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Novità
Home Novità Pagina 10

Category: Novità

CronacheNovità

Nasce l’ISDE

Anche a Benevento nasce l’associazione medici per l’ambiente ISDE Italia (International Society of Doctors for the Environment).

Alla base dei principi dell’associazione c’è un sempre costante impegno dei medici per la salvaguardia dell’ambiente, in quanto fattore non trascurabile dell’aumento delle patologie più disparate. Attraverso la ricerca si sta cercando di comprendere fino a che punto i fattori esterni influenzino il sopraggiungere di malattie e l’ISDE vuole porre l’attenzione sulla correlazione tra malattie e inquinamento ambientale. Sempre più medici sono giunti alla conclusione che stili di vita adeguati, ma soprattutto un occhio più attento all’ambiente e una corretta informazione di base possono fare la differenza sulla qualità della vi-ta e sulla prevenzione quotidiana. L’ISDE si prefigge di coinvolgere nella discussione sulla tema-tica “salute-ambiente” i centri di ricerca, le università, le associazioni di cittadini, le istituzioni e quant’altri si adoperano sui territori. All’associazione, nella nostra città, hanno aderito una deci-na di medici. Ancora troppo pochi per questo campo, quello delle malattie legate all’ambiente, che in futuro vedrà purtroppo il coinvolgimento di un numero sempre più grande di famiglie poi-ché è in costante aumento il numero di persone affette da malattie causate o favorite da “ag-gressioni ambientali” di tipo fisico, chimico e biologico, un lungo elenco che va dalle patologie degenerative-neoplastiche alle allergie più disparate.
Speriamo che il buon lavoro della dott.ssa Casale riesca a coinvolgere tutti, anche i cittadini, in questa che sarà la battaglia medica del domani.

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La Redazione 17 Settembre 2014 0
InchiesteNovità

Centrale di Campolattaro e altre perplessità

Questa mattina a villa dei Papi l’incontro tra la Repower e le istituzioni.

C’erano tutti. Dal Presidente della Regione Caldoro al Sottosegretario alle infrastrutture e trasporti, dal Presidente della Provincia Cimitile al Prefetto Galeone, dai sindaci di molti paesi del beneventano agli esponenti delle associazioni più disparate. L’argomento del giorno era la diga di Campolattaro.
Per l’esattezza era la costruzione della centrale idroelettrica che dovrebbe sorgere in prossimità della suddetta diga. In molti non vedono di buon occhio la costruzione di tale centrale che dovrebbe produrre energia nei momenti di maggior richiesta.
La domanda resta sempre la stessa: perché si continuano a costruire le centrali se, in effetti, in Italia, si produce più energia di quanta ne occorra? Perché l’offerta deve aumentare costantemente pur non essendoci un corrispettivo nella domanda? Dove si attingerà per i fondi relativi alla costruzione della centrale? Nel suo intervento il Presidente Caldoro si è anche soffermato sul problema delle trivelle nelle due province di Benevento e Avellino. E’ partito dal presupposto che la Regione non può nulla in questo caso perché si trova in mezzo tra lo Stato che decide e i cittadini che si oppongono.
L’Ente regionale è solo delegato ad emettere le autorizzazioni. Anche in questo caso, seppur consapevole dei pericoli per il territorio non si è espresso in modo negativo ma si è limitato a farsi promotore di un incontro per cercare una soluzione condivisa. La base dell’economia della nostra Provincia è l’enogastronomia e il turismo… basterebbe questo per far porre un NO secco da parte di tutti i Sindaci, associazioni e cittadini a chiunque non porti rispetto per la nostra terra.

FELICE PRESTA

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La Redazione 17 Settembre 2014 0
Novità

Siti inquinati e “compost illegale”…quando i conti non tornano.

terra.brutta

L’ultimo episodio della soap opera infinita sui rifiuti nella regione riguarda la notizia, della scorsa settimana, che riportava come sull’intera Campania il territorio considerato inquinato e da bonificare fosse stimato solo intorno al 2%. I numeri sono sempre contestabili, se dimostrabile è la loro errata valutazione, ma poi bisogna dare una spiegazione logica ad un eventuale confutazione.

Per fare ciò abbiamo bisogno di fare un passo indietro, quando le grandi inchieste di Santa Maria Capua Vetere si occupavano dei siti di compostaggio. Tali strutture si impegnavano a fare compost di qualità da vendere a società che a loro volta, vendevano ad agricoltori, aziende agricole e a chiunque fosse nel campo delle coltivazioni.

Il compost è il prodotto della macerazione, naturale o indotta da microrganismi dell’umido, vale a dire, quello che noi impropriamente definiamo fertilizzante e che spandiamo sulle nostre coltivazioni. Fin qui niente di strano. L’anomalia la si riscontra nel momento in cui tale compost non è più di qualità, ma risulta essere vero e proprio veleno altamente cancerogeno, perché mischiato a sostanze pericolose.

Ed è su questa “truffa tossica” che si concentrano da anni le forze dell’ordine e in particolare il NOE (nucleo operativo ecologico) dei Carabinieri. Una montagna di carte contenenti analisi, indagini, intercettazioni telefoniche che hanno fornito una pluralità di prove concordanti attestanti l’esistenza di organizzazioni criminali che confluivano in mezzo ai rifiuti, buona parte della produzione di fanghi derivanti dal ciclo di depurazione delle acque delle province campane, soprattutto Napoli, ma anche dei rifiuti liquidi delle navi approdate nello stesso porto di Napoli. Nella relazione dei NOE (nucleo operativo ecologico) di Caserta, allegata agli atti dell’inchiesta denominata “Madre terra III” si legge: “le organizzazioni criminali, senza alcuno scrupolo, utilizzano terreni agricoli e sponde di fiumi ubicati nelle regioni Campania e Puglia per smaltire illecitamente rifiuti speciali incamerati e mai trattati”.

