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Cronache

Note a margine della confessione di Carmine Schiavone. (Ci piacerebbe conoscere il resto della storia…)

Nell’ambiente dell’intelligence tutti sanno che quando un documento segreto viene reso pubblico, è perché ormai non è più pericoloso per nessuno e, anche se dovesse far rumore, questo prima o poi finirà. Il disvelamento dell’audizione del pentito di camorra Carmine Schiavone, riguardante le attività illecite connesse allo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania, appartiene ormai alla storia. L’audizione in Commissione alla Camera dei Deputati è del 7 ottobre 1997 e sedici anni dopo, il territorio è stato avvelenato con grande perizia. Il documento ha un valore storico perché ricostruisce la genesi del grande affare dei rifiuti smaltiti illegalmente, racconta delle complicità della classe politica e di molti dipendenti delle amministrazioni pubbliche, fa una serie di nomi e chiarisce anche i rapporti con le altre organizzazioni criminali, calabresi e siciliane che a loro volta hanno sotterrato materiale tossico nelle loro terre. Nel testo è citata più volta la Provincia di Benevento. senza indicare siti precisi dove furono interrati i fusti, ma solo all’interno del discorso riguardante le specifiche zone di competenza dei vari clan camorristici. Così leggiamo a pagina 17: “Nel 1988 furono suddivise le zone: il clan dei Casalesi arrivava fino alla provincia di Benevento, mentre Carmine Alfieri, con Mario Fabbroncino e Pasquale Galasso, si allargavano alla zona vesuviana, sia pure sempre collegati con noi (…)”.
Il nome della nostra città ritorna sempre sulle domande riguardanti la delimitazione dei territori da gestire: “(…) parliamo della provincia di Caserta, di una parte del beneventano, arrivando fino a Giugliano” (p.18). Ancora viene indicato il territorio sannita a pagina 20 sempre riguardo alle aree da controllare: “Tutto il Matese, fino alla zona di Benevento” (…).
Ultima segnalazione a pagina 25: (…) “Fino al 1991-inizio 1992 a noi scaricavano tra la zona di Latina fino a Benevento. Avevamo ancora le cave di sabbia, parecchie delle quali erano in via di esaurimento, che potevano ancora essere riempite (…)”.
Sedici anni dopo cosa dobbiamo pensare? Vorremmo conoscere il prosieguo della storia, quella degli anni Duemila e delle emergenze “costruite”, trasformate in un business redditizio per la camorra e per i suoi fiancheggiatori. Restiamo diffidenti nei confronti dell’atteggiamento dello Stato che avrebbe dovuto avere una reazione più energica proprio nel periodo in cui Schiavone metteva tutti in guardia. Il danno ambientale era già stato provocato, ma si poteva evitarne il peggioramento. Si è continuato a scaricare mentre il ceto politico si arrabattava e tergiversava.
Chi ha amministrato per un decennio la Campania non può restare impassibile, Bassolino e il suo drappello di manigoldi prezzolati non possono nascondersi dietro le sentenze favorevoli dei Tribunali. Le responsabilità politiche sono innegabili. 


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La Redazione 6 Novembre 2013 0
Cronache

Cosi fan tutti?



Abbiamo già parlato del sindaco di Benevento Fausto Pepe riguardo l’inchiesta di gennaio “Mani sulla città” ma chi si ricorda del fatto che già nel 2008 fu messo agli arresti domiciliari? Tuttavia egli  si trova in buona compagnia e, in attesa di altre inevitabili indagini, è giusto fare un riepilogo dei sindaci del territorio con problemi giudiziari.

L’elenco si apre con il sindaco di Cerreto, Antonio Barbieri, già deputato che su ordine della Procura di Santa Maria Capua a Vetere, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta “cupola” affaristica messa in piedi dall’Udeur di Clemente Mastella, fu arrestato nel gennaio 2008.

Nell’ottobre del 2009 venne tratto in arresto il sindaco di Telese, Giuseppe D’Occhio, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa nella gestione di appalti pubblici della valle telesina (15 persone). Nel 2011 fu arrestato l’ex sindaco di Calvi, Giovanni Molinaro, con l’accusa di concussione e associazione a delinquere con altre tre persone.

