Un ponte fatiscente

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“L’ossa del corpo mio sarieno ancora
In co del ponte, presso a Benevento,
Sotto la guardia della grave mora.

Or le bagna la pioggia e move il vento
Di fuor dal regno, quasi lungo il Verde,
Dov’ei le trasmutò a lume spento”.

Così Dante nel III canto del Purgatorio ricorda il luogo in cui fu seppellito il Principe Manfredi di Svevia, all’indomani della sua morte avvenuta durante la battaglia del 26 Febbraio 1266 contro Carlo D’ Angiò. Ma chi costruì quel ponte che Dante menziona? Costituito da tre arcate, rimaneggiato nel corso dei secoli con restauri che ne hanno determinato l’aspetto attuale, Ponte Valentino si data molto probabilmente all’ età traianea, la sua costruzione sarebbe cioè in relazione alla creazione della Via Appia Traianea, inaugurata nell’ anno 109 d.C.
I lavori di restauro eseguiti durante le diverse epoche hanno permesso fino ad oggi il mantenimento in vita di un manufatto appartenente ad età romana, ma sembrano oggi vani per via dal degrado ambientale e culturale che caratterizza l’ area e di cui gli organi governativi sono a piena conoscenza, ma di cui, come sempre accade, se ne dimenticano troppo in fretta.
Calpestare una via tanto battuta (l’Appia Traianea), percorrere un ponte dalle lontane origini, è emozionante; la vegetazione affiora prorompente ai bordi e occulta la struttura architettonica; i parapetti non esistono più in diversi punti, così come le loro merlature; solo ciottoli intramezzati da un filare di erba incolta lungo l’ intera lunghezza del ponte, accompagna i miei passi. Ma ecco che alla fine del camminamento del manufatto architettonico il cuore si stringe in una morsa di dolore per il danno provocato e per l’ aberrante apparizione che si profila ai miei occhi: s’ innesta qui, calpestando questi ultimi metri di storia, un moderno aborto di ponte in cemento e ferro, causa probabilmente della caduta di una parte della sponda sinistra del monumento antico, ma anche del mutamento del corso del Fiume Calore che un tempo, per sua natura e non per volontà umana, correva sotto le antiche vestigia. Oggi il fiume corre invece ad un passo dal suo antico percorso, ma forse l’ uomo non ha potuto combattere la potenza della natura se un rivolo d’ acqua scorre di nuovo e ancora rumoroso sotto l’ arcata centrale del ponte a testimoniare l’ oltraggiata realtà storica che riemerge prepotente in quella piccola oasi di salici che ombreggiavano il cammino del fiume e dalla cima del ponte risulta tuttora visibile. Ma scendendo, oltrepassando le sponde sino a raggiungere le grandi arcate, il tempo sembra fermarsi constatando che l’ uomo non può distruggere tutto. Eppure questo non è riuscito ad affascinare la negletta mano distruttrice dell’ oggi che ha realizzato, in una zona di interesse storico, padiglioni industriali e industrie che certo non hanno come interesse primordiale la manutenzione di un bene che forse danneggia anche i loro “movimenti”.

Ma la beffa peggiore sta in quel ponte costruito a modello della struttura romana, rispecchiandone i principi architettonico – ingegneristici, ma cambiando solo i materiali per la messa in opera. A questo punto mi chiedo chi sia il responsabile di tale misfatto. Consorzio Asi, Amministrazione Provinciale, Amministrazione Comunale, Autorità di Bacino e Soprintendenza ai Beni Archeologici, un lungo elenco di colpevoli del degrado culturale. Quale di questi enti non è al corrente della situazione in cui vessa quel Ponte, costruito da Traiano e cantato poi da Dante? Non ci sono scusanti per giustificare un simile scempio. Le nostre amministrazioni sono sempre troppo prese dai loro affari politici, economici e sempre meno si ricordano che se noi siamo qui è solo perché qualcuno prima di noi ha vissuto, lottato per le nostre terre. Oggi tutti parlano di cultura come elemento da cui partire e ripartire per il rilancio territoriale e la promozione turistica, quale elemento fondante in un clima di crisi economica da cui poter trarne beneficio per una rinascita e riappropriazione soprattutto della propria identità culturale, politica ed economica! Dolci e belle parole che ammaliano solo l’ occhio innocente di chi crede ancora alle favole, ma noi a questo non crediamo più. E allora cari politici, esponenti della “cultura”, Voi che amate sporcarvi le mani per beneficio personale, provate a immergerle nel fango della storia e forse stavolta vi si puliranno davvero, senza aver bisogno di ripulirvi.
Grazie a chi nel corso degli anni ha contribuito a rovinare la nostra identità culturale.

Afrodite del Sannio