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Cronache

Calendario giudiziario beneventano.

Teniamoci forte perché il bello deve ancora venire. Teniamoci forte perché tra Febbraio e Marzo, saranno scritti i capitoli più interessanti del romanzaccio giudiziario beneventano. Ricordate queste date che segnano l’inizio di tre processi che vedono tra gli imputati anche Fausto Pepe.

5 Febbraio. Inizia il dibattimento sull’inquinamento dei fiumi Calore, Sabato e Isclero. Imputati alcuni sindaci e altri che non lo sono più, tutti della Provincia. L’ipotesi accusatoria è quella di omissione d’atti d’ufficio e disastro ambientale. Secondo l’accusa, nonostante la mancanza di depuratori, essi hanno consentito lo scarico delle fogne nei fiumi.

20 Febbraio. Udienza preliminare dell’inchiesta “Mani sulla città”, sicuramente il capitolo più intrigante. Il GUP dovrà decidere chi rinviare a giudizio dei cinquanta indagati tra amministratori, imprenditori e dipendenti comunali. Le accuse sono gravissime: truffa, turbativa d’asta, corruzione e concussione. Per questa inchiesta furono adottati nei confronti del sindaco e di altri, provvedimenti cautelari. In particolare Pepe venne precauzionalmente allontanato per alcuni giorni dalla città, obbligato dal Gip a dimorare fuori di essa.

5 marzo.Andranno a processo, Fausto Pepe e con lui anche il presidente dell’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti della città (l’Asia), Lucio Lonardo, il direttore dell’Asia Massimo Romito, l’allora presidente dell’ex Consorzio per i rifiuti Gerardo Giorgione e il successivo commissario liquidatore di detto Consorzio Carmine Cossiga. L’accusa per gli imputati è quella di non aver fatto rimuovere dal sito di stoccaggio di Contrada Piano Borea dei liquidi misti a percolato, non impedendo così che il pericoloso liquido penetrasse nella terra.

Ci aspettano delle settimane roventi e non possiamo escludere clamorose sorprese. Sicuramente il processo più interessante è quello denominato “Mani sulla città”, che offre uno spaccato della realtà politico-sociale beneventana, al di là dei rilievi penali, molto sconfortante.

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La Redazione 9 Gennaio 2014 0
BeneventoCronache

Dove finisce la politica, incomincia un bar. Le nuove interessanti rivelaziona sulla combriccola “sanitaria” di Nunzia De Girolamo.



Questioni di bar. Il Fatto Quotidiano, rivela i nuovi contenuti delle registrazioni fatte al Ministro dell’Agricoltura quando era solo un deputato del Pdl. Dietro la rabbia contro i dirigenti dell’Ospedale “Fatebenefratelli” , definiti con garbo degli “stronzi”, c’era il problema della gestione del bar interno al nosocomio.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quella famosa riunione del 30 luglio 2012. A casa del padre della De Girolamo ci sono i vertici dell’Asl locale, Michele Rossi, Mino Ventucci e Giuseppe Pisapia (che registra di nascosto) e due stretti collaboratori della deputata, Luigi Barone e Giacomo Papa.

E’ una riunione per discutere degli affari della sanità locale e nel corso della conversazione, De Girolamo, ordina (a che titolo?) delle ispezioni con tono ricattatorio contro il Fatebenefratelli: “Facciamogli capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo”.

