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Inchieste
Home Inchieste Pagina 2

Category: Inchieste

BeneventoCronacheCulturaDocumentiInchieste

Il mercato del lavoro ed i giovani beneventani.

Oggi questo giornale ha intervistato una ragazza di 24 anni in merito al “lavoro” offerto dai nostri concittadini ai tanti giovani che si affacciano sul mondo del lavoro… e per questo e su questo nasce tale articolo. Da premettere che la persona intervistata è una brillante studentessa universitaria.

La chiameremo Carolina, da un anno vive da sola, per cui da sola provvede a pagare il fitto e le bollette e la sua prima esperienza lavorativa risale a 6 anni fa.

Partiamo da questo.

Prove lavorative: la sua prima è stato lavorare in un pub: durata 1 giorno, 12 ore di lavoro 20 euro (voucher lavorativi).

La seconda, da barista, ben 14 ore sempre 20 euro, che tra l’altro il titolare non voleva dare poiché si trattava (secondo lui) di una giornata di prova.

E fino a qui…erano solo prove.

La sua successiva esperienza dura un po’di più, presso un locale, 2 mesi. Sempre come barista. Tutti i giorni, dalle 17 alle 3, per una paga 400 euro mensili, tutto senza regolare contratto.

Secondo voi, con questi ritmi, così sottopagata, quanto poteva durare?

Altro locale, altra “esperienza”: 5 ore al giorno i primi tempi e poi 10, 11 ore per una paga di 500 euro con un contratto lavorativo di 2 ore al giorno.

Ci poniamo la stessa domanda: quanto poteva durare?

Altro locale, altro giro, altra corsa…3 giorni in un locale, per 8 ore al giorno, per 40 euro totali (per TUTTI i 3 giorni fatti a nero, ovviamente…).

Nel frattempo, Carolina non si ferma sostenendo tanti altri colloqui di lavoro.

I più salienti? Andiamo a raccontarli.

Uno dei tanti: in un negozio alimentare, 2 volte a settimana per 500 euro. Come dite? Finalmente una proposta equa? Purtroppo no…

Un giorno di prova non retribuito, il giorno seguente 6 ore, un altro 11 ore, il giorno successivo altre 6 ore.

Fin qui tutto chiaro? Ok, adesso viene il bello.

Il titolare nel pomeriggio manda un messaggio (dopo essere passato nel locale per visionare il tutto) che recita: “la mattina devi venire più sistemata perché l’immagine conta tanto”. Il titolare si riferiva al fatto che quella mattina non si fosse truccata.” Io non voglio perdere tempo, perché questo mestiere lo devi imparare e quindi la tua presenza è superflua. Passa la settimana prossima che ti pago, 50 euro in tutto.”

Da premettere che la ragazza è bella truccata e non, quindi si presenterebbe lo stesso bene.

Ennesimo colloquio presso un pub: dalle ore 18 ad orario da destinarsi, con un contratto da 300 euro al mese, però in busta paga ne avrebbe ritrovati 650, lavorando tutti i giorni, senza giorno di riposo.

Altro colloquio in un negozio di alimentari. Dalle 17 ad orario da destinarsi con un contratto di 300 euro mensili, però se un giorno si fosse assentata, avrebbe dovuto restituire i soldi di quella o quelle giornate lavorative non fatte.

Carolina trova un nuovo lavoro, come commessa: la paga era buona, 700 euro al mese. Lavora per metà mese, anche 8 ore al giorno, per poi essere mandata via con una banale scusa e “liquidata con soli 200 euro.

E cosi via, l’elenco è lunghissimo, con proposte da 30 euro per 12, 15 ore, solo per il fine settimana. O tutta la settimana a 30 euro al giorno, senza giorno di riposo, tutto a nero o quasi.

Le esperienze, tutte documentate, rappresentano uno spaccato di quello che succede a Benevento, ma presumibilmente in tutta Italia.

Leggere e scrivere di queste cose è per me imbarazzante, perché testimonia una realtà lavorativa peggiore di quel che pensassi. Nel 2009, oramai tredici anni fa, usci il film “Generazione 1000 euro”. Di qui la foto di copertina) Dopo qualche anno, con la crisi, avremmo potuto girare il sequel con il titolo “Generazione 500 euro”. Adesso siamo arrivati al 3’ episodio di questa triste saga, da intitolare “Generazione: quant ce vonn dà!”

Questa è la situazione, questa è la realtà ed è forse questo, visto che si andrà a votare prossimamente, che i nostri politici devono risolvere al più presto, prima che i nostri giovani si perdano per strada e ci sia un’implosione in tempi brevi.

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La Redazione 2 Agosto 2022 0
DocumentiInchieste

Europa tossica, aumento vertiginoso del consumo di nuove droghe

Evitiamo frasi di circostanza: l’Europa è un enorme piazza di sostanze stupefacenti. Un dato tragico confermato dall’analisi dell’Emcdda, l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze. Il rapporto del 2022 spiega come negli ultimi tre anni ci sia stato un rimbalzo rapido dell’offerta e del consumo di droghe con un aumento devastante e preoccupante di sostanze devastanti come la cocaina, il crack, la metamfetamina e molto altro.