Nella prima inchiesta denominata “Madre terra” si fa riferimento al sito di compostaggio salernitano che riceveva rifiuti costituiti dai “fanghi” generati dagli impianti di depurazione di Orta di Atella (CE) e Cuma (NA), rifiuti che, i laboratori ARPAC, a seguito dei prelievi dei NOE stessi, avevano classificato come rifiuti speciali pericolosi e quindi incompatibili con le attività di recupero di rifiuti avviate in regime semplificato e teso alla produzione di compost di qualità da impiegare nelle pratiche agricole.

Nonostante le analisi dicano il contrario, coloro che gestivano questi siti di compostaggio, hanno anche trovato il sistema per ottenere i certificati di qualità. Queste società hanno continuato per anni a perpetrare l’illegale traffico grazie alle firme di funzionari compiacenti dei vari settori legati all’ecologia, come ad esempio quello della Provincia di Salerno, che ha rilasciato il certificato dove si evince che il compost prodotto da tali ditte può essere liberamente utilizzato in agricoltura.

Questo ha comportato la vendita di compost a ditte all’ingrosso, che fornivano fertilizzante alle imprese agricole che finiva spalmato su tutto il territorio con l’ovvia conseguenza di contaminare i terreni con materiali altamente nocivi.
Dunque, come è possibile che il calcolo del 2% di suolo inquinato sia esatto?
Le inchieste sopra citate sono di dominio pubblico, ciò nonostante i tecnici hanno valutato in pochi ettari contaminati lo scempio che è stato fatto sul nostro territorio.

Lady Oscar

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La Redazione 4 Aprile 2014 0
Novità

Oscuri episodi intorno alle vicende dell’impianto di Casalduni


Chi ha fortemente voluto il CDR di Casalduni? 

Il bando n.59 del 12-06-1998 prevedeva la costruzione del sito in località “Piano Borea”, a seguito di una riunione tenutasi presso la Prefettura, il prefetto stesso inviava una nota alla Regione Campania (al commissario di governo), chiedendo lo spostamento da Piano Borea a Casalduni, dove si specificava che il rappresentante di quel comune aveva confermato il parere favorevole alla localizzazione dell’impianto nel suo territorio. All’epoca il sindaco di Casalduni era Raimondo Mazzarelli (ricordate questo nome…tornerà varie volte) e la zona individuata ricadeva in un’area PIP posta a sud ovest di un altro sito già esistente. A seguito dei sopralluoghi dei tecnici della struttura commissariale, la zona veniva dichiarata NON IDONEA e con una nota/comunicato ne venivano messi a conoscenza sia il Prefetto che gli Enti interessati, compreso il comune di Casalduni.


Il sindaco Mazzarelli rispondeva alla nota con un’altra, nella quale dissentiva circa il parere di inidoneità asserendo che le “motivazioni addotte erano prive di pregio e palesemente strumentali” e ribadiva, ancora una volta, la ferma volontà di quel comune di ottenere la localizzazione dell’impianto CDR in quel centro e in quel sito, mettendo a disposizione tutta l’area pianeggiante e livellata dell’area PIP. Dopo vari passaggi di note, con l’ ordinanza n 319 e 320 datata 28 dicembre 2000 veniva approvata la realizzazione dell’impianto a Casalduni e stabilita l’occupazione d’urgenza degli immobili di proprietà delle ditte private ricadenti nell’area interessata. Inoltre, in data 15-01-2001, veniva sottoscritto un protocollo d’intesa tra il comune di Casalduni e il Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti, dove venivano stabiliti anche il costo unitario per KG conferiti (£10,50 ) e il costo unitario delle aree da espropriare (£25.000 al mq)


Ma perché scegliere proprio l’area PIP?

Nel momento in cui veniva individuato il sito nell’area PIP, la stessa area era già interessata da denuncia alla Procura della Repubblica. Tale denuncia veniva fatta dalla minoranza in consiglio comunale su confidenze di Cocchiaro Giannunzio (deceduto a seguito di una leucemia), che senza mezzi termini spiegava come, all’inizio degli anni Novanta per conto della ditta di Iannella Raffaele di Torrecuso, di cui era dipendente, aveva interrato nottetempo fusti metallici. Lavori fatti nella massima segretezza, e il più velocemente possibile, compreso il ripristino dei luoghi per evitare che occhi indiscreti vedessero quei fusti. In data 06-06-1994 il gruppo di minoranza chiedeva lumi al Sindaco Mazzarelli, con interrogazione a seguito dell’articolo “Bidoni per il Sannio” del settimanale Segnali. Il Sindaco riferiva che gli accertamenti svolti dall’ufficio tecnico e dal locale Comando di Polizia Municipale, avevano dato esito negativo e assicurava che era stato dato mandato all’ex USL n.8 per compiere ulteriori accertamenti. L’azienda sanitaria chiamata in causa rispondeva con una nota ufficiale di non aver mai ricevuto alcuni incarico dall’allora sindaco Mazzarelli. Di questa vicenda non sappiamo più nulla.

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La Redazione 1 Novembre 2013 0
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