A gennaio di quest’anno, c’è stata un’accelerazione delle indagini sugli amministratori sanniti. Come già ricordato, Mani sulla Città è l’inchiesta più importante e getta molte ombre sull’operato della classe politica beneventana. A marzo è stata la volta di un altro esponente di “peso” della politica sannita, l’ex sindaco di Casalduni Raimondo Mazzarelli accusato di corruzione, concussione, peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, false attestazioni in atti pubblici e abuso di ufficio.

Nel maggio sempre di quest’anno, la Direzione Distrettuale Antimafia si è occupata di una serie di soggetti sospettati di associazione di tipo mafioso per una serie di reati che vanno dall’usura, l’estorsione, la corruzione elettorale. Le indagini hanno coinvolto l’ex sindaco di Montesarchio Antonio Izzo.

Il quadro accusatorio nei riguardi del potente politico e delle altre persone indagate risulta molto grave anche in virtù delle intercettazioni allegate all’ordinanza, perché emergono rapporti tra gruppi della criminalità organizzata e uomini politici.

A conclusione di questa carrellata di amministratori che sono stati oggetto di “attenzione” da parte della magistratura c’è l’ex sindaco, ora vice sindaco di Bonea, Gennaro Paradiso, accusato per i reati di turbativa d’asta, falso ideologico e materiale insieme ad altre tre persone.


A voi ogni considerazione

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La Redazione 3 Novembre 2013 0
Novità

Oscuri episodi intorno alle vicende dell’impianto di Casalduni


Chi ha fortemente voluto il CDR di Casalduni? 

Il bando n.59 del 12-06-1998 prevedeva la costruzione del sito in località “Piano Borea”, a seguito di una riunione tenutasi presso la Prefettura, il prefetto stesso inviava una nota alla Regione Campania (al commissario di governo), chiedendo lo spostamento da Piano Borea a Casalduni, dove si specificava che il rappresentante di quel comune aveva confermato il parere favorevole alla localizzazione dell’impianto nel suo territorio. All’epoca il sindaco di Casalduni era Raimondo Mazzarelli (ricordate questo nome…tornerà varie volte) e la zona individuata ricadeva in un’area PIP posta a sud ovest di un altro sito già esistente. A seguito dei sopralluoghi dei tecnici della struttura commissariale, la zona veniva dichiarata NON IDONEA e con una nota/comunicato ne venivano messi a conoscenza sia il Prefetto che gli Enti interessati, compreso il comune di Casalduni.


Il sindaco Mazzarelli rispondeva alla nota con un’altra, nella quale dissentiva circa il parere di inidoneità asserendo che le “motivazioni addotte erano prive di pregio e palesemente strumentali” e ribadiva, ancora una volta, la ferma volontà di quel comune di ottenere la localizzazione dell’impianto CDR in quel centro e in quel sito, mettendo a disposizione tutta l’area pianeggiante e livellata dell’area PIP. Dopo vari passaggi di note, con l’ ordinanza n 319 e 320 datata 28 dicembre 2000 veniva approvata la realizzazione dell’impianto a Casalduni e stabilita l’occupazione d’urgenza degli immobili di proprietà delle ditte private ricadenti nell’area interessata. Inoltre, in data 15-01-2001, veniva sottoscritto un protocollo d’intesa tra il comune di Casalduni e il Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti, dove venivano stabiliti anche il costo unitario per KG conferiti (£10,50 ) e il costo unitario delle aree da espropriare (£25.000 al mq)


Ma perché scegliere proprio l’area PIP?

Nel momento in cui veniva individuato il sito nell’area PIP, la stessa area era già interessata da denuncia alla Procura della Repubblica. Tale denuncia veniva fatta dalla minoranza in consiglio comunale su confidenze di Cocchiaro Giannunzio (deceduto a seguito di una leucemia), che senza mezzi termini spiegava come, all’inizio degli anni Novanta per conto della ditta di Iannella Raffaele di Torrecuso, di cui era dipendente, aveva interrato nottetempo fusti metallici. Lavori fatti nella massima segretezza, e il più velocemente possibile, compreso il ripristino dei luoghi per evitare che occhi indiscreti vedessero quei fusti. In data 06-06-1994 il gruppo di minoranza chiedeva lumi al Sindaco Mazzarelli, con interrogazione a seguito dell’articolo “Bidoni per il Sannio” del settimanale Segnali. Il Sindaco riferiva che gli accertamenti svolti dall’ufficio tecnico e dal locale Comando di Polizia Municipale, avevano dato esito negativo e assicurava che era stato dato mandato all’ex USL n.8 per compiere ulteriori accertamenti. L’azienda sanitaria chiamata in causa rispondeva con una nota ufficiale di non aver mai ricevuto alcuni incarico dall’allora sindaco Mazzarelli. Di questa vicenda non sappiamo più nulla.