Siamo di fronte ad un fenomeno che non conosce crisi e una delle cause principali è l’evoluzione di questo mercato e il passaggio sui social media e sui servizi criptati che hanno facilitato l’acquisto delle sostanze. In pratica “le droghe tradizionali non sono mai state così accessibili e continuano a emergere nuove sostanze potenti”, fa presente il direttore dell’Emcdda Alexis Goosdeel, specificando che “possiamo affrontare le complesse questioni politiche in materia di droga solo se fondiamo le nostre risposte su una comprensione equilibrata e basata su dati oggettivi”

Oltre a questo in Europa si registra uno sconcertante incremento di nuove sostanze psicoattive, che spuntano e vengono “sperimentate” e sintetizzata con ritmi rapidi. Solo nel 2021 sono state segnalate 52 nuove sostanze. Tra queste vi sono 6 nuovi oppiacei sintetici, 6 catinoni sintetici e 15 nuovi cannabinoidi sintetici. Così come sono impressionanti i dati sui quantitativi di nuove sostanze psicoattive sequestrate nell’ultimo periodo, ovvero 6,9 tonnellate.

L’Osservatorio europeo stima che nell’Unione europea siano circa 83,4 milioni le persone di età compresa tra 15 e 64 anni ad aver fatto uso di sostanze illecite nell’arco della vita. Soltanto nell’ultimo anno sono circa 30 milioni le persone ad aver consumato droga in Europa. Nella relazione si evidenzia inoltre come “la maggior parte di persone con problemi di droga utilizzi” una serie di sostanze. Aspetto che genera “una notevole maggiore complessità nei modelli di consumo di stupefacenti” rappresentati da un vero e proprio mix di medicinali, nuove sostanze psicoattive non controllate e sostanze quali ketamina e Gbl/Ghb ora associate a problemi di droga in alcune nazioni.

Produzione europea.

Il vecchio continente è diventato anche un significativo produttore. Solo nel 2020 sono state smantellate 350 strutture. Sembra che la globalizzazione stia guidando alcuni di questi cambiamenti, con particolare preoccupazione per la maggiore interazione che sembra attualmente esistere tra gruppi criminali internazionali ed europei. Ne è un preoccupante esempio la recente osservazione secondo cui i gruppi criminali messicani hanno iniziato a occuparsi della produzione di droghe sintetiche in terra europea.

I maggiori centri di produzione si trovano tra il Belgio e l’Olanda. Storicamente, la produzione di metamfetamina in Europa è stata caratterizzata da laboratori domestici locali su piccola scala che utilizzano precursori chimici estratti dai medicinali. Adesso sono stati individuate strutture in quei in quei due paesi dove si utilizzano metodi più sofisticati e processi di lavorazione industriali.

 

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La Redazione 15 Giugno 2022 0
BeneventoCronacheInchieste

Lettera di un padre ai propri figli (nell’emergenza coronavirus)

Riceviamo e pubblichiamo

Questa non è una vera e propria lettera, bensi’ uno sfogo…perché in tutto questo silenzio irreale che ci circonda uno deve pur sfogarsi.

E scrivere, scriverlo, può essere un ottimo deterrente alla rabbia, alla paura, all’angoscia, che abbiamo tutti dentro da due settimane, senza sapere quanto altro tempo durerà questa “reclusione forzata” e senza sapere quando i nostri sacrifici verranno ripagati, senza aver più morti né contagiati…

Non sappiamo nulla ma so di avere due figli piccoli, e per loro devo andare avanti e lottare.

Si fanno i compiti, si minacciano ritorsioni e punizioni quando non vogliono farli, o quando non vogliono aiutare la mamma nelle faccende di casa.

“Un attimo e lo faccio”, questo il loro motto, e non lo fanno mai.

Ma sono ragazzi, reclusi, senza vedere nessuno oltre a noi… e allora sorrido, prendo le carte, giochiamo, mi collego anche io con le professoresse e i professori per le lezioni a scuola.

Leggiamo libri, io leggo loro parzialmente ascoltano, dovessero mai imparare a leggere bene….

E poi vediamo film insieme, facciamo cose normali, qualche volta cuciniamo schifezze, insomma si perde tempo.

E poi arriva la sera loro dormono, e io mi metto in un angolo a pensare….e piango.

Certo non lo farei mai davanti a loro, devono vedermi sempre forte, devono credere che andrà tutto bene…

E pensando, mentre lacrime scendono sul mio volto, penso a chi sta morendo, a chi è malato, a chi sta negli ospedali, ai medici, agli infermieri… e penso a chi un lavoro, quando finirà tutto, non lo avrà più.

Penso ai commercianti, alle famiglie, agli imprenditori e il tutto andrà bene, diventa speriamo che tutto andrà bene.

Certo, una cosa per volta. Sconfiggiamo prima questo coronavirus e poi pensiamo al passo successivo.

Vabbene ma sulle rovine che ci lasceremo dietro il futuro mi appare sempre più buio e fosco.

Figli miei farò sempre il possibile per difendervi, ma iniziate a guardare ciò che ci stiamo lasciando dietro e iniziare a pensare a ciò che sarà.

Aiutatemi ad essere forte perché a cinquant’anni non ho più le forze di un ventenne e anche io avrò bisogno di aiuto.

Crescete in fretta, ve ne prego….