In questi concitati minuti si discute del passaggio di licenza del bar dell’ospedale religioso. Gestito per molti anni da una società composta dalla famiglia Liguori: il capostipite Mario già titolare in passato di un altro caffè, e i figli Franco e Maurizio. Franco Liguori è il marito della zia di Nunzia De Girolamo (ha sposato la sorella della madre). Nel 2012 Franco Liguori, non fa più parte da circa quattro anni della compagine societaria e la concessione è in scadenza. Alla fine verrà data ad una ditta individuale a nome di Giorgia Liguori. Cugina della deputata e figlia di Franco. È proprio la vicenda oggetto del colloquio a casa De Girolamo. C’è un problema di natura amministrativa-finanziaria. Riguarda la competenza dell’indennità di avviamento che si riconosce al vecchio gestore di un’attività quando ne subentra uno nuovo. La ministra si lamenta di essere stata ingannata da Giovanni Carrozza, il direttore amministrativo dell’ospedale privato. Dal tono concitato della discussione, pare che il dirigente si stia mettendo contro i desideri della congrega. Come sempre si tratta di questioni di moneta e in pratica quelli dell’ospedale non vogliono farsi carico dell’indennità di avviamento. Il Fatebenefratelli è una struttura privata convenzionata e non deve indire gare. L’impresa individuale che ha preso in gestione il bar è stata costituita nell’aprile 2012, tre mesi prima della famosa riunione.


Nelle registrazioni De Girolamo chiede “una copia del contratto”. Pisapia ricorda che se “Fra’ Pietro gli dà l’ok”, Carrozza, anche se non è d’accordo “lo fa”.

Il problema è proprio quello dell’indennità di avviamento e Pisapia lo spiega bene: “Però il problema,quello che non riesco a capire, perché anche l’altra volta, parlando con te, Carrozza non me l’ha detto e questo mi ha lasciato un attimo perplesso, è che lui vorrebbe riconoscere… Dovrebbe, secondo me, riconoscere al Fatebenefratelli una perdita di avviamento all’attuale occupante, chiamiamolo così, all’ex titolare della licenza. Perché nella licenza commerciale c’è l’avviamento. Quanto tu fai chiudere o passi allora giustamente, probabilmente Carrozza è su questo che sta puntando. Perché quelli al Fatebenefratelli il fatto di essere tirchi sono tirchi eh!”.

De Girolamo ribatte: “Sono tirchi a morire! E perciò, se tu gli crei un problema di controllo, devi vedere come diventano tirchi!” Devi vedere Fra’ Pietro come dice a Carrozza: “Accelera”!

Pisapia aggiunge: “Probabilmente loro temono che venga fatta la richiesta di avviamento, di perdita di avviamento a loro e la vorrebbero far pagare a Liguori”.

Nunzia ripete più volte: “Lo so, lo so”.

Pisapia infine precisa: “Interrompi l’attività però tu mi devi dare questi soldi. Probabilmente loro ci vogliono portare a Liguori”.


—————

Ribadiamo che Nunzia De Girolamo non è indagata per la vicenda giudiziaria relativa alle truffe e alle malversazioni nell’Asl. Le registrazioni effettuate da Pisapia sono finite negli atti di indagine della Procura di Benevento.

Restano tuttavia molti dubbi. Premesso che le amministrazioni sanitarie in Italia sono un covo di corruzione e le nomine dei dirigenti sono politiche, un deputato che riunisce i vertici dell’Asl nella propria abitazione privata, non tiene certo un cenacolo accademico sui problemi della sanità locale. Qui si parla di pressioni da fare, incarichi, affidamenti e appalti….


Siamo dunque di fronte ad un semplice passaggio di consegne: i nuovi padrini politici della sanità pubblica sannita si incontrano per marcare il territorio e far capire a tutti “chi comanda adesso”.

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La Redazione 8 Gennaio 2014 0
BeneventoDocumenti

I filmati dell’Operazione Impiccione.


LA CIA (Cittadini Impenitenti Autorganizzati), ci ha fatto pervenire un video dell’ultima missione condotta dalla squadra speciale degli agenti del Dipartimento “Burla e Propaganda”. Il nastro è stato ritrovato all’ingresso del bunker sotterraneo dove è ubicata la redazione di SR.

Il plico conteneva un documento dove si specificavano alcuni dettagli della missione denominata “Operazione Impiccione”. Tre sono gli agenti che hanno partecipato, identificati con i nomi in codice di Geronimo, Penna Insolente e Lady Oscar.