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La Redazione 1 Novembre 2013 0
Benevento

Precisazioni necessarie

Queste pagine sono scritte dai pochi che ancora non si sono rassegnati al declino politico e morale di Benevento e del Sannio. Alcuni lettori ci hanno chiesto perché abbiamo scelto di partire citando gli atti dell’inchiesta denominata “Mani sulla città”.
 
La nostra non è curiosità maniacale, ci è sembrato opportuno riportare la fredda cronaca dei documenti giudiziari per richiamare l’attenzione su episodi gravi da un punto di vista comportamentale da parte di chi deve occuparsi dell’amministrazione della città. Se poi questi fatti abbiano o meno una rilevanza penale, non si può negare l’esistenza e le perplessità che suscitano.

I processi si svolgono nelle aule dei Tribunali, ma non possiamo accettare l’indifferenza di una moltitudine che si limita a passeggiare lungo il Corso Garibaldi e non si interroga almeno una volta sulle condizioni critiche di Benevento. Avere sindaco, esponenti politici e personale tecnico dell’amministrazione comunale coinvolti in pesanti inchieste, non è cosa da poco.
 
Limitarsi a dire “così fan tutti”, significa declinare ogni responsabilità e autoassolversi. Invece siamo anche noi colpevoli di questa situazione, perché forse non siamo migliori di loro. Abbiamo consentito a questo ceto politico di governare attraverso la manomissione della spesa pubblica, di arricchire una piccola cupola di affaristi e d’ingrandire la fila dei questuanti nelle loro segreterie. Di certezze ne abbiamo poche, non ci uniamo al coro sdolcinato di chi decanta la “città tranquilla”. Noi siamo la stecca in quel coro, le voci dissonanti dei sinceri guastafeste.

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La Redazione 1 Novembre 2013 0
BeneventoCronache

“Mani sulla città”, Capitolo 3: ancora su Aldo Damiano


Il 28 Novembre ci sarà l’udienza preliminare per valutare le richieste di rinvio a giudizio di tutti gli imputati dell’inchiesta denominata “Mani sulla città”. In un articolo precedente (qui) abbiamo pubblicato le contestazioni fatte all’ex assessore Aldo Damiano che sicuramente è uno dei protagonisti più coinvolti e citati nei documenti dell’inchiesta. La lunga lista di contestazioni ed episodi ha richiesto un ulteriore approfondimento.

Abbiamo interrotto il resoconto nella parte riguardante le presunte concussioni. Dopo le caldaie le case e lavoretti vari, l’indagine si sposta su episodi specifici riguardanti gli appalti.

“(…) Perché in concorso tra loro, con collusioni e mezzi fraudolenti, turbavano la gara relativa ai lavori di sistemazione della strada comunale Serretelle e della relativa frana. Il Damiano, all’epoca dei fatti assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Benevento, pubblico amministratore, in concorso con altri funzionari, in violazione dei doveri di fedeltà, imparzialità, correttezza e trasparenza, direttamente influiva ed interferiva nella procedura di appalto allo scopo di assicurare, indebitamente, l’aggiudicazione della gara ad un’impresa. Impresa che si era prestata in altri appalti a partecipare solo formalmente per raggiungere il quorum previsto dalla legge, cosi come imposto dal Damiano”.