Lettera firmata

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La Redazione 24 Marzo 2020 0
BeneventoCronacheDocumentiInchieste

Giochi di prestigio (della giunta comunale) a Benevento

La campagna elettorale del nostro (ex) sindaco, Clemente Mastella se è vero, come è vero, che si sta muovendo come solo lui sa fare –in questo è bravo- richiamando vecchi compagni di avventura o aggiungendone di nuovi, è già iniziata.

Ma in questo periodo ciò che colpisce di più e che la giunta del Comune è riuscita in un solo giorno ad approvare ben 27 delibere e tutte allo stesso orario, ore 13, e nello stesso giorno.

Solo a Benevento poteva succedere una cosa del genere nel silenzio generale.

Ma vediamo un po’ tra le tante delibere cosa è stato approvato:

  • Giunta Municipale n.19: patto di integrità per arginare il fenomeno della corruzione negli appalti
  • Appalto servizio mensa scolastica per 5 milioni di euro senza tenere in considerazione la giurisprudenza recente del panino da casa e senza rendicontazione delle centinaia di morosità avute nel triennio G.M. n.18
  • Project financing per tempio crematorio con allegati verbali della commissione da luglio 2019 che licenziano proposta senza parere della sovrintendenza per area vincolata e senza variante al PUC G.M. n.17
  • Nomina commissione edilizia con arrivo dei 3 nuovi assegnatari (che sostituiscono i precedenti) nella stessa giornata della giunta e successivo annullamento della delibera da parte del segretario generale  (delibera G.M. n.32) con la motivazione che era sbagliato il numero di assegnazione (bah).
  • Carta servizi cimiteriali GM n.21
  • Destinazione proventi parcheggi (€ 130.000) per …non si sa per cosa
  • Delibera n.15 una cinquantina di manifestazioni agricole-culturali ecc. a cui viene riconosciuto il patrocinio del Comune
  • Liquidazione di € 50.000 progetto esecutivo per depuratore contrada Olivola area PIP GM n.24
  • Compartecipazione manifestazione del Rotary svoltasi lo stesso giorno della delibera G.10
  • Verifca cessione aree in ambito produttivo e commerciale in area PIP di contrada Olivola per circa 100.000 mq a prezzi definiti

Eccetera eccetera…

Se il Governo centrale fa il mille proroghe anche il governo locale, capitanato da Mastella, riesce a fare la stessa cosa.

Ma ripetiamo la domanda: come si fa ad approvare 27 delibere tutte allo stesso orario e nello stesso giorno?

E poi ne abbiamo tante altre di domande…come mai firma il sindaco dimissionario e non il vicesindaco, la Serluca, che dovrebbe svolgere le funzioni di un sindaco dimissionario?

Ripetiamo, solo a Benevento si assiste, silenziosamente, a cose del genere…ma siamo in campagna elettorale e, come sempre, il nostro sindaco ha capito tutto.

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La Redazione 6 Febbraio 2020 0
BeneventoCronacheCulturaInchieste

I problemi di Benevento e il “dopo” Mastella

Le ultime mosse politiche del sindaco Mastella, la blindatura del gruppo dei Moderati , ha portato a inevitabili conseguenze: l’uscita dalla maggioranza di Patto Civico (Sguera, Paglia, Aversano e Scarinzi) e alla remissione delle deleghe, quindi ad una sua quasi certa uscita dalla maggioranza, del consigliere Feleppa.

Sorprende che un politico di vecchio corso come Mastella sia riuscito con una sola mossa a perdere ben 5 consiglieri di maggioranza, ma tant’è…sono molti a intravedere la fine dell’amministrazione mastelliana e quindi delle successive  amministrative in questa città e a cercare un posto al sole.

Ma questo articolo non vuole essere una disamina politica su ciò che sta succedendo, è sotto gli occhi di tutti, bensi di quello che succederà.

Premettendo che per me Mastella il sindaco non lo ha mai fatto, e se lo ha fatto lo ha fatto male chi lo seguirà troverà una situazione ancora più disastrata di quella del 2016.

Un amico un giorno mi chiese:  “ma è possibile chiedere il dissesto del dissesto”? Lo disse semiserio visto che era una domanda retorica, ma conteneva molte verità.

Soldi non ce ne sono e quelli che arrivano o che arriveranno  sono stati tutti “investiti” in progetti di lavori pubblici che porteranno pochi benefici a Benevento.

Ma nel quadro generale vediamo quali sono i problemi di questa città iniziando dai giovani che emigrano da altre parti, spopolando una città che diventa sempre più vecchia.

La politica degli ultimi anni non ha fatto nulla per fermare questa emorragia, anzi in un certo senso –rimanendo immobile- l’ha aiutata. Anche il fatto di aver portato l’università qui in città ha solo mitigato il problema ma non lo ha certo risolto.

E qui si potrebbe aprire un dibattito lunghissimo che leverebbe spazio all’elencazione degli altri problemi.

C’è poi l’idea di città: nessuno ha mai avuto, se non Pietrantonio in parte e il primo Viespoli, di dare una connotazione univoca a Benevento (ma il discorso abbraccia però tutta la Provincia), che rimane una città da sempre “sospesa” senza identità, senza retaggio, senza speranze.

Nel corso degli anni ho sentito parlare di città culturale, di turismo, di valorizzazione, di accoglienza, di ricezione senza che si sia fatto mai qualcosa di concreto in tal senso. Abbiamo monumenti, invidiati in tutto il mondo, abbiamo l’enogastronomia, abbiamo compagnie teatrali (ma non teatri), abbiamo un sacco di cose…ma le guardiamo, se le guardiamo, solo noi.