Tuttavia ci poniamo alcune domande. Perché la CIA ci ha consegnato questi materiali? Cosa vorranno dirci?




clicca qui

(Ci scusiamo per le immagini forti e il linguaggio a volte triviale.)

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La Redazione 4 Gennaio 2014 0
Benevento

IL NITRITO DELLA CAVALLINA. NUNZIA DISPONE E I SERVI DELL’ASL DI BENEVENTO ESEGUONO. LA MINISTRA “AGRICOLA”, REGISTRATA SEGRETAMENTE DA UN DIRIGENTE SANITARIO.

La Cavallina nitriva e loro prendevano appunti. Si riunivano a casa del padre di Nunzia De Girolamo, i vertici dell’Asl di Benevento, pronti a servire la nuova padrona. 
Siamo alla fine del mese di luglio 2012, all’epoca dei fatti N.d.G. era solo un deputato del Popolo della Libertà che con stile inconfondibile, già marcava il territorio sanitario. Ormai era lei a comandare e bisognava farlo capire a tutti. Peccato che qualcuno si è messo a registrare le performance oratorie dei presenti e così ci ha regalato uno spaccato sonoro dell’ordinaria gestione dell’azienda sanitaria locale.

Premettiamo subito che De Girolamo non è indagata, però quelle registrazioni nascoste testimoniano il livello gretto e la piaggeria di tutti i protagonisti.
I fatti sono noti. L’ex direttore amministrativo dell’Asl Felice Pisapia, attualmente a Salerno con l’obbligo di dimora, nelle scorse settimane ha consegnato delle registrazioni ai magistrati di Benevento che indagano per truffa e peculato nell’ambito sanitario. Probabilmente l’obiettivo dell’imputato, era quello di dimostrare come egli sia stato solo uno dei tanti subalterni che subivano ingerenze di ogni tipo all’interno del sistema.

Dalle conversazioni riportate dal Fatto Quotidiano, emerge come la principale preoccupazione dell’attuale ministro dell’Agricoltura e dei suoi seguaci, era quella di premiare gli amici e punire i nemici.

 I nastri riguardano due incontri del 23 e del 30 luglio 2012. Nel primo la discussione ruota intorno al servizio di 118. “In tutto questo si deve fare la gara?” chiede la De Girolamo. “Non la puoi fare senza?” Si discute della possibilità, secondo le parole dell’avvocato Giacomo Papa, presente all’incontro, di “bypassare la gara pubblica” perché si è preoccupati del fatto che “tra poco ci commissariano e la gara pubblica se la fa la Regione”.

All’appuntamento del 30 luglio 2012, la combriccola è tutta presente. Ci sono Michele Rossi, manager dell’Asl, Gelsomino Ventucci, detto Mino, direttore sanitario, Felice Pisapia, l’avvocato Giacomo Papa, amico di De Girolamo e Luigi Barone, portavoce dell’onorevole e ora direttore responsabile della rivista telematica del ministero “Agricoltura italiana”.

Durante la conversazione, il discorso cade sull’ospedale Fatebefratelli di Benevento, struttura religiosa convenzionata. Dopo averli apostrofati due volte come “stronzi”, rivolgendosi a Rossi dice: “Michè, scusami, al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo!
Che dire amici? 
Caratteri espressivi e formali, peculiari dei “politicastri” (non offendiamo la Politica).
——–

Vi segnaliamo l’articolo di Vincenzo Iurillo del Fatto Quotidiano, pubblicato da DAGOSPIA: clicca qui 

Per leggere l’articolo de “L’Espresso” di Claudio Pappaiani clicca qui.

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La Redazione 4 Gennaio 2014 0
BeneventoCronache

Conferenza stampa di fine anno. Ci sarebbe piaciuto….