Inoltre, sempre riguardo alle presunte concussioni:

(…) “Perché in concorso tra loro, con collusioni e mezzi fraudolenti, turbavano la gara relativa a “lavoro urgente di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’area destinata a terminal degli autobus extraurbani”. In particolare l’ex assessore influiva ed interferiva nella gara di appalto per assicurare l’aggiudicazione della gara all’impresa di Pallotta Giovanni. Quindi sia il Pallotta che il Damiano hanno beneficiato direttamente dell’illecita spartizione degli appalti (…)”


Negli atti sono Damiano è chiamato in causa per un altro illecito:  

“Perché nella veste di pubblici ufficiali e di incaricati di un pubblico servizio, al fine di procurare a se stessi e ad altri un ingiusto profitto ai danni del Comune di Benevento e della Regione Campania in concorso con altri hanno, di fatto, proceduto al pagamento per 741.580 euro per il nono stato di avanzamento alla ditta di Siciliano Mario senza aver predisposto la relativa documentazione. Non hanno dato corso a quanto offerto dalla ditta con la proposta migliorativa e hanno contabilizzato alcuni lavori che facevano parte dell’offerta migliorativa, e che quindi dovevano essere eseguiti gratuitamente, arrecando un duplice danno al Comune di Benevento”.


Da qui in poi l’ordinanza si apre con un nuovo reato: truffe in relazione agli appalti. “Perché in concorso tra loro con artifizi e raggiri hanno indotto il Comune di Benevento e la Regione Campania in errore procurando a se stessi e ad altri un ingiusto profitto”.
 
Appalto relativo alla “pedonalizzazione del centro storico di Benevento”.
“Vari dirigenti del Comune di Benevento –compreso il sindaco naturalmente- insieme al Damiano organizzavano un sistema illegale con metodi irregolari cui hanno fatto seguito concrete condotte efficaci e indispensabili per la realizzazione degli illeciti programmati di: turbata libertà degli incanti, falso in atto pubblico, corruzione, abuso d’ufficio…. al fine di procurare un ingiusto profitto per se e per altri a favore del consorzio Archè ed alla Costruendo srl in danno del Comune di Benevento e della Regione Campania violando i contenuti del contratto e del relativo capitolato di appalto mediante l’introduzione di sostanziali variazioni all’originario progetto esecutivo snaturarono i caratteri dell’originario intervento con conseguente stravolgimento dei criteri e degli impegni già previsti contrattualmente al solo scopo di non eseguire parte dei lavori per non meno di 768.163,74 euro avendo attestato la pretestuosa necessità di nuove lavorazioni … in realtà non eseguite o solo parzialmente effettuate o eseguite in modo difforme da quanto previsto nel contratto di appalto e nel relativo capitolato, avendo contabilizzato più volte le stesse lavorazioni, avendo gonfiato i prezzi di alcune lavorazioni e forniture (da 2007-al 2009)”.
 (fine seconda parte)

Una riflessione è d’obbligo da parte di chi trascrive questa atti giudiziari cercando di evidenziare le parti più significative che compongono il castello accusatorio della Procura. Gli episodi specifici, le date, gli importi – alti o bassi non importa- ci fanno rendere conto che, se penalmente riconosciuti, tutto il “sistema comunale” è retto da meccanismi alterati.
Il silenzio del ceto politico e la timidezza di parte della stampa che invece di aggredire su questi temi preferisce non approfondire troppo, li troviamo a dir poco sgradevoli. 

GERONIMO

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La Redazione 31 Ottobre 2013 0
Cronache

“Mani sulla città”. Capitolo 2. Aldo Damiano

Il 28 Novembre comincerà il processo scaturito dalla più grande inchiesta sulla corruzione a Benevento: “Mani sulla città”. Proseguiamo il nostro lavoro di informazione relativo agli imputati e ai reati contestati.


Nell’ordinanza di gennaio, il giudice Flavio Cusani chiese la custodia cautelare per Aldo Damiano, ex assessore della Giunta presieduta da Fausto Pepe. Tra tutti i personaggi coinvolti nell’inchiesta, la sua posizione è quella più delicata, il suo nome compare in una serie di episodi opachi.

Andiamo con ordine, leggendo le pagine delle indagini per vedere i reati che gli sono contestati e magari accennando anche a qualche episodio giusto per dare un’idea di massima delle accuse. 