E abbiamo però le “raccomandazioni”, le infiltrazioni, i furbi, gli accattoni, la massoneria, parte del clero, che, di fatto, tengono bloccata e in scacco questa città.

Poi abbiamo i problemi delle strade franate, che nonostante gli sforzi di questo giornale con denunce e altro, non si riescono a risolvere (via Fontanelle, via Liborio Pizzella, santa Clementina giusto per citarne qualcuna), ma abbiamo due centri commerciali, quasi tre, che hanno di fatto affossato la piccola economia cittadina.

Che mi ricordi  non è mai stato fatto un serio programma commerciale univoco che abbracciasse tutta la città, e non singoli settori.

Sto facendo una lotta politica per far pagare l’IMU agli immobili di proprietà del clero a livello nazionale. E lo sapete perché? Perché questi, sempre limitatamente a Benevento, hanno immobili bloccati da anni a fitti alti. E se lo possono permettere perché, a differenza di un privato, non pagano le tasse. Cosa succederebbe se le pagassero? Che i prezzi di fitto calerebbero di conseguenza permettendo così l’apertura di nuove attività commerciali.

Abbiamo fontane e piazze, fatte nelle amministrazioni passate, ma lasciate nel degrado. Un auditorium abbandonato, tanti luoghi cittadini che si potrebbero recuperare se non a costo zero a costi bassissimi per poterli poi adibire a zone verdi e combattere l’inquinamento da polveri sottili. Abbiamo zone pedonali, che alla fine pedonali non sono, dove passano tante auto e non le biciclette (un controsenso).

Una cosa ho capito dalla politica amministrativa degli ultimi 40anni: che ognuno che viene vuole lasciare, ad imperitura memoria, CAPOlavori pubblici a testimonianza di ciò che ha fatto…capolavori che il più delle volte non servono e non sono serviti a nulla (o meglio a qualcosa si…ma non è il caso di scriverlo qui, non credete?).

C’è il problema dell’immondizia e della sua gestione, fallimentare, che comporta un costo altissimo per quelli (pochi) che pagano la relativa tassa, speculazioni edilizie finalizzate non si sa a che cosa, zone archeologiche che qualcuno vorrebbe “recuperare” distruggendole e cosi via.

Ci sono un sacco di problemi in questa città e il nuovo sindaco dovrà averli ben presente perché sono tutti collegati fra loro, anche se molti in campagna elettorale ne affronteranno qualcuno senza avere una visione complessiva  per la loro risoluzione.

Ci sono poi i cittadini (molti) che, nell’anarchia totale degli ultimi anni, fanno ciò che vogliono quando vogliono: parcheggiano dove gli capita, sporcano la città come gli pare, vandalizzano impuniti.

Il dottor Lucio Lonardo coniò il termine inzivados, io li chiamerei in un altro modo: unni!

L’educazione civica non esiste più e i nostri politici non fanno nulla per cercare di attenuare, se non limitare, tale fenomeno.

E lasciamo stare, per non addentrarci ancora di più in fenomeni sociologici,  l’usura, la droga, il riciclaggio che sono diventati fenomeni atavici di questa città.

Ecco il nuovo sindaco dovrà affrontare questi e tanti altri problemi nella nostra città, ma guardandomi attorno mi chiedo: chi avrà le palle, dopo essere stato eletto, per affrontare e risolvere almeno in parte questi problemi?

Felice Presta

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La Redazione 17 Gennaio 2020 0
BeneventoInchieste

Quando una legge esiste (ma non viene applicata) in favore di soggetti disagiati

L’Italia è un paese strano e gli italiani lo sono ancora di più.

Una nazione dove per far valere i propri diritti uno deve “avere conoscenze”, raccomandazioni e quant’altro, dove ai “doveri” non è parificato in alcun modo un “diritto”, uno qualsiasi…ma se questo è in campo sanitario o pensionistico allora le cose precipitano nel baratro più assoluto e ci si perde nei meandri di una burocrazia lenta e farraginosa che non lascia scampo al cittadino.

E’ il caso della legge del 28 dicembre 2001, la n.448 che prevede “a determinate condizioni di età e di reddito l’incremento dell’importo delle maggiorazioni sociali dei trattamenti pensionistici di cui all’articolo 1 della legge 544 del 1988, delle pensioni sociali, degli assegni sociali e delle pensioni e assegni spettanti agli invalidi civili, ciechi e sordomuti in misura tale da garantire un reddito personale mensile pari a € 516,46 per tredici mensilità”.

Una legge semplice, che serve a tutelare i “soggetti deboli” –anziani, portatori di handicap ecc.- da un’ipotesi reale di povertà, se non dichiarata espressamente, almeno acquisita nella realtà.

Ma, c’è sempre un ma in queste cose …la legge in oggetto non è stata meccanizzata e come tante si è persa nei meandri burocratici dell’INPS che, molte volte, non è conosciuta neanche nelle sedi decentrate di tale istituto. Diciamo che è una legge non meccanizzata dall’INPS.

Fare un articolo su una legge nazionale, e su un argomento tanto specifico è molto difficile perché dovremmo spiegare in dettaglio tutti i parametri che determinano questi incrementi citati nei diversi articoli della legge e che cerchiamo di riportare nelle foto allegate. (la documentazione è disponibile in versione integrale presso la sede di Sannio Report in via Iandoli 41 Benevento, 338 2415614).

