Riceviamo e pubblichiamo: da due avvocati (ma soprattutto da due mamme)

Ieri, 26 ottobre 2020, per i bambini ed i ragazzi della Campania è cominciata una nuova settimana di DAD.

Solo per loro, perché nel resto d’Italia e nel resto d’Europa(nonostante l’emergenza sanitaria in atto sempre crescente), a differenza del nostro Governatore, si è deciso di tutelare il diritto all’istruzione, considerandolo importante tanto quanto il diritto alla salute.

Onestamente riesce difficile comprendere il perché di una tale scelta, nonostante il Governatore abbia tentato di spiegarlo nei suoi ormai quotidiani show via social.

In tutta onestà tali decisioni contrastano non solo con la normativa nazionale, rappresentata allo stato dai DPCM, ma anche con le norme di buon senso e logica.

Orbene costituisce un dato di fatto che, anche alla luce di tutti i protocolli stilati ed attuati dai Dirigenti Scolastici, dal CTS e da chi di dovere, la scuola oggi sia uno dei luoghi in assoluto più sicuri e controllati.

Del resto lo stesso Presidente De Luca ha più volte evidenziato – e gliene diamo atto – la straordinaria operazione messa in atto dalla Regione Campania per un inizio scolastico in sicurezza, nonostante la difficoltà del momento: ha concesso fondi per l’effettuazione dei lavori di adeguamento alla normativa Covid, tutti realizzati; il personale scolastico, docente e non, ha seguito corsi di formazione tecnico – sanitaria e, grazie all’intervento della Regione, è stato sottoposto, per il 90%, a tamponi e test sierologici; sono stati realizzati vademecum riepilogativi ed illustrativi dei comportamenti da adottare all’interno e all’esterno della scuola e sono stati adottati tutti quegli accorgimenti atti a garantire il famoso distanziamento di un metro tra rime buccali tra gli studenti ed il personale.

La Regione ha fornito 3.000,00 euro ad ogni singolo istituto per l’acquisto dei termoscanner, oltre a fornirli essa stessa, e comunque di tutta la strumentazione necessaria a fronteggiare l’emergenza, mascherine comprese.

Quindi, chiediamo, tutti soldi sprecati????

Invero, proprio grazie all’intervento della Regione Campania, le scuole del territorio erano più che pronte alla ripresa in presenza.

Ovviamente il rischio di contagio tra i banchi esiste e non potrà mai essere assicurato il contrario, ma la scuola – alla luce dei protocolli – è più che capace, e lo ha dimostrato, di fronteggiare una eventuale positività, trattandola adeguatamente.

Deve evidenziarsi che i bambini della primaria e della secondaria di primo grado, pur di continuare a frequentare in presenza le lezioni, hanno dato prova di grande maturità e rispetto delle regole anche se a queste, a volte, sono potute sembrare eccessivamente rigide e poco elastiche.

Hanno, però, da subito capito lo stato di emergenza e la necessità del rispetto dei protocolli e delle prescrizioni, a tutela della propria salute e di quella dei loro compagni.

Senza considerare che i bambini della primaria e della secondaria di primo grado rispettano fortemente i loro maestri e professori e quindi, in tali scuole, il rispetto delle regole è assoluto.

Sono ben altre le situazioni che, al di fuori della scuola, determinano o aumentano i contagi; aperitivi, gruppi di adolescenti o adulti senza mascherina, mascherine usate male, affollamento di metro e mezzi pubblici che, ahinoi, in sette mesi dovevano essere potenziati in maniera adeguata ed invece sono rimasti quasi nella stessa situazione di sette mesi fa. Come del resto gli ospedali.

Però non si continui a dire che la chiusura delle scuole elementari e medie è stata dettata anche dall’esigenza di limitare e decongestionare i trasporti, atteso che sfidiamo qualunque genitore a mandare bambini e ragazzi dai 5 ai 13 anni da soli sui mezzi pubblici.