L’imputazione preliminare tralasciando gli articoli recita: “perché in concorso tra loro e con persone non identificate, quali pubblici ufficiali, per compiere o aver compiuto atti contrari ai doveri di ufficio, ricevevano per sé e per altri denaro ed altre utilità(…)” In particolare: “Damiano Aldo, già consigliere comunale (2001-2006), assessore comunale con deleghe alle politiche per il governo del territorio, urbanistica, programmazione pianificazione e sviluppo del territorio, nonché assessore ai lavori pubblici da marzo 2008 a dicembre 2010, poi consigliere comunale da giugno 2011 e tuttora in carica in violazione ai doveri di fedeltà, imparzialità, correttezza e trasparenza condizionava l’ufficio tecnico del settore Ambiente e del settore Lavori Pubblici nelle procedure di gara sotto indicate (…)” In poche parole il giudice parla di corruzione.

Ecco la descrizione di alcuni degli episodi contestati a Damiano: ha ricevuto 10.000 euro da Cinzia Iannace dipendente di fiducia di Mario Siciliano oltre ad altre somme di denaro consegnategli direttamente da Mario Siciliano. Per l’appalto dei lavori del parco archeologico di Cellarulo ha ricevuto il 10% sull’importo complessivo dell’appalto stesso (3 milioni di euro) per un totale di tre-quattrocentomila euro dalla ditta Siciliano, cifra corrisposta prima all’assessore Principe e poi al Damiano stesso. Dalla ditta Mottola, in relazione ai lavori eseguiti in subappalto presso il parco stesso, 40.000 euro.

E veniamo ad un altro reato contestato, quello di corruzione elettorale.

“(…) In concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi per ottenere il voto elettorale, il Damiano prometteva e dava utilità (posti di lavoro e pagamenti non dovuti) ai sotto indicati elettori (…) (la stessa contestazione fatta al sindaco Pepe ndr.)


Altro reato attribuito è la concussione elettorale

“Perchéin concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, usavano minacce contro i sottoindicati elettori per costringerli a votare in favore delle loro candidature. In particolare Damiano minaccia di non rinnovare le convenzioni in essere con la Cooperativa San Valentino ed il mancato pagamento dei servizi già eseguiti e minaccia la perdita del posto di lavoro per i dipendenti della cooperativa. Inoltre in cambio di voti e sotto la promessa di aggiudicazione dei lavori anche mediante il pilotaggio delle gare di appalto del Comune di Benevento, hanno condizionato l’operato degli imprenditori….. ed altri non identificati costringendoli ad eseguire gratuitamente lavori stradali mai autorizzati da Comune di Benevento. Inoltre, all’imprenditore Iannelli, il Damiano ha imposto l’affissione gratuita di migliaia di manifesti e la distribuzione da parte di una dipendente della Cooperativa San Valentino dei suoi volantini elettorali mentre questi era in servizio presso il parco archeologico di Cellarulo. Inoltre costringeva un’imprenditore ad assumere presso la sua impresa persona da lui segnalata”.


Altro punto delicato è quello delle concussioni. 
I 40.000 euro pagati da Mottola accennati prima, lavori effettuati da un imprenditore presso l’abitazione privata della madre di Aldo Damiano in Montesarchio per una cifra non inferiore ai 30.000 euro. Lavori effettuati presso l’abitazione di un Vigile del fuoco di Isernia a un prezzo di favore, presso un conoscente la sostituzione della caldaia, lavori di ristrutturazione della casa del cognato di Damiano ad Anacapri, lavori stradali, richiesta all’imprenditore Mottola tramite il Siciliano di 20.000 euro per fargli vincere la gara di appalto per la Spina verde. Non avendo aderito alle richieste la gara fu vinta da un’altra ditta (pare dopo un’elargizione di una somma compresa tra i sette e gli ottomila euro). Ha obbligato un imprenditore a scontargli assegni bancari per un importo di 31.200 euro facendogli sostenere anche i relativi costi (compresi quelli dei protesti che ricordiamo è il 10% della cifra sull’assegno).
(fine prima parte)

Ogni commento su questi episodi è superfluo. 
Lasciamo al lettore ogni considerazione. 

GERONIMO

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La Redazione 28 Ottobre 2013 0
Cronache

La strana intervista dell’ex assessore.