Noi siamo un piccolo giornale di Provincia, tra l’altro molto settoriale riguardo alle notizie, e avere per due anni una cosa simile cercando di farla arrivare, inutilmente, tra i banchi del nostro Parlamento, ci ha fatto pensare che se l’avessimo pubblicata due anni fa oggi molti si sarebbero informati e avrebbero potuto godere dell’incremento pensionistico in oggetto. Abbiamo perso tempo, ma in buona fede.

Ricordiamo che se l’inps dovesse accettare la richiesta si possono chiedere gli arretrati degli ultimi 5 anni, oppure gli arretrati dalla data dei requisiti per poter accedere all’incremento pensionistico.

E allora cosa possiamo fare? Pubblicare e confidare in VOI affinché la notizia abbia la diffusione che merita, ricordando che siete tutti VOI Sannio Report.

Felice Presta

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La Redazione 5 Dicembre 2019 0
BeneventoInchiesteNovità

La situazione attuale della nostra città è critica

Leggere le notizie cittadine, in questi giorni d’estate, è come sfogliare le pagine di una rivista di gossip di infima qualità.
Ci si indigna per le anticipazioni (scoop) di un giornale riguardo al calendario di “Città spettacolo”,(con le polemiche del caso) senza però guardare a tutto ciò che succede dal punto di vista politico, sociale ed economico a Benevento.
E senza, soprattutto, esternare pensieri propri che potrebbero far innervosire il potente di turno…in attesa di una ricompensa o di tempi migliori.
D’altra parte, le elezioni politiche sono alle porte e tutti si stanno muovendo per cercare di conquistare le caselle che servono sia per essere eventualmente eletti, sia per la visibilità, e sia per avere un tornaconto (personale o partitico a questo punto ha poca importanza).
E cosi in tempi di vacanze, maggioranza e opposizione tranquillamente sono seduti alla finestra ad osservare quello che fa e disfa il grande capo amministrativo in carica: Clemente Mastella.
La nomina della Del Prete ne è un esempio lampante, cosi come la pazza idea della rotazione alla carica di vicesindaco uscita dal cilindro mastelliano.
La scelta più logica era mettere un suo fedelissimo, visto che a settembre c’è la sentenza che in caso di condanna del sindaco lo farebbe immediatamente decadere, tipo Luigi Ambrosone tanto per fare nomi, oppure mettere Oberdan Picucci che non ha mai smesso di giurare fedeltà all’Amministrazione, nonostante l’appartenenza all’UDC.
E invece no, il navigato Mastella ha, con una mossa a sorpresa, scontentato tutti.
E, di fatto, continua nella sua linea tracciata tanti anni fa.
Quale linea?
Beh ,quella di interessarsi ed entusiasmarsi al BCT, a Città spettacolo, alla cena bianca (ricordate quattro notti e più di luna piena?), ignorando o quasi tutti i reali problemi cittadini che, dopo un anno di amministrazione, sono rimasti irrisolti se non peggiorati.
La “Trotta mobility”, azienda vincitrice dell’appalto per il trasporto urbano e dei parcheggi a pagamento, non paga gli stipendi e i lavoratori indicono uno sciopero.
La mensa scolastica, ancora non si vede il bando di gara, ma la giunta ha già varato le linee guida: obbligatorietà della mensa. E su questo a settembre non è difficile prevedere polemiche e casini vari.
I servizi sociali non funzionano o funzionano a singhiozzo, colpa anche del “dissesto” e dei commissari che a ritmo di bradipi firmano le carte per sbloccare i fondi.
Con il ritiro di Quattrociocchi, che ufficialmente non ha avuto il nulla osta dalla Università “La Sapienza”, l’amministrazione mastelliana ha dovuto subire un’ennesima sconfitta e adesso si attende di vedere chi risponderà al bando per presidente dell’Asia pubblicato dal Comune.
E sempre sull’Asia, l’idea di suddividere la sede, una parte spostandola a ponte Valentino nell’ex stabilimento Ristorò, serve solo a spendere più soldi senza nessun vantaggio per la città. E si, perché magari a Ponticelli ci sarà meno puzza, ma il problema di quello schifo nel centro cittadino non si è certo risolto. Il trasferimento di tutta l’azienda Asia va fatta al più presto facendo rimanere li solo gli uffici amministrativi.
E non parliamo della differenziata e del recupero coatto delle somme che il 45% dei nostri concittadini non pagano. Perché questo dovrebbe e sarà oggetto di un articolo a parte.
Il problema del verde: come può una ditta vincitrice di un appalto che in passato veniva effettuato con un milione di euro farlo in tranche di 300.000 (2) ? E’ logico ed è naturale che i lavori di ripulitura vadano a rilento. Inoltre, ricordo, c’è l’ordinanza di tenere le aree private pulite. Com’è che questa ordinanza non viene fatta rispettare nonostante le segnalazioni?
E adesso che l’erba è tutta bruciata a causa delle alte temperature e la mancanza di pioggia, il rischio di incendi in città è notevole (e infatti al rione Libertà e al rione Ferrovia già ci sono stati).
E vogliamo parlare dei lavori pubblici? La spina verde ad esempio? Tante chiacchiere pochi fatti…e giace li abbandonata a se stessa compreso l’auditorium a suo tempo affidato al Conservatorio. Affidamento poi decaduto perché nessuno si era ricordato di fare il cambio di destinazione d’uso del terreno su cui fu costruito (demaniale). Per non parlare del fatto che adesso i tecnici si sono accorti che le fontane della spina verde non potranno mai funzionare bene…
Tanto per far capire la situazione attuale basti pensare che è talmente basso il livello in consiglio e in giunta che l’ex sindaco Fausto Pepe disquisisce su ogni cosa, magari anche su quelle fatte da lui (male) ergendosi in tal modo a statista.
Insomma dopo un anno di amministrazione il fallimento è evidente sotto tutti i punti di vista.
Ci si sarebbe aspettato un cambio di rotta che non c’è stato: vuoi per il dissesto, vuoi per lo scarso impegno e capacità, vuoi perché taluni dirigenti, con il potere acquisito nel tempo, contrastano le scelte amministrative andando addirittura contro, in alcuni casi e in alcuni documenti imponendo, l’indirizzo politico amministrativo del consesso civico.
Ma si può continuare cosi?
No, ma si andrà avanti cosi. Fino a settembre con la sentenza del processo contro Mastella e nel caso fino a dicembre con il bilancio consuntivo. Poi magari tutti a casa a pensare alle politiche infischiandosene dei reali problemi di una città morente.

