Benevento, ultimamente, sta vivendo un piccolo timido fenomeno: più turisti. Molti non organizzati, non in gruppo, ma curiosi, liberi, con scarpe comode e occhi attenti.
Girano la città, osservano, fotografano… e parlano.
Il feedback sul patrimonio artistico e monumentale è quasi sempre ottimo. Ma – e qui arriva il “però” grande quanto una pozzanghera – tutto il resto lascia parecchio a desiderare.
Non serve uscire dal centro storico, né avventurarsi in zone “periferiche”. Basta camminare.
Magari dopo una pioggia tranquilla, gentile, di quelle che non fanno notizia.
Eppure, puntualmente, compaiono pozze d’acqua, sanpietrini rotti, crepe, avvallamenti, tombini ribelli, deflussi che decidono di non defluire.
Non parliamo di bombe d’acqua.
Parliamo di pioggia educata, di un weekend normale.
Eppure la città reagisce come se fosse colta di sorpresa ogni volta.
Il problema è che non è un caso isolato.
È un andamento.
Ogni quartiere, ogni strada, ogni angolo ha “qualcosa che non va”.
Una buca, una crepa, un rattoppo provvisorio che è diventato definitivo.
E allora fa un po’ sorridere – amaramente – sentire racconti di una città prospera, scintillante, impeccabile.
Perché basta un colpo d’occhio, nemmeno troppo attento, per vedere una realtà diversa.
Una città bellissima, sì. Ma stanca, trascurata nei dettagli, quelli che fanno davvero la differenza per chi la vive e per chi la visita.
Forse Benevento non ha bisogno di essere raccontata come “fantastica”.
Forse ha solo bisogno di essere ascoltata.
E, ogni tanto, anche aggiustata.
…. Appunti sparsi di un beneventano fuori sede,
di ritorno a casa per un fine settimana.

