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Cronache
Home Cronache Pagina 3

Category: Cronache

BeneventoCronache

Festa del papà: ai miei figli

Ai miei figli.

Sta finendo la festa del papà…una festa a cui tengo molto essendo papà.

Ma, c’è sempre un ma: per la prima volta non l’ho passata insieme a voi e ciò mi rende triste e con un senso di vuoto. Vi ho visto nascere, crescere, vi ho cullato, cambiato i pannolini, asciugato le lacrime quando piangevate, fatto dormire sul mio petto. Ho visto cartoni animati a valanga insieme a voi. Vi ho fatto il bagno e, qualche volta, anche dato qualche schiaffo (ma penso meritati).

Ho giocato con voi, vi ho vissuto intensamente ogni attimo della mia vita. Adesso state diventando grandi e ogni giorno vi amo sempre di più con i vostri pregi e i vostri difetti sempre pronto a correre in qualsiasi momento quando ce ne è bisogno, quando avete bisogno.

Mi mancate da morire…tutti e due. Con voi non mi sono mai vergognato di dimostrarvi in ogni secondo il mio affetto che voi avete sempre ricambiato.

Adesso io sono lontano, ma vicino, ma il non vedervi tutti i giorni comunque mi fanno sentire come se mi mancasse qualcosa, come se una parte della mia vita stia vivendo senza più un significato. So che in ogni momento posso vedervi, giocare con voi, anche abbracciarvi e baciarvi ma il vivervi giornalmente è un’altra cosa…lo so.

Sull’uomo si potranno dire tante cose ma mai sul padre, e questo lo difenderò sempre contro tutto e tutti. Posso aver sbagliato, e sicuramente l’ho fatto molte volte, ma sempre per il vostro bene…mai per il mio. E voglio che lo sappiate.

La pandemia ha acuito questo senso di lontananza.

Io non mi volto mai indietro, lo detesto con ogni mio essere.

Non posso vedere foto e filmati vecchi perché mi assale subito un senso di tristezza, ma non per le cose che ho perso, ma per quelle belle che ho vissuto. Eppure ricordando le cose belle uno dovrebbe essere contento, ma io preferisco viverle nella mia mente ridendo di come giocavamo, di come facevamo le cose insieme, che sia il barbecue o andare a pesca non ha importanza. Di come giocavamo a pallone o della prima volta che ho cercato di insegnarvi ad andare in bici, con uno ci sono riuscito con l’altro no…ma fa niente non è importante.

Una sola cosa è importante nella mia vita: voi e non smetterò mai di amarvi anni luce più della mia vita. Quindi vogliate perdonarvi se vi ho fatto soffrire, e amatemi per quel che sono, un uomo dai mille difetti.

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La Redazione 19 Marzo 2021 0
BeneventoCronache

Un anno di Covid…un anno chiusi in casa (con qualche breve parentesi)

Un anno è passato, il 9 marzo scorso per la precisione l’infausto compleanno, dal LOCKDOWN annunciato dal premier Conte in tv in cui si chiudeva tutta l’Italia e gli italiani nelle case.

Fare una sintesi in un articolo sembrerebbe banale e riduttivo se non fosse che….dopo un anno sostanzialmente non è cambiato nulla.

Siamo passati dal “andrà tutto bene” e “io resto a casa” ad “andrà tutto a puttane” e “io sto uscendo pazzo a stare a casa”.

Siamo passati, estate 2020, dal libera tutti, a rinchiudiamo tutti di nuovo (settembre 2020).

Al saltare la pasqua, 2020, per riaprire d’estate (cosa che effettivamente e colpevolmente con il senno di poi hanno fatto). Abbiamo saltato i festeggiamenti natalizi con i parenti e gli amici, per poter sperare di passare la Pasqua tutti assieme, mentre alla fine la Pasqua la faremo dove l’abbiamo fatta lo scorso anno: rinchiusi dentro casa.

Siamo passati dai concerti sui balconi, ai coprifuochi notturni –la parola coprifuoco a me personalmente non piace, rievoca ciò che la nostra generazione non ha mai vissuto, fortunatamente: LA GUERRA.

All’annuncio dei vaccini, al ritiro di alcune partite dello stesso…

Intanto 4 milioni di italiani sono stati vaccinati, quasi due milioni dovrebbero essere immuni, ma i contagi, in quella che tutti chiamano terza ondata, continuano a salire.