Il 27 dicembre si è svolta la conferenza stampa indetta dal Sindaco per fare il punto sull’ultimo anno di governo. I principali argomenti affrontati riguardavano le inchieste giudiziarie che lo vedono coinvolto, le opere pubbliche avviate e la situazione debitoria, dove con un po’ di enfasi e per la verità non senza ragioni, ha rivolto accuse precise alle precedenti gestioni amministrative. Il soliloquio di Pepe ha alternato momenti di lucida analisi a momenti di pura propaganda elettorale e mistificazione della realtà.

Partiamo, come ha fatto lui, proprio dagli arresti avvenuti l’otto Gennaio di quest’anno. Non sono certamente pochi e neppure di poco conto i capi di imputazione a Lui contestati insiema con alcuni assessori passati e presenti, dirigenti e imprenditori sanniti. Si va dalla corruzione e concussione elettorale, truffa in relazione agli appalti, abuso d’ufficio e falsità. Sarà certamente la magistratura a fare chiarezza, ma le ripercussioni si sono avvertite sin dai primi giorni: nervosismo, cambi di poltrone, fino all’allontanamento di alcuni assessori che aveva portato molti voti al centrosinistra nell’ultima tornata elettorale. 

Parlando dei fondi che l’amministrazione è riuscita a intercettare per la città, ci sarebbe piaciuto conoscere dati e numeri relativi all’effettivo vantaggio per la cittadinanza, i commercianti e soprattutto per gli imprenditori nel settore edilizio. Ci sarebbe piaciuto conoscere il nome delle imprese che hanno partecipato al “lauto banchetto” e non i nomi e i numeri delle tante che solo quest’anno, hanno dichiarato fallimento non avendo ricevuto commesse. Sulla riqualificazione del quartiere Ferrovia, occorre precisare che le tante ditte appaltatrici, per lo più non sono sannite e utilizzano esclusivamente manodopera esterna.

L’intervento su Piazza Colonna è gradevole sul piano estetico, peccato che la città sia ormai isolata dai principali snodi del trasporto ferroviario e saranno davvero pochi i viaggiatori che potranno vederla. Sempre per quanto riguarda il Rione Ferrovia, sarebbe interessante capire come mai una società riconducibile ad un importante esponente dell’équipe del sindaco, si occupi “casualmente” della gestione della zona franca.

Sul Rione Libertà ci piacerebbe sapere come sono stati spesi i quasi 10 milioni di euro che, a loro dire, nel lontano 2009, furono stanziati per i lavori della rete fognaria a seguito delle prime alluvioni provocate dalle piogge torrenziali. Lavori avviati quest’anno, con un ulteriore stanziamento di fondi e con una tempistica sospetta. 
A proposito e la celebre “Spina Verde”? Al di là delle rassicurazioni e le strigliate ai suoi assessori di fronte alle telecamere, per il momento c’è solo un cantiere abbandonato.

Altro tema scottante è quello del cosiddetto “Housing sociale”, in Contrada Santa Clementina. Il sindaco non si pone minimamente il problema dei motivi di tanta contrarietà intorno a quel progetto. Il principio si può condividere, peccato che il numero degli alloggi da destinare all’edilizia sociale non è proporzionale al numero di quelli che dovranno essere costruiti. Inoltre, la ditta interessata, avrebbe l’obbligo di realizzare le necessarie infrastrutture di collegamento, il parco fluviale e tutti gli oneri previsti dalla legge. Viste le precedenti esperienze, tipo il caso Zamparini, restano molti dubbi.

Parlando dell’AMTS è stata posta l’attenzione sul fatto che solo due città in Campania hanno società pubbliche di trasporto urbano e la nostra è ancora operativa. Quello che ha omesso di spiegare è che, al di là degli sforzi, il destino dell’azienda sembra quello di portare, presto o tardi, i libri contabili in tribunale. 
Ci sarebbe piaciuto, grazie alla raccolta differenziata arrivata al 65%, oltre alle targhe e ai riconoscimenti, avere qualche vantaggio economico in termini di alleggerimento della tassa sui rifiuti. 
Ci avrebbe fatto piacere, dopo l’ennesima sviolinata retorica sull’Unesco, che parlasse delle cifre del turismo a Benevento. Abbiamo un patrimonio storico-monumentale notevole, un museo con importanti reperti archeologici e per arricchire l’offerta culturale, una serie di strutture dalle sigle esilaranti, tipo Arcos, Geobiolab e Musa, create dal Comune e dalla Provincia per sistemare amici e parenti. 
 

