La recente vicenda giudiziaria che ha coinvolto un importante esponente politico sannita ci riporta in una dimensione di rapporti opachi tra società civile, classe politica e ceto burocratico.
Certi silenzi o le parole di condanna pronunciate con voce flebile ci ricordano quanto sia problematico il rapporto con la questione della corruzione. Troppo spesso la rabbia cede il passo alla rassegnazione, ma la prima non è sufficiente e non è più consentito fare finta di niente.
La corruzione è diventata un elemento strutturale da non intendere semplicemente come un reato penale o un atto immorale individuale, ma come il sintomo di una profonda degenerazione strutturale e antropologica, dovuta soprattutto al dominio dell’elemento economico dove il profitto e l’interesse individuale prevalgono sopra ogni cosa.
Esiste una vasta zona grigia a Benevento e nel Sannio dove politica e società civile si intrecciano in una rete di corruzione e malaffare. Ad essere colpita è prima di tutto la Politica come arte e scienza della decisione, passione e contrapposizione di idee. Poi vengono colpiti tutti quei gruppi di liberi cittadini che si organizzano e non si piegano alle pressioni esterne di un ambiente corrotto.
Qui non si tratta di semplici illazioni o suggestioni ma di accendere un faro sopra quella coltre di omertà che corrode dall’interno il corpo sociale. Ogni tanto, un fatto di cronaca giudiziaria scuote dal torpore e riattiva tutto quel vasto assortimento di rabbia, lamentele, omelie cariche di moralità fino all’individuazione di un bersaglio da colpire, da accusare di tutti i mali per meglio ripulire la coscienza e favorire l’auto-assoluzione collettiva.
Ciò che viene taciuto è il fatto che questa corruzione fa comodo a tanti perché è il carburante di una mentalità secondo la quale bisogna sempre trovarsi un punto di protezione. Allo stesso modo conviene a quel segmento di società civile che tanto si indigna a fasi alterne, ma che da quel sistema opaco riceve linfa vitale.
Occorre risalire alle cause storiche di questa mentalità. È innegabile che c’è una perfetta simmetria tra l’aumento del consenso di un ceto politico e burocratico corrotto e quella fitta rete di incarichi, favori, piccole raccomandazioni. Se esistono piccoli e grandi fenomeni corruttivi è perché c’è una società civile che li accoglie e non li respinge con fermezza.
La zona grigia è come una struttura popolata da una schiera di cortigiani dove è sfumato il confine tra mutuo soccorso e reciproca intimidazione. C’è chi desidera entrare nel perimetro per godere di qualche privilegio e chi semplicemente vuole restarne fuori per mantenere più intatta possibile la propria libertà. Ed è questo drappello di uomini e donne che quotidianamente, in un territorio difficile e complicato, ci dimostrano che un’altra strada è percorribile, un altro modo di pensare e agire è possibile.
Forse assistiamo ad una fase di declino del Sannio, una lenta decomposizione delle sue élites e un lungo interregno ci attende, ma questo non significa che non ci siano nuove possibilità.
Nelle fasi di caduta emergono spesso energie vitali latenti, c’è un margine da dove originano nuove forme e soprattutto, c’è ancora chi non si è rassegnato all’idea che non si possa invertire la rotta.