Ogni tanto, raramente ad essere sinceri, sulla stampa locale appaiono articoli interessanti da cui prendiamo spunto per approfondire e porre interrogativi che altri preferiscono eludere.
L’occasione ci è capitata la scorsa settimana su Il Sannio Quotidiano dello scorso 20 ottobre, dove abbiamo letto un’intervista all’ex assessore alla mobilità della Giunta Pepe, Rosario Guerra. Un’intervista in cui la durezza delle risposte da parte di Guerra sottintendevano un certo livore, sia nei confronti dell’attuale amministrazione, sia contro la mente del Pd sannita, Umberto Del Basso De Caro.
Quando a marzo gli furono ritirate le deleghe, l’ex assessore fece solo un breve comunicato dicendo che se ne andava sperando che tutta l’amministrazione avrebbe registrato quel cambio di passo che in quel momento politico tutti, all’interno della maggioranza, auspicavano.
Cos’è cambiato in sette mesi? Tanto! Iniziamo col dire che Guerra nell’intervista ha cambiato opinione affermando che si trattò di un’operazione di facciata servita solo per mettere al riparo degli assessori. Ma a riparo da cosa? Da indagini della magistratura? Da eventuali arresti? Il motivo è forse riconducibile al dettato delle norme penali: se non c’è la possibilità di reiterazione del reato per la carica posseduta, viene meno anche la richiesta di arresto, rimanendo circostanziati i reati al periodo precedente. Noi presupponiamo questo, perché le parole di Guerra lo lasciano intendere. Chi sta indagando su questa legislatura? La Direzione distrettuale antimafia? La Digos? Al momento non ci è dato saperlo.

Le sue dichiarazioni lasciano intendere che lui è stato l’unico ad essere epurato politicamente perché non proveniente dall’area Partito Democratico ma dal Centrodestra. Aggregato nella campagna acquisti delle ultime elezioni, aveva “portato in dono” all’attuale primo cittadino la bellezza di 518 voti.
Si tratta proprio di quella manciata di consensi che permise all’attuale sindaco di vincere in prima battuta senza ricorrere al ballottaggio. E cosa fa Pepe? Invece di essere riconoscente ad un esponente “immolatosi per la causa”, gli toglie le deleghe. Sarebbe interessante conoscere la versione del sindaco in proposito.
L’intervista continua e il Guerra si leva altri sassolini dalle scarpe dicendo che il suo posto doveva essere preso da Nazzareno Lanni e a malincuore fu messo lui in Giunta. Poi parla dell’Amts, di cui conosce bene la situazione e dichiara tra le righe: “Che l’azienda non sarà salvata dai parcometri ne dai professori”.
Probabilmente ipotizza un possibile fallimento destinato ad avere pesanti ripercussioni sui dipendenti. Inoltre ad una domanda specifica, getta ombre sull’ormai famosa operazione dell’housing sociale di Santa Clementina confermando quello che già si sapeva: è solo un’operazione di speculazione edilizia.


L’intervista, lunga ed esaustiva, per chi è capace di interpretarla, si conclude con due dichiarazioni: la prima è che il Sindaco ha tradito il patto con gli elettori, specie quelli dei ceti popolari e poi che questa amministrazione ha un unico scopo, pur essendo composta da plurinquisiti, di arrivare alle elezioni regionali con il Comune in mano, in caso contrario sarebbe per loro “come affrontare i carri armati con il mattarello”.

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La Redazione 27 Ottobre 2013 0
Benevento

Chi governa?

Chi ha portato la città alla bancarotta? Chi ha sfasciato i conti pubblici di Benevento? Domande a risposta scontata. I responsabili di questa grande dissipazione di risorse sono tutti a Palazzo Mosti. 
Il Sindaco nel mese di marzo, sotto la pressione delle inchieste giudiziarie, ha finto di sparigliare le carte, promettendo chissà quale inversione di rotta che puntualmente non c’è stata. La decenza e la dignità della carica istituzionale, imporrebbero a Fausto Pepe la scelta delle dimissioni, perché non ci sembra in grado di determinare nessun cambiamento forte nell’azione amministrativa. A tal proposito ci chiediamo: Pepe governa ancora? E’ in grado di prendere decisioni autonomamente? A noi sembra prigioniero dell’apparato affaristico-politicante che gli ha consentito nel 2011 di vincere ancora le elezioni. 
Alcuni ex compagni di coalizione hanno cominciano a sfogarsi sui giornali, lanciando accuse pesanti e mandando messaggi in codice. Il Sindaco con astuzia non risponde e neppure è obbligato a farlo. 
Sono sufficienti i “contrassegni visivi” che il suo governo irresponsabile ha apposto sulla città: opere pubbliche incomplete, paesaggi di rovine urbane, cementificazione incontrollata, corruzione diffusa. Una situazione aggravata dalle mine sociali esplose nelle scorse settimane in un territorio dove non c’è più attività economica e tutto si regge sulla manipolazione criminale della spesa pubblica.