Milady de Winter

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La Redazione 30 Dicembre 2013 0
Benevento

Perché intestardirsi su Santa Clementina?

Abbiamo già parlato dell’accanimento con cui si costruisce a Benevento. Una smania per certi versi incomprensibile in una città piccola. Il crollo immobiliare, sia nelle compravendita che nelle locazioni, ha colpito in maniera massiccia anche qui con effetti a dir poco devastanti. Ritornando sulla questione del “costruire” stavolta facciamo luce sul progetto del cosiddetto HOUSING SOCIALE di cui tanto si è parlato in questi ultimi tre anni. 
 
426 alloggi in contrada Santa Clementina, lungo la via Appia, sopra dei terreni che la Soprintendenza di Salerno ha definito di “interesse archeologico”. Le case dovranno essere realizzate dalla Giustino Costruzioni, società che versa in una situazione finanziaria precaria.
Questo incaponirsi su un progetto illogico, nonostante le numerose denunce di cittadini, il parere contrario di molti consiglieri sia di maggioranza che di opposizione, desta molte perplessità sulla reale utilità dell’ennesimo intervento di cementificazione. Sono molti a giudicarla una pura speculazione edilizia.
Il riscontro che avrà il Comune sarà minimo al confronto dei proprietari dei terreni dove sorgeranno gli alloggi e della ditta stessa che dovrebbe procedere alla costruzione. Nei precedenti consigli comunali, la proposta di Housing sociale era stata respinta, fino a quando il costruttore (Giustino) ha diffidato il Comune a riprendere subito la conferenza dei servizi sul progetto da tempo in fase di stallo. Tuttavia nessuno sembra voler assumersi una responsabilità così grande.
 
Il settore urbanistica, dichiarando la propria incompetenza, ha scaricato tutto sul Consiglio comunale. Dal canto suo l’assise, se il progetto dovesse tornare in aula e probabilmente deve farlo, difficilmente voterà compatta.
Solo il sindaco Fausto Pepe, minacciando l’ipotesi di un maxi risarcimento alla ditta in questione, continua a credere nel progetto insieme ad una manciata di uomini a lui fedeli. L’addio degli assessori Luigi Scarinzi e Gino Abbate, non migliora la situazione da un punto di vista degli equilibri politici.
 
Rimane solo da vedere se l’opposizione riuscirà nel suo intento di ritirare la delibera del 21 dicembre dello scorso anno, quando il fu approvato. La nostra sensazione è che tutto il condizionale usato riguardo all’Housing sociale di Santa Clementina sia utilizzato in modo non giusto…. A Santa Clementina si deve costruire! Il motivo?

 

Chiedetelo al nostro Sindaco.

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La Redazione 23 Dicembre 2013 0
Cronache

All’origine del problema dei rifiuti in Campania.

Partiamo dal primo punto da cui è scaturito l’intero problema rifiuti: l’approvazione del CIP6.

Una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi adottata il 29 aprile del 1992, stabiliva gli incentivi per la produzione di energia elettrica, per tutti gli impianti alimentati da FONTI RINNOVABILI E ASSIMILATE.
La parola ASSIMILATE fu aggiunta alla previsione originaria, in sede di approvazione, del provvedimento per includere fonti di vario tipo, non espressamente dalla normativa europea in materia. Chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla al GESTORE DEI SERVIZI ENERGETICI(GSE) ad un prezzo superiore a quello di mercato.