Felice Presta

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La Redazione 1 Agosto 2017 0
BeneventoInchiesteNovità

Benevento sta diventando la capitale del riciclaggio dei soldi sporchi.

Benevento… l’ho detto e lo ripeterò fino alla morte, è una città strana sotto tutti i punti di vista.

Dovunque vai,  dovunque “metti mano”,  dovunque osservi … niente è come dovrebbe essere, niente è come sembra. Vale per tutti i campi e per tutte le situazioni: in 3 anni ce ne fosse stata una, dico solo una, che abbia trovato esente da pecche (nei casi meno gravi) e da reati (nei casi più gravi).

Commercialmente sono 3 anni che osservo attentamente le attività di questa città, notando i comportamenti, i cambiamenti e cercando le risposte, cosi come faccio sempre, alle tante domande che mi attanagliano: chi, cosa, quando, dove e perché.

Tanto per dare un’idea “giornalistica” delle mie intenzioni.

Ed ho osservato ,tanto, prima di giungere alle attuali considerazioni che si basano su dati reali ed oggettivi, “attenzionati” anche da un giornale nazionale come Il sole 24 ore.

Questo giornale, tempo fa, pubblicò delle statistiche riguardo proprio alle attività commerciali, dicendo, in sintesi, che Benevento era ai primi posti (se non al primo come numero di abitanti/negozi) per le attività che lavoravano…in perdita.

Cosa significa questo?

Che ogni anno l’esercente, molti per la verità, ci rimettono soldi invece di guadagnarli.

E la cosa va avanti da anni….

Dopo la moria dovuta alla crisi globale e, come scrissi tempo fa, all’economia cittadina dipendente nella quasi totalità da impiegati, professori ecc …(che andando in pensione non sono mai stati sostituiti), adesso si assiste ad un altro fenomeno: l’apertura quasi giornaliera di nuove attività commerciali.

Certo generalizzare non serve: ne conosco molti che dopo aver perso un lavoro stabile stanno tentando la fortuna con un’attività in proprio, o altri che hanno aperto perché non ci sono sbocchi lavorativi e la famiglia pur di trattenere i figli qui investe i risparmi di una vita confidando nella capacità e nella fortuna dei propri figli.

Ma, c’è sempre un ma, per molte altre attività commerciali come si giustifica questa esistenza in perdita?

Beh, più volte ho parlato di quello che c’è a Benevento, camorra, usura (secondo me siamo la capitale italiana), centro di spaccio e smistamento di droga, massoneria eccetera…insomma non ci facciamo mancare nulla in una piccola città di provincia come la nostra.

Ma c’è un altro fenomeno che dovrebbe essere attenzionato e monitorato in maniera altrettanto serrata dalla magistratura: stiamo diventando la capitale italiana del riciclaggio di soldi sporchi.

Il sistema è molto semplice: si apre un’attività commerciale e dietro la facciata onesta si nascondono capitali illeciti che, anche se in perdita, vengono ripuliti in enorme quantità, magari con la creazione di società fittizie, di cooperative e quant’altro.

Fantascienza? Tutt’altro: i dati statistici, che non mentono mai, dicono il contrario. Dicono e tracciano un bilancio in negativo che non si spiegherebbe in altro modo. In qualsiasi parte del mondo un’attività in perdita, anche in prospettiva, può reggere un anno, due, tre…poi chiude perché i soldi da investire finiscono.

Qui no. Chiudono attività storiche e aprono altre attività (anche con l’acquisizione degli immobili) che servono solo a questo scopo.

E mentre chi apre sperando in un futuro migliore magari dopo due anni chiude proprio perché in perdita, quest’altre stanno li, immobili, ferme, pronte a riciclare soldi sporchi a tutto andare.

Che poi questi siano frutto di droga, estorsioni o quant’altro non è dato sapere…

Giovanni Falcone diceva: “ segui i soldi e troverai la mafia”.