Non sono evidentemente questi studenti ad ingolfare i mezzi pubblici, così come non sono certamente loro a togliere la mascherina una volta varcata l’uscita della scuola.

Del resto, stante l’obbligatorietà del primo ciclo di istruzione, le suole elementari e medie si trovano in ogni paese e quartiere e non comportano un grosso spostamento di bambini e ragazzi al di fuori della loro realtà.

Nelle intenzioni dichiarate a giustificazione della chiusura scolastica in presenza, il nostro Governatore ha sostenuto, e continua a sostenere, che questa decisione è stata dettata dalla esigenza di tutelare il primario diritto alla salute che per lui – evidentemente – è preminente rispetto al diritto alla istruzione.

Ma la salute non è soltanto quella fisica, ed è opinione comune, presso scienziati e pediatri, che la chiusura delle scuole abbia avuto ed avrà risvolti psicologici negativi sui bambini, sia piccoli che grandi.

La scuola infatti non è soltanto contenuti e programmi, ma è anche e soprattutto socializzazione, confronto, amicizia ed affetti e nessuna DAD, per quanto ben fatta, potrà mia sostituire la didattica in presenza.

Sì perché, nonostante il nostro Governatore lo abbia più volte sbandierato ai quattro venti, la DAD non è didattica efficace, e non potrà mai essere equiparata alla didattica in presenza: e ciò non per una cattiva volontà o preparazione di alunni e docenti, ma perché, soprattutto a causa della inadeguatezza della rete internet, peraltro insufficiente alla luce dell’utilizzo del momento, e della penuria di dispositivi, una lezione di DAD, oggi, si sostanzia in un dialogo dove le espressioni più ricorrenti sono: “Mi sentite?” “Maestra non ti vedo … e tu mi vedi” “Maestra ci sei” Maestra mi senti” Bambini spegnete il microfono e accendete la telecamera”!!!!

E così è saltata l’ora di lezione!!!!

La cosa certa è che chi sta pagando e pagherà in modo grave ed ingiusto questa situazione, con effetti già oggi visibili ma con esiti pesanti che si paleseranno nei prossimi anni, sono i bambini e/o ragazzi in generale, ma ancor di più quelli svantaggiati o che già partono da situazioni di disuguaglianza socio – economica che vedranno crescere inevitabilmente il divario con le fasce più ricche sia economicamente che culturalmente, senza pensare ai bambini disabili che, oggi, per volontà del Governatore, si trovano in classe da soli, con evidenti conseguenze sul piano della socializzazione tanto pubblicizzata.

È poi evidente che la chiusura delle scuole solo a livello regionale, oltre a rappresentare un evidente motivo di disuguaglianza con gli studenti del resto d’Italia, comporta anche notevoli disagi in capo ai genitori; essendo questo un provvedimento locale non sono stati previsti degli “aiuti” per tutti quei genitori che devono necessariamente lavorare e che non possono seguire i propri figli, soprattutto i più piccoli, che si trovano alle prese con computer e collegamenti Internet non sempre adeguanti e funzionanti e che certamente non possono essere lasciati soli senza supervisione.Senza considerare poi quei genitori che, in mancanza di aiuti, sono costretti a scegliere tra necessità lavorative e obblighi assistenziali e spesso sono obbligati a lasciare da soli in casa bambini, anche minori di anni 10, con gli eventuali risvolti penalistici connessi a tale situazione, oppure quei bambini che, proprio a causa degli obblighi lavorativi dei genitori e della mancanza di aiuti, non si collegano alla DAD e quindi saltano le lezioni con compromissione assoluta del proprio diritto allo studio.Basterebbe chiedere alle scuole la percentuale di assenze del periodo tra didattica in presenza e DAD per rendersi conto della gravità della dispersione scolastica che tale situazione ha comportato.