I costi di tale incentivo vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del 6-7% del costo dell’energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette (componente A3 degli oneri di sistema). Il valore dell’incentivo CIP6 viene aggiornato trimestralmente e i valori (in €/MWh) sono pubblicati sul sito del GSE. Per il 4º trimestre 2010 l’importo era pari a 69,96 €/Mwh.
Il GSE nel 2006 ha erogato 1136 milioni di euro per gli inceneritori, 224 per il geotermico, 203 per l’idroelettrico, 196 per l’eolico e 0,04 per il solare.

In Italia, le aziende esercenti gli inceneritori di rifiuti rivendono l’energia elettrica prodotta a prezzo maggiorato in base alla applicazione del CIP6, considerando il processo di produzione come derivato da fonti rinnovabili. Questo perché in Italia, per legge, si è deciso di considerare l’incenerimento dei rifiuti come unafonte rinnovabile, al pari dell’energia eolica, geotermica, solare, ecc.
Inoltre, siamo l’unico Paese nel quale si danno incentivi alla produzione di energia elettrica per procedimento di produzione con il carbone o attraverso la combustione dei rifiuti urbani negli inceneritori (cosiddetta “termovalorizzazione”).




Le disposizioni nazionali che prevedono aiuti non differenziati (riguardanti quindi anche la frazione non biodegradabile) per l’incenerimento dei rifiuti devono dimostrare che sono compatibili con il principio della “prevenzione” della produzione di rifiuti e che non costituiscono un ostacolo al reimpiego e al riciclaggio dei rifiuti stessi.
Secondo i principi comunitari: “Lo stato di emergenza determina che alcune delle libertà fondamentali possono essere limitate e che le procedure decisionali adottate in una democrazia possono essere alterate. Il Commissario straordinario nominato dal governo per gestire lo stato d’emergenza può operare tramite procedure accelerate e in deroga della normativa vigente. Nel suo ruolo, si sostituisce a livello territoriale a tutti gli enti locali che si occupano normalmente del settore che si trova in stato” 

Questo potere enorme e perciò straordinario, è stato utilizzato per sanare una serie di abusi e ha consentito ai vari Commissari di riaprirediscariche già sature e imporle alla popolazione manu militari,  derogare alla normativa sulla valutazione di impatto ambientale, scavalcare le altre espressioni elettive del territorio e utilizzare le risorse pubbliche in maniera “creativa” (o illegale?). Nella Finanziaria 2009 il testo approvato in materia Cip6 garantisce incentivi agli impianti già autorizzati, non a quelli già realizzati, assicurando di fatto i benefici anche a quelli non ancora in funzione.

CERTIFICATI VERDI
Nel 1999 con il “Decreto Bersani” il sistema del Cip 6 è stato sostituito da quello dei certificati verdi, ma la gran parte dei vecchi contratti è rimasta attiva. Il sistema dei certificati verdi prevede che se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di un impianto tradizionale il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere ad industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.
Questa novità non migliora la situazione. Infatti sia il sistema Cip 6 che quello dei certificati verdi di fatto hanno esteso i benefici economici anche alle fonti assimilate più inquinanti, finendo per indirizzare gran parte dei soldi verso fonti, come i rifiuti, che rinnovabili non sono. Il prezzo dei certificati verdi nel 2007 era di circa 137 euro al MWh. (fonte, GSE)

Nel 2008 un certificato verde “valeva” una taglia di 62,60 euro/Mw. La Regione Campania è commissariata nella gestione dei rifiuti dal 1994, dove i poteri sono passati dal prefetto di Napoli ad un Commissario nominato dal Presidente della Regione.
Con un primo decreto si fece in modo che l’intero ciclo campano fosse gestito da una unica società. Nel 1998 il Presidente della Regione Antonio Rastrelli preparò una gara d’appalto. Nel 2000, con Antonio Bassolino presidente, vinse la FIBE, che si trovò così a gestire la Regione per intero.