Beh, ai magistrati non posso che fare lo stesso augurio: seguite i soldi e troverete molte sorprese in questa bella, piccola e indifesa “isola felice”.

Felice Presta

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La Redazione 26 Luglio 2017 0
BeneventoInchiesteNovità

Arco di Traiano: i misteri del sistema “hi tech” che non funziona

Facciamo un po’ di chiarezza una volta per tutte riguardo alle telecamere installate in tutta Benevento qualche anno fa, nell’ambito del progetto del 2009 “Benevento città sicura”.

Si deve far chiarezza, non fosse altro per  l’ennesimo atto di vandalismo che si è verificato all’Arco di Traiano, dopo la scritta, dopo i dissuasori, adesso “è stata la volta” delle luci installate dalla Gesesa.

Innanzitutto all’Arco di Traiano ci sono telecamere molto sofisticate, anche con sensori di movimento, nonché allarmi sonori in caso di avvicinamento allo stesso Arco…ma non funzionano.

Perché non funzionano?

Probabilmente perché non è stato montato il software, oppure per qualche altro problema tecnico incomprensibile agli umani.

Perché montare un efficiente sistema di sorveglianza per un importantissimo monumento e non farlo funzionare?

Boh!

Ma non è che le altre 50 postazioni installate funzionino meglio, purtroppo…

Apparecchi obsoleti a bassa definizione, con le telecamere in alcuni casi installate in modo che riprendano solo in basso, in altri casi “annerite” da qualcuno che non voleva il monitoraggio della zona, altre ancora non collegate proprio alla sala del corpo della Polizia Municipale…

Fin qui la storia, breve, di queste installazioni.

Ma le risposte del perché non funzionino, del perché non si vogliano far funzionare, del perché siano state installate male va fatta a monte…negli uffici preposti.

Magari lo stesso Sindaco Mastella, in un attimo di tempo, potrebbe far controllare la veridicità di queste affermazioni per  un sistema pagato dalla città a caro prezzo, che non funziona e non  serve a nulla.

Ah no, non è del tutto vero….quelle vicino agli obbiettivi “sensibili” funzionano bene (banche ecc), sono le altre che non funzionano sia per gli atti vandalici, che per la movida violenta, per i pirati della strada, e per le rapine.

Felice Presta

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La Redazione 21 Luglio 2017 0
Inchieste

Immigrazione: una narrazione senza sentimentalismi

È più facile evitare gli argomenti giudicati scottanti, con tutto il carico di emotività che si trascinano, piuttosto che affrontarli direttamente. Basta tacere, al più dissimulare e sono tutti ben disposti intorno a te. Il tema dell’immigrazione è un argomento che può scatenare risse interminabili, soprattutto se si esprimono posizioni intransigenti. Sostanzialmente si confrontano due approcci che si differenziano solo sul grado d’intensità dell’accoglienza: il primo rigido e legalista, il secondo aperto e più cedevole. I due approcci condividono il medesimo assunto di fondo: l’ineluttabilità del fenomeno migratorio, secondo le dimensioni attuali. Si tratta di una posizione che considera quella dell’emigrazione solo una problematica legata al numero delle presenze e alle risorse disponibili.
Pur tra varianti di grado, sul piano politico sembra esserci ancora una divisione tra la sinistra che propende per il verbo accogliere e la destra che preferisce il verbo frenare. I primi trovano sulla strada, una parte del mondo cattolico sensibile all’accoglienza e alcuni settori imprenditoriali che esigono una forza lavoro più flessibile, economica e remissiva. Viceversa l’idea di regolamentare, frenare e arginare l’immigrazione avvicina la destra a quei settori popolari un tempo simpatizzanti della sinistra, preoccupati per la sicurezza e i conflitti nei quartieri popolari.
Lavoratori e disoccupati, abitanti delle periferie disagiate e concorrenti nella guerra tra poveri con gli immigrati, si trovano a fianco dei ceti urbani preoccupati per la sicurezza e l’identità delle città.
Le posizioni fortemente critiche verso l’immigrazione non hanno diritto di cittadinanza, il motivo è semplice, perché si finisce subito per essere impregnati da una caligine di razzismo e xenofobia, pietre dello scandalo nel paesaggio contemporaneo. L’antirazzismo come argomento serve a disarmare ogni critica, di conseguenza la narrazione che passa attraverso i mezzi di informazione, si prefigge di far credere che ogni dissenso sia ispirato dal razzismo. Per dare prova di “antirazzismo” si deve parlare in favore dell’apertura delle frontiere, magari agitare qualche cartello con su scritto “welcome refugees”, partecipare alle manifestazioni che appartengono a quella che Hegel chiamava la “pappa del cuore”.
Infatti, questa nuova ondata di immigrati è sopratutto una risorsa al servizio per quei settori produttivi dove avviene una continua compressione del costo del lavoro, sfruttando una manodopera poco incline alle rivendicazioni sul salario e la sicurezza. Un immigrato è sempre disposto a fare un lavoro “sottopagato”, generando forti conflitti sociali in un contesto di perversa competizione al ribasso.