Non è un controsenso?

E non dimentico di chi sta pagando il prezzo più alto di questa situazione, senza dimenticare i 100.000 morti naturalmente, i giovani –che con  la DAD e lo stare a casa non stanno studiando come dovrebbero. Diciamocela tutta in sincerità: la DAD è solo un banale palliativo. E’ come curare una polmonite con l’aspirina- e i tanti commercianti che in quest’ultimo anno hanno subito  e dovuto subire le conseguenze economiche dovute alla pandemia.

Il futuro? Beh data la condizione in cui versiamo dopo un anno dal LOCKDOWN non posso essere tanto fiducioso, ma la speranza è l’ultima a morire.

Nel frattempo? Io (noi) speriamo che me la cavo!

Felice Presta

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La Redazione 14 Marzo 2021 0
BeneventoCronacheNovità

Inchieste giudiziarie: Del Basso De Caro e il colpevole silenzio del Movimento 5 Stelle

La notizia è passata sotto silenzio, anche troppo, specie se qualcuno avesse potuto e voluto analizzare l’accaduto dal punto di vista politico…che poi è quello che, principalmente, interessa noi, soprattutto per illustrare in modo chiaro ciò che sta succedendo nella nostra Provincia e ciò che succederà nell’immediato futuro in vista delle prossime amministrative.

Ma andiamo con ordine: nei giorni scorsi si è saputo che l’onorevole Umberto Del Basso De Caro era indagato per un procedimento giudiziario dal GUP di Napoli relativo alla strada di collegamento dell’interporto di Marcianise-Maddaloni, uscita autostradale del casello A30 (compresa la viabilità della SS 265) quando era sottosegretario del Ministero delle infrastrutture per TURBATA LIBERTA’ DEGLI INCANTI.

In  pratica, secondo l’accusa, l’onorevole avrebbe fatto pressioni sul presidente della commissione di gara presso la Stazione Unica Appaltante del Provveditorato per le opere pubbliche della Campania, per favorire un consorzio invece che altri. Effettivamente il consorzio in oggetto era risultato in un primo tempo in prima posizione per poi essere retrocesso, dopo un esposto, al decimo posto.

Per questo il GUP ha chiesto il rito abbreviato.

Fin qui la storia che seguirà il suo corso e accerterà se l’onorevole ha commesso illeciti oppure è estraneo alla vicenda.

Il punto è invece un altro: con l’alleanza PD/Movimento 5 Stelle è caduto anche l’ultimo baluardo dei principi che hanno mosso il movimento. Nessuno si ricorda più del grido di ONESTA’ ONESTA’ e soprattutto di quanti parlamentari, caduti sotto inchieste della magistratura, furono aditati dal Movimento stesso al pubblico ludibrio? Per non parlare di quanti nel Movimento stesso furono obbligati alle dimissioni solo per aver ricevuto un semplice avviso di garanzia (tralasciando Virginia Raggi).

Beh n questo contesto pare strano che i 4 esponenti sanniti, parlamentari, del Movimento 5 Stelle eletti pochi anni fa, sommati ai due consiglieri comunali, non abbiamo speso neanche una parola al riguardo, anzi… restando in un omertoso silenzio, evitando qualsiasi commento.

Eh già…il PD adesso è un alleato (anche per le comunali) e non si devono attaccare i suoi esponenti anche per fatti giudiziari…

Cosi va la politica specie quella derivata dal populismo penta stellato che adesso, dopo essersi seduto sugli scranni del Parlamento come primo partito, appare sempre di più (anzi levo appare che è meglio) un partito tradizionalista e conservatore.

Finiti nel cassetto gli attacchi dei parlamentari penta stellati al loro collega del PD, finite le critiche a una politica inamovibile cittadina, di cui l’onorevole DE Caro è un esponente di primo piano, finito tutto ciò che era tra i fondamenti di un Movimento che, come si sta notando, è ormai destinato ad implodere.

Resta l’amaro in bocca per chi, e siamo in tanti, aveva creduto ad un rinnovamento della politica per la nostra Provincia e per la nostra città. Ma i sanniti ormai ci sono abituati e con rassegnazione sperano sempre che le prossime elezioni portino a qualcosa di buono (e sono 150 anni che va cosi).