Il termovalorizzatore di Acerra non venne consegnato nei tempi previsti (dicembre 2000) e i CDR da loro impiantati sul territorio regionale, non sono in regola e continuano a produrre “ecoballe” con umido e quindi inutilizzabili nei termovalorizzatori stessi. Da notare che nel 2008 gli impianti CDR costruiti dalla FIBE vennero convertiti in impianti per la semplice “tritovagliatura” e imballaggio dei rifiuti. Gli inadempimenti della Fibe hanno portato, conseguentemente ad una serie di emergenze. E su ogni situazione di emergenza, un fiume di denaro viene riversato per gestirla. Tra decreti regionali e CIP6, la Campania si trova in uno stato confusionale. Secondo voi c’è un reale interesse a far passare l’emergenza?

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La Redazione 23 Dicembre 2013 0
Benevento

Torre Biffa. Mi butto o non mi butto?

Chissà cosa avrà veramente pensato E. R. quando qualche anno fa, scelse come luogo d’addio la Torre Biffa di Benevento, si, proprio quella torretta che incontriamo lungo via Posillipo, a guardia del Fiume Calore che scorre poco sotto! Ma E.R. non è certo il solo ad aver considerato la Torre Biffa il punto di partenza per un nuovo viaggio; dopo di lui la cronaca di fine Luglio 2011 ci racconta di un tentato suicidio, stavolta di una donna. E potrebbe non finire qui. Qualcun altro potrebbe decidere di visitare la Torre con la stessa intenzione, approfittando dello stato in cui vessa quell’avamposto di antichità a guardia del fiume Calore. Eh si, perché la “Biffa”, sembra risalire ad epoca longobarda, presumibilmente VIII-IX sec. d.C. e inglobata al tempo nella cinta muraria. Nel XIV secolo subì delle modifiche con la realizzazione della parte superiore adibita poi a Colombaia. Fino agli eventi bellici del 1940-45, quel tratto di mura limitava il giardino di Palazzo “Pedicini” che affacciava sul fiume Calore.

Chi l’avrebbe mai detto, vero? Quella torre figlia del nostro bel passato è oggi schiava della modernità che ben si guarda dal prestare attenzione a un po’ di storia che dignitosamente ancora ci sorveglia e sta lì a ricordarci che qualcosa è ancora possibile fare. Sì, perché c’è ancora un po’ di tempo per rendersi conto di quanto e cosa siamo stati, solo che il tempo è mercante, e d’ un tratto potrebbe non esserci più, potrebbe toglierci la speranza di salvare ancora ciò che è rimasto. Peccato però che l’essere umano crede sempre di avere tutto il tempo a sua disposizione per operare “con calma” e fare le cose nel migliore dei modi. Ma stavolta no, non si può attendere che una classe politica attenta più ai giochi di poltrone e potere, incuriosita dal nascere di nuove ed eclatanti strutture moderne, che neanche loro sanno poi come destinare, continui, insieme alle ormai sempre assenti Istituzioni Culturali, a lasciar cadere la speranza di rivedere e rivivere i nostri gioielli di storia. E allora solo una domanda poniamo, nella speranza che qualche coraggioso trovi il tempo di rispondere: il Rione Ferrovia attualmente è interessato dal progetto di riqualificazione, per caso, e ripeto per caso, non è che è stato previsto qualche intervento di restauro, manutenzione e valorizzazione anche per la Torre Biffa? Visto che nel progetto “PIU’ EUROPA” viene citata la costruzione del Ponte Biffa e anche un intervento sul Ponte Vanvitelli, non è che avanza qualche soldino da investire anche sulla torre? Non mi è sembrato di scorgere tra le righe alcun riferimento specifico al suddetto bene, eppure nel piano si fa chiaro riferimento alla volontà da parte degli Enti di intervenire sui Beni Culturali. Ora, è vero che la Chiesa di S.Sofia è diventata patrimonio Unesco, ma noi non siamo solo questo. Non possiamo usare sempre la stessa scusa per giustificare le noncuranze dilaganti. Insomma, se siamo stati così bravi a rientrare nei “Siti Unesco”, forse dobbiamo pure fare qualcosa per esserne all’ altezza, perché la concorrenza è elevata.