UN’ARMA NON CONVENZIONALE DI COERCIZIONE
La ricercatrice americana Kelly Greenhill (1) nel 2010 ha pubblicato uno studio dal titolo emblematico: Weapons of Mass Migration: Forced Displacement, Coercion, and Foreign Policy (Armi di migrazione di massa, deportazione, coercizione e politica estera) (2).
Lo studio analizza 64 flussi migratori dal 1953 e spiega come essi siano indotti per ottenere un risultato politico. Greenhill definisce il paese colpito come “bersaglio”, lo scopo è quello di indebolirne la struttura comunitaria per costringerlo a prendere decisioni che altrimenti non avrebbe preso in condizioni normali. In questo senso l’immigrazione diventa un’arma non convenzionale e ovviamente, i migranti le prime vittime di questo sporco gioco politico.
La crisi dell’estate del 2015, quando un notevole flusso di persone ha attraversato l’Europa proveniente dall’oriente asiatico e dal Nord Africa, presentava i segni di un fenomeno indotto dall’esterno. Nello stesso periodo delle agenzie di sicurezza, accusavano alcune ong di finanziare o almeno favorire questi viaggi per incrementare il business delle strutture di accoglienza (3).
Attualmente, continua solerte l’impegno delle navi di grossa stazza gestite da organizzazioni umanitarie come Moas, Jugend Rettet, Sea-Watch e altre che annoverano tra i principali finanziatori la Open Society e altri gruppi legati allo speculatore finanziario George Soros che ha una rete di sostenitori politici e l’obiettivo di indebolire il continente europeo.
Persino il capo di Frontex, Fabrice Leggeri, ha criticato la tendenza a soccorre i migranti sempre più vicino alle coste libiche, spiegando come questo incoraggi i trafficanti. Un’accusa esplicita contro quella flotta di grosse navi delle ong che hanno rapporti torbidi con alcuni apparati finaziari.

Il fenomeno viene per lo più avvertito in chiave emotiva, senza una politica organica in grado di far fronte efficacemente all’aumento dei flussi, prevale sempre la logica dell’emergenza e del provvedimento tampone. Tutto si confonde, il dovere di soccorrere lascia sullo sfondo la questione cruciale di chi può restare sul nostro territorio, a che condizioni e con quale impatto nella società. I sostenitori delle “porte aperte” al migrante mescolano con furbizia e sapienza, la retorica dei diritti umani e la logica del mercato. Molto spesso i loro argomenti sono contraddittori. Quando si tratta di giustificare l’immigrazione, invocano l’identità dell’altro come elemento di arricchimento, ma con spregiudicata disinvoltura definiscono una “finzione” o addirittura indice di razzismo, quando la difesa dell’identità fa da supporto alla critica dello stesso fenomeno.

L’accoglienza non è un obbligo, soprattutto in una fase economica così difficile e sull’arricchimento culturale, le parole di Geminello Alvi compendiano bene quel che pensiamo: «(…) Sono la plebe cosmopolita, che veste in blue jeans come una volta vestivano solo i contadini americani. E come oggi vestono tutti. Ascoltando lo stesso rumore finto musica. Anche perciò la società multiculturale è un’idiozia. Il collante tra l’immigrato e le nazioni che l’ospitano anche in Europa non è né la cultura dell’immigrato né quella di chi lo ospita: è la sciatta cultura delle plebi americanizzate da abiti, tv, dischi, computer. Scriveva Miller che la vita è ormai un incubo ad aria condizionata; aggiungerei che parla l’inglese». (4)

L’immigrato errante, come il capitale e le merci, è parte di un processo di sradicamento epocale e funzionale solo alla globalizzazione finanziaria. Si impoveriscono intere aree del pianeta, costringendole ad assumere un modello mercantile estraneo alle loro tradizioni, creando così le premesse materiali all’emigrazione. Si spingono le popolazioni a venire da noi prospettando loro un avvenire che però, guarda caso, si è del tutto disinteressati a favorire nelle loro terre. In ultimo in Occidente, un senso di colpa collettivo, incentiva il business dell’intervento umanitario con organizzazioni caritatevoli pronte a intervenire nelle zone più povere per raddrizzare le “storture”.
Il contrasto all’immigrazione è un banco di prova decisivo, se non verrà affrontata, da adesso, con fermezza e rigore, non ci saranno futuri provvedimenti restrittivi in grado di bloccarla. Ogni processo storico, infatti, ha un punto di non-ritorno, scavalcato il quale la reversibilità, ossia la concreta possibilità di individuare alternative, si rovescia in irreversibilità.

Felice Presta

NOTE
1. http://as.tufts.edu/politicalscience/people/faculty/greenhill

2. https://issuu.com/aricciatv/docs/migrazioni_di_massa

3. Il 15 agosto 2015, InfoDirekt, rivista austriaca legata alle forze armate, ha citato un rapporto dell’Österreichischen Abwehramts”, il servizio segreto militare, secondo il quale, alcune organizzazioni USA non profit provvedono al finanziamento dei viaggi di una buona parte dei migranti che si imbarcano dalla Libia, molti dei quali non sarebbero in grado di sopportare i costi che vanno dal trasferimento in Libia fino all’imbarco su un barcone. In pratica sono queste organizzazioni, che agiscono sotto lo schermo di “finalità umanitarie” e che provvedono (riservatamente) al pagamento dei trafficanti e incentivano questi viaggi pericolosi, per fare acquisire ai migranti, lo status di rifugiati.

4. Di globale vedo solo l’impero americano (Corriere della Sera, 16 luglio 2001)

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La Redazione 29 Giugno 2017 0
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