Sindaco cosa vuole fare? Abbandonare sarebbe un gesto dignitoso per mettere fine a questa indecorosa esperienza politica. Un atto per evitare la lenta consunzione di Benevento. E’ ancora nelle condizioni di poter decidere oppure deve chiedere il permesso a quel tizio alto, incanutito e dall’eloquio elegante che vi tiene tutti per le palle?


Vinfalco

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La Redazione 25 Ottobre 2013 0
Documenti

Come sono classificati i rifiuti

L’Italia si è trovata a dover affrontare una miriade di problemi, alcuni più gravi, altri meno. Tra i più gravi non va dimenticato quello dei rifiuti, perché, da esso si diramano altri di ancor più difficile risoluzione. 
Dall’aumento della spesa per lo smaltimento, alle varie tipologie di malattie ad esso correlato, non tutelando la salute dell’individuo e con relativo aumento della spesa sanitaria pubblica, si è arrivati ad un punto di non ritorno, dove il cittadino diventa sempre più interprete e spettatore.
Passando da un’emergenza all’altra, come spettatore, ha visto alternarsi commissari e tecnici, che hanno cercato una soluzione, al momento sembra, non trovandola. Come interprete è stato un attore sin troppo principiante. 
A causa della disinformazione hanno visto i rifiuti come qualcosa di distante, senza capire che sono anch’essi parte integrante dell’intero ciclo e quindi dell’emergenza.
Il problema rifiuti non si risolverà nel prossimo futuro e la questione va affrontata con serietà, cercando soluzioni a breve, medio e lungo termine. Nonostante i fiumi di inchiostro, le pagine, i libri, sulla questione rifiuti le idee sono ancora confuse.

Cercheremo di far chiarezza su ogni punto.

Prima domanda: come vengono classificati i rifiuti?

RIFIUTI SOLIDI URBANI:
  1. Rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
  2. Rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli del primo punto, assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità;
  3. Rifiuti provenienti dalla pulitura delle strade;
  4. Rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
  5. Rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
  6. Rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale.

RIFIUTI SPECIALI:
  1. Rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
  2. Rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’art. 184-bis;
  3. Rifiuti da lavorazioni industriali;
  4. Rifiuti da lavorazioni artigianali;
  5. Rifiuti da attività commerciali;
  6. Rifiuti da attività di servizio;
  7. Rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
  8. Rifiuti derivanti da attività sanitarie;


RIFIUTI PERICOLOSI:
  1. quei rifiuti speciali e quei rifiuti urbani NON domestici indicati espressamente come tali con apposito asterisco nel CER.Detti rifiuti sono classificati come pericolosi fin dall’origine.
  2. quelli la cui pericolosità dipende dalla concentrazione di sostanze pericolose e/o dalle caratteristiche intrinseche di pericolosità indicate nei relativi allegati alla parte IV del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.

  1. In base alla classe di pericolosità:
Le classi di pericolo dei rifiuti sono le seguenti:
    – Esplosivo
    – Comburente
    – Facilmente infiammabile (incluso estremamente infiammabile)
    – Infiammabile
    – Irritante nocivo
    – Tossico (incluso molto tossico)
    – Cancerogeno
    – Corrosivo
    – Infetto
    – Teratogeno
    – Mutageno
    – A contatto con l’acqua libera gas tossici o molto tossici
    – Sorgente di sostanze pericolose
    – Ecotossico

b) Tossici:
I rifiuti tossici sono quei materiali di scarto che possono causare dei danni o la morte a creature viventi, o che possono porre a rischio l’ambiente circostante. Generalmente si tratta di prodotti di provenienza industriale e commerciale, ma anche di uso domestico (prodotti delle pulizie, batterie, cosmetici, prodotti di giardinaggio), in agricoltura (fertilizzanti chimici, pesticidi), militare (armi nucleari e chimiche), servizi medici (prodotti farmaceutici), fonti radioattive, industria leggera (impianti di lavaggio a secco). Possono presentarsi in forma liquida, solida o liquame e contenere agenti chimici, metalli pesanti, radioisotopi e altre tossine. Si diffondono e possono facilmente contaminare laghi, fiumi e falde acquifere.