Dunque, visto che Benevento gode, a differenza di altre città, di un potenziale storico-culturale, cerchiamo quantomeno di mantenerlo in vita e non farlo morire. Si tratta solo dell’ultimo degli appelli o progetti e proposte a proposito della “Biffa”. Agosto 2012, Luigi La Monaca, presidente di Ekoclub, pubblica un articolo sulla Gazzetta di Benevento, in cui propone una cooperazione delle due maggiori aziende beneventane, Alberti e Rummo, per l’ adozione della “Biffa” da parte di una di esse, o entrambe, e un successivo utilizzo della stessa da renderla così fruibile.

Nello stesso anno è assegnato a Benevento il premio Urbanistica 2012 per il progetto di “Territorio di Benevento” in cui è inserita la progettazione del nuovo Ponte Torre Biffa sul Calore, funzionale a migliorare l’accessibilità stradale alla stazione delle aree centrali e del Rione Libertà. In precedenza nel 2005, con Capogruppo Progettisti Pasquale Culotta, è stato presentato un progetto di riqualificazione e valorizzazione delle aree di Piazza Cardinal Pacca, Bagni, Teatro Romano e Calata Olivella nel centro storico di Benevento. Nella programmazione 2000-2006 ed in particolare nel P.I. “Benevento: il futuro nella storia”, era prevista oltre ad una piattaforma logistica, alla candidatura Unesco, anche il progetto e recupero del Fiume Calore. Esiste inoltre, ed è visibile anche sul web, il rilievo architettonico della Torre Biffa realizzato dall’architetto Giuseppe Ricciardi.

Tutto questo sulla carta. Ma nella realtà? Nella realtà esiste solo una torre abbandonata che funge ormai da supporto per lamiere (forse per evitare che qualcuno vi ci faccia un giro?) pannelli pubblicitari, scritte e altro. Inoltre, se prendiamo il progetto di riqualificazione urbana per la città di Benevento, bocciato dal Governo, osserviamo come tra le iniziative proposte compare la realizzazione del Ponte Biffa, tra via Grimoaldo Re e via Posillipo, ma alcun cenno viene fatto alla Torre, neanche in previsione di un restauro.

Un motivo dietro queste scelte ci sarà pure! Quale? Motivi economici? Mancanza di professionalità? Incapacità di interloquire dei vari Enti preposti alla tutela? Se siamo stati in grado di offrire ai beneventani le luminarie natalizie, i soldi da qualche parte saranno pure usciti; se si cercano le professionalità, ci sono, basta non rivolgersi sempre agli stessi attori; sulla capacità di interagire dei diversi Enti…beh…non sta a noi giudicare, ma certo non stiamo parlando di un problema di Stato, bensì di un intervento di manutenzione, restauro e tutela di un bene storico. Ma se i detti antichi sono veri e quindi la lingua batte dove il dente duole e, se il pubblico non fornisce tutte le garanzie, un’apertura all’intervento dei privati che finanzierebbe il restauro e renderebbe così la torre “fruibile”, anche come semplice luogo di belvedere, è davvero tanto difficile da realizzare?

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La Redazione 22 Dicembre 2013 0
Benevento

Come ti riqualifico il Rione

Sarà almeno un decennio che si parla di “riqualificare” il Rione Libertà?
Guardate che belle cartoline!


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La Redazione 19 Dicembre 2013 0
BeneventoCronache

Sequestrata discarica abusiva



Il NIPAF di Benevento (Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale), ha provveduto al sequestro della discarica abusiva nella zona vicino allo Stadio. 

Ve le ricordate le foto che scattate lo scorso 28 Settembre? Ecco una selezione.








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La Redazione 18 Dicembre 2013 0
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