E, si ripete, non perché i genitori lascino che i figli si divertano in giro, come paventato dal Ministro Azzolina in alcune interviste rilasciate agli organi di stampa, ma perché, dovendo lavorare, sono costretti a lasciarli da soli senza neanche poter contare sui nonni in quanto soggetti da tutelare.

La DAD, quindi, se può rappresentare un surrogato della didattica in presenza per un limitato periodo temporale, non può diventare la regolarità come sembra essere nelle intenzioni delnostro Governatore che, nonostante la dichiarata intenzione di adeguamento alle norme nazionali del DPCM del 18 ottobre poi confermate con quello del 25 ottobre, ad oggi non solo non ha riaperto in presenza le scuole primarie e secondarie di primo grado, ma, con l’ultima ordinanza del 26 ottobre, ha prorogato la chiusura fino al 31 ottobre.

Il nostro Governatore, addirittura, nelle interviste rilasciate ultimamente, si pregia di dichiarare di aver anticipato, in relazione alle scuole, quello che il Governo nazionale ha disposto con l’ultimo DPCM: orbene, o ci è sfuggito qualcosa, o vi è stato qualche fraintendimento con i giornalisti, atteso che il DPCM del 25 ottobre, a differenza della Sua ordinanza, ha confermato la didattica in presenza per primaria e secondaria di primo grado, quantomeno fino al 24 novembre p.v.

Ed allora, anche alla luce del vertice previsto in data odierna per la verifica della sussistenza per un ritorno in sicurezza tra i banchi, almeno per i bambini della primaria, auspichiamo che quello indicato nell’Ordinanza n. 85 della Regione Campania sia effettivamente l’ultimo giorno di DAD per i nostri figli e che dal prossimo 3 novembre anche i bambini della Campania possano tornare tra i banchi e vedere tutelato il loro dritto all’istruzione. Ciò anche alla luce del fatto che i dati epidemiologici della Provincia di Benevento, ad esempio, non sono certamente equiparabili a quelli della zona di Napoli per cui sarebbe auspicabile l’emanazione di provvedimenti differenziati in base alle condizioni epidemiologiche locali.

Ci auguriamo che le autorità politiche più importanti del nostro Paese, a cui questa lettera è indirizzata, si facciano portavoce del grido di dolore dei genitori e degli studenti campani e che i nostri politici locali, che dovrebbero rappresentare le esigenze e le istanze del territorio che rappresentano, prendano a cuore tale importantissima e preminente questione consentendo il rientro tra i banchi dei nostri figli.

Chiediamo, pertanto, a tutti i nostri Rappresentanti Istituzionali, ma soprattutto al Presidente Mattarella, di intervenire per salvaguardare il diritto dei nostri figli a frequentare la scuola in presenza.La chiusura forzata, ingiustificata e limitata alla Campania rappresenta infatti una grave sconfitta per tutti, per le Istituzioni in primis, ed anche per quei ragazzi più fragili, per quelli che non hanno una famiglia alle spalle che riesca a sostenerli anche nello studio e per quelli che nella scuola trovano un’ancora di salvezza rispetto alle problematiche familiari e quotidiane che, in Campania, sono purtroppo molto frequenti.

Da mamme, ma soprattutto da avvocati, per quanto è in nostro potere, cercheremo sempre di tutelare le esigenze ed i diritti dei più deboli, e di coloro che, come i nostri figli, non hanno voce e mezzi per farli valere.Perché non sia mai che un domani i nostri figli chiedano anche a noi conto di cosa avremmo potuto fare, e che invece non abbiamo fatto.Perché è importante che i nostri figli imparino che la vera protesta non è quella dei lanciafiamme e delle mazze contro le auto delle Forze dell’Ordine, ma che anche una penna può essere un’arma potentissima per tutelare le proprie ragioni e chiedere giustizia e che volere è potere. Sempre.

Benevento, 27 ottobre 2020

Francesca Cilento Nicoletta Camilleri