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La Redazione 23 Ottobre 2013 0
BeneventoCronache

Mani sulla città. Capitolo 1. Il Sindaco

BENEVENTO. Per evitare che la memoria “svanisca” rapidamente, abbiamo deciso di pubblicare i fatti contestati ai principali imputati, cominciando dal sindaco.
 
Scrivere di questa indagine nel suo complesso potrebbe ai più apparire fuorviante. Un’accozzaglia di informazioni riassunte, servirebbe solo a confondere le poche certezze che il cittadino beneventano ha al riguardo: il Sindaco, vari ex assessori, amministratori e dirigenti del Comune sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta. 
Si, sono stati arrestati come si evince dalle 63 pagine dell’ordinanza, ma…PER QUALI REATI? Sui giornali sono apparsi stralci dei documenti giudiziari, ma ci sembra che i fatti contestati non siano stati approfonditi. In più occasioni, agli indagati è stata giustamente concessa un’intervista, in attesa del processo per dare la propria versione dei fatti. E’ opportuno che questi fatti siano riportati. Dunque, per avere il quadro generale bisogna esaminare singolarmente tutte le posizioni degli indagati. E da chi iniziare se non dal Sindaco di Benevento? Per Fausto Pepe ci sono sei capi d’imputazione. 
 
Nell’ordinanza si legge che è stato sottoposto ad obbligo di dimora in un Comune diverso da Benevento.Ma perché? Di cosa è accusato? Vediamolo. 

Tralasciando gli articoli del codice la dicitura è la seguente: “perché in concorso tra loro e con persone non identificati, quali pubblici ufficiali, per compiere o aver compiuto atti contrari ai doveri di ufficio, ricevevano per se e per altri denaro ed altre utilità”.  
In particolare: “mentre erano in corso i lavori dell’appalto relativo al rifacimento dei marciapiedi in c.da Pacevecchia, operai di Salvatore Maggio, su richiesta di Mario Siciliano sono intervenuti presso l’abitazione del sindaco Pepe ove hanno realizzato lavori senza corrispettivo”.
Questo è il capo di accusa meno grave anche se l’ordinanza non specifica di che lavori si tratti. Mi sa che visto che ho un rubinetto che perde da un anno e sto aspettando che un idraulico si impietosisca nell’aggiustarlo mi conviene candidarmi alle prossime elezioni comunali. Se divento sindaco magari me lo faccio aggiustare anche pagando.


La seconda imputazione per il Sindaco Pepe è corruzione elettorale.

“Perché in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, per ottenere il Pepe ed il Damiano il voto elettorale, promettevano e davano utilità”. In particolare, intrattenenevano “rapporti particolari” con la cooperativa San Valentino.

La terza imputazione è concussione elettorale.

“Perché in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, usavano minacce contro i sotto indicati elettori per costringerli a votare in favore delle loro candidature”. Ma non finisce qui anche se riassumiamo il più possibile il nome del sindaco ci appare in quasi tutti gli atti sempre affiancato, all’epoca, dal fidato assessore Aldo Damiano.

La quarta imputazione è abuso d’ufficio.

“Perché nella veste di pubblici ufficiali e di incaricati di un pubblico servizio al fine di procurare a se stessi e ad altri un ingiusto profitto ai danni del Comune di Benevento e della regione Campania in concorso con altre persone, in violazione di norme di legge e regolamentazione vigente.”

La quinta è truffa in relazione agli appalti.

“Perché in concorso tra loro con artifizi e raggiri hanno indotto il Comune di Benevento e la Regione Campania in errore procurando a se stessi e ad altri ingiusti profitti in danno dei predetti Enti Pubblici. In particolare: truffa in relazione ai servizi svolti dalla San Valentino presso il parco archeologico Cellarulo. Truffa relativa all’appalto concernente il Parco Archeologico e del verde di Cellarulo”.

La sesta è falsità nei vari appalti succedutesi nel corso degli anni.


GERONIMO

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