezia.
La donna sosteneva di ricordare chi fosse realmente Saint Germain e gli chiese se in quel periodo fosse stato in Laguna. Alla risposta affermativa del conte, la donna ribatté: «Impossibile, signore, l’uomo da me conosciuto aveva all’incirca la vostra età». Saint Germain sorridendo, le disse di essere molto vecchio e descrisse una serie incredibile di dettagli sui luoghi veneziani citati dalla contessa che presa dallo spavento gridò: «Ma allora voi siete il diavolo!»

Un’altra traccia di Saint Germain si trova a Londra dove nel 1745 conobbe lo scrittore Horace Walpole che annotò nel suo diario: “(…) l’altro giorno mi è stato presentato un singolare indi-viduo che dice di chiamarsi conte di Saint Germain. Si trovava qui da due anni e non aveva mai rivelato la sua identità né da dove giungesse … Canta, suona il violino in modo sublime, compone; potrebbe trattarsi di un folle o di una persona eccessivamente sensibile. Lo ritengono tanto un italiano, quanto uno spagnolo o un polacco; qualcuno dice abbia fatto fortuna nel lontano Messico e abbia raggiunto Costantinopoli; altro lo dicono un imbroglione, un prete, un nobiluomo. Il principe di Galles ha cercato di soddisfare la propria curiosità sul suo conto, ma non ha cavato un ragno dal buco …”
La peculiarità del personaggio, unita a un incontestabile simpatia trova conferma nelle parole rivolte a Madame de Hausset, un’altra del giro di Madame Pompadour: «Ci sono volte in cui mi diverto non tanto a convincere la gente a credermi, ma a lasciarla credere che io sono al mondo da tempo immemorabile».

Cosa sappiamo di Saint-Germain? In una lettera autografa datata novembre 1735 lo troviamo all’Aja, in Olanda, ma non ne conosciamo il motivo. Dal 1735 al 1745 era in Inghilterra, dove fu arrestato ingiustamente come spia, riuscendo poi a dimostrare la propria innocenza. Come già detto nel 1755 si era trasferito a Vienna e su invito del maresciallo Belle-Isle andò a Parigi, diventando una delle attrattive dei salotti della capitale. Diceva di vivere grazie ad un elisir da lui stesso brevettato e molti testimoni ricordano che mangiasse pochissimo e spesso si intratteneva con i commensali senza toccare cibo.
Il suo interesse più grande era la chimica e la sua specialità era di ripulire i gioielli dalle impurità, tanto che alla fine il re di Francia decise di aprire un laboratorio al Trianon nella speranza che le tecniche di Saint-Germain risolvessero il problema della cronica mancanza di denaro a corte. Luigi XV nel 1760 lo inviò segretamente in Olanda in missione diplomatica, con lo scopo di son-dare la possibilità di un’alleanza con l’Inghilterra. Per pura combinazione Saint-Germain alloggiava nello stesso albergo di un altro avventuriero, Giacomo Casanova, anch’egli sul posto per conto del governo francese. I due si erano conosciuti e il veneziano ebbe l’impressione che si trattasse di un millantatore come riporta nelle Memorie: “Un uomo straordinario, nato apposta per il re degli impostori e degli imbroglioni specie quando, parlando in tutta tranquillità, come se niente fosse, dice di essere nato trecento anni fa, di conoscere i segreti della medicina universale, di poter padroneggiare le forze della Natura, di saper lavorare e fondere i diamanti … Eppure, nonostante la sua bonaria, la sua sfacciataggine, il suo volto da bugiardo incallito, il suo palese eccentrico modo di fare, eppure, dicevo, non posso proprio affermare che si tratti di un uomo maleducato oppure offensivo”.
Nel frattempo in Francia, il duca di Choiseul ministro del re contrario alla pace con l’Inghilterra, venuto a conoscenza della missione aveva tramato contro Saint-Germain per farlo arrestare. Fu l’ambasciatore olandese a salvare il conte avvisandolo in tempo e consentirgli di scappare a Londra. Saint-Germain invece di starsene tranquillo in Inghilterra cominciò a calarsi nei panni dell’agente in missione segreta e chiese di incontrare l’ambasciatore di Prussia nella speranza di essere accolto alla corte di Federico il Grande. Terrorizzato, l’ambasciatore si era affrettato a scrivere al segretario di stato prussiano per metterlo in guardia dal conte e dal suo fascino ipnotico che avrebbe potuto incantare il re. A questo punto Saint-Germain dovette rientrare segretamente in Olanda, dove acquistò una proprietà sotto falso nome. A corto di denaro, non fu abbandonato dalla fortuna trovando un altro protettore nel ministro dell’Olanda austriaca, Coblenz. Il politico rimase talmente infatuato da scrivere una lettere piena di entusiasmo al cancelliere Kaunitz sulle capacità di Saint-Germain di lavorare i metalli e i tessuti. Coblenz intuendo il potenziale commerciale dei processi industriali brevettati dal conte, aprì uno stabilimento nei pressi di Tournai. Saint Germain si fece anticipare centomila fiorini e sparì consegnando solo una parte dei brevetti e dei segreti pattuiti. Ad ogni buon conto, gli stabilimenti di Tournai funzionarono bene, fecero guadagnare denaro, prova della buona fede del conte.

Gli spostamenti di Saint Germain nei dieci anni successivi non sono noti, sebbene disse di essere stato in India. Certamente era andato a San Pietroburgo diventando amico del conte Alexei Orlov ammiraglio e importante uomo politico russo. Per motivi ignoti il conte si ritrovò a essere nominato generale dell’esercito russo. Nel 1774 è in Germania a Schwabach, sotto la protezione di Carlo Alessandro margravio del Brandenburgo che rimase colpito dal conte e fu testimone della sua grande amicizia con Orlov. Due anni dopo riprese a viaggiare: Lipsia, Dresda, Berlino dove sperava di farsi ricevere da Federico il Grande e poi di nuovo verso nord ad Amburgo. L’ultima dimora conosciuta di Saint-Germain è un laboratorio nei pressi del castello dei Eckenforde, nella regione dello Schleswig-Holstein, ospite del principe Carlo Hesse-Cassel e dove morì nel febbraio del 1784.
Saint-Germain era morto da qualche mese quando cominciarono a circolare le voci su presunte ricomparse e apparizioni. Madame de Genlis era sicura di averlo visto a Vienna nel 1821. Nel 1836 in un libro intitolato Souvenirs, l’autrice, la contessa d’Adhémar, disse di averlo incontrato cinque volte dopo la sua presunta morte e di averlo visto la prima volta a Versailles nel 1793 negli ultimi giorni della monarchia. Nel 1845 Franz Greffer dichiarò nelle sue Memorie di aver visto il conte di Saint-Germain che gli aveva annunciato che sarebbe ricomparso sui monti dell’Himalaya verso la fine del secolo. Un cumulo di menzogne e mezze verità di personaggi in cerca di visibilità. Misterioso fu senza dubbio Richard Chanfray che nel 1972 comparve alla televisione dichiarando di essere il conte di Saint-Germain e mostrando in diretta televisiva un esperimento di mutazione del metallo in oro con un semplice fornello da campo.

Avventuriero carismatico? Maestro custode di una sapienza segreta? L’enigma di Saint-Germain non è stato risolto. Solo l’ambasciatore prussiano a Dresda seppe cogliere un elemento della personalità del conte conforme alla società del Settecento: “una sorta di disordinata vanità sembra costituire il meccanismo del suo modo di essere”.

 

FELICE PRESTA

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La Redazione 4 Gennaio 2023 0
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Acqua potabile o non potabile? I responsabili? Siamo noi!

L’emergenza idrica dovuta alla contaminazione dei pozzi di campo Mazzone è solo l’ultimo dei problemi che le amministrazioni che si sono succedute in questi anni non hanno voluto affrontare.

Quali ad esempio? Beh ce ne sono una marea, dalle scuole (inagibili, parzialmente agibili o da fare interventi di mantenimento), agli edifici pubblici (incompleti o da completare) come il mamozzio, il Malies, la ex scuola Moscati, solo per citarne qualcuna.

Ma prima le fontane, e poi l’”illuminiamoci” di immenso di questa e delle passate amministrazioni ha portato a un disastro di città.

Una città dove si sopravvive, non si vive, sempre con uno stato di emergenza perenne -non mi dimentico ad esempio dell’alluvione del 2015 e di ciò CHE NON SI E’ FATTO PER EVITARE CHE ACCADA DI NUOVO– sempre in attesa di qualcosa o di qualcuno che abbia un lampo di genio (o un po’ di coscienza) e si decida ad affrontare i problemi di una città alcuni dei quali facilmente risolvibili se solo si avesse un po’ di buona volontà.

Ma si lascia scorrere tutto, il tempo, le emergenze, i problemi, tanto domani è un altro giorno e viviamo questo per poi indignarci se accade che si tocchi un bene primario come l’ACQUA. E fa niente se adesso è uscita la nuova ordinanza sindacale che dice che l’acqua è potabile.

Il NON FARE NULLA è imperante in questa città, è la colpa non è solo dei politici o della politica, ma principalmente nostra: di tutti i cittadini che non fanno nulla per cambiare le cose e far fare a questa città un’inversione di marcia.

Siamo destinati a scomparire come Provincia, e ci indigneremo quando Benevento diventerà Provincia di Avellino, ma lo faremo un giorno, forse due…tanto che ci importa. Domani è un altro giorno.

Felice Presta

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La Redazione 20 Novembre 2022 0
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Sannio Report diventa casa editrice (e pubblica il suo primo libro)

Il giornale Sannio Report prima e l’associazione omonima poi ha fatto e farà tante cose in questa città e in questa Provincia.
La sede, in via Francesco Iandoli qui a Benevento, è una fucina di idee dal ritmo quasi…giornaliero.
Dopo il recupero dei Santi Quaranta, la ripulitura del campanile di Santa Sofia, dell’anfiteatro romano e la creazione della biblioteca intitolata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (in mezzo a tante altre cose) adesso è la volta di proporre -in ambito culturale- una cosa che…sentiamo più nostra: diventare casa editrice.

E non perché c’è il nome sotto ma semplicemente perché crediamo in ciò che facciamo, sempre, e questo era uno dei tasselli mancanti che doveva essere inserito nel quadro dei nostri progetti.
Il destino, o il caso, ha voluto che la prima pubblicazione sia stata fatta per il prof. Biagio Osvaldo Severini, figura conosciutissima in città, uno dei nostri più accesi sostenitori e dei nostri donatori.
Con il suo Diario di un soldato beneventano MICHELE RICCHETTI (operante in Africa orientale negli anni 1935,1936,1937) ha voluto dare fiducia alle nostre idee, alle nostre speranze e al nostro modo di proporci.

Dal canto nostro siamo orgogliosi della sua fiducia che ci da la spinta a continuare nei nostri progetti, costruiti e coltivati ogni giorno.
Per il resto non c’è molto da dire se non che le copie del libro sono disponibili presso la sede di Sannio Report e su Amazon.

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La Redazione 18 Ottobre 2022 0
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