Nel frattempo godiamoci le esternazioni anche offensive del sindaco Mastella, il covid e la zona rossa, il silenzio dei nostri politici, il governatore De Luca, la situazione sanitaria campana, i vaccini, l’economia che sta morendo. Godiamoci tutto questo nella speranza che …io speriamo che me la cavo.

Felice Presta

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La Redazione 10 Marzo 2021 0
BeneventoCronacheCulturaNovità

Insegnanti: molte non vogliono andare a scuola!

Due giorni di riapertura delle scuole secondarie (medie) e già si stanno assistendo –e i nostri ragazzi stanno assistendo- a scene isteriche da parte delle insegnanti di alcune scuole della città.

Parlo di Benevento non di Roma o Napoli.

Chi dichiara di non venire più, chi si è messa in malattia, chi ha la fobia del Covid, chi ha paura di tutto…e poi ci sono, naturalmente, quelle che ci marciano.

E non sono notizie per sentito dire…ma sono dichiarazioni che le stesse insegnanti hanno fatto in classe in più di un’occasione in questi due giorni.

Ora da giornalista, analizzando tutte le posizioni, è comprensibile un po’ di timore per il lavoro nelle scuole, ed in parte giustificabile, ma, c’è sempre un ma…COME VOGLIAMO FARE?

La didattica a distanza poteva essere, e può essere una soluzione temporanea per i nostri figli, ma non può essere quella definitiva. Anche il Governo, su pressione del ministro Azzolina, se ne è reso conto…

E adesso ci sono due fronti: i genitori che hanno paura e vogliono far continuare la DAD all’infinito (e ci mettiamo anche le insegnanti) e quelli che lottano affinché i figli ritornino con le lezioni in presenza.

La situazione va avanti ormai da quasi un anno e la DAD come già detto non può essere una soluzione definitiva.

Quale altra situazione propongono allora i genitori che non vogliono mandare i propri ragazzi in presenza?

E’ forse anche questa una delle motivazioni che sta spingendo al fenomeno dell’abbandono scolastico? O questo fenomeno è dovuto, al contrario, alla DAD e alle difficoltà riscontrate nelle famiglie per la sua attuazione?

Sono domande lecite che ogni persona si dovrebbe fare prima di dare qualsiasi giudizio.

Certo le dichiarazioni di oggi di alcune insegnanti sono molto gravi: non volete andare a scuola in presenza? Mettetevi in aspettativa e fate posto a quelle che vogliono andarci… Non volete perdere  lo stipendio? Andate a lavorare. Non ci sono soluzioni.

La situazione derivata  da questa pandemia è nuova e non si sa come affrontarla in modo da tutelare, in ambito scolastico, tutti.

Qualcuno mi ha chiamato chiedendomi spiegazioni di quel documento che fanno firmare le scuole per far tornare i ragazzi in presenza: sotto la propria (genitori) responsabilità penale.

Ho dovuto spiegare che le scuole l’hanno fatto in caso una famiglia risultasse positiva al covid e nonostante la quarantena qualcuno decidesse di mandare suo figlio a scuola… questa è l’unica spiegazione. In tutti gli altri casi sarebbe nullo qualsiasi documento.

Ma vallo a spiegare ai genitori impauriti.

La situazione è quella che è: tutti stiamo facendo sacrifici, evitando contatti, mettendoci la mascherina, non andando a trovare i genitori anziani e cosi via –e tralascio qui i sacrifici economici- anche le insegnanti devono fare sacrifici.

I nostri ragazzi sono stati un anno a guardare il computer e, in pratica nel migliore dei casi, a studiare e a seguire le lezioni al 50% di quello che si fa normalmente in presenza.

Ma adesso basta. La generazione scolastica che sta nascendo questo anno perso lo pagherà a caro prezzo…vediamo di non farlo costare molto di più.

Felice Presta

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La Redazione 26 Gennaio 2021 0
BeneventoCronache

Seconda repubblica? Meglio la prima….

Ma voi veramente credevate che dopo Mani Pulite le cose sarebbero cambiate?

A parte Craxi e qualche partito che ha solo cambiato nome (i socialisti o ex imperversano dappertutto) a livello politico-sociale-economico non è cambiato nulla.

Anzi, e fatte le dovute premesse (molto sintetiche…sennò non la finirei più), la situazione è peggiorata.

Iniziamo con la “globalizzazione”: chi si ricorda la crisi dovuta ai future americani che abbiamo pagato, a caro prezzo, noi?

Chi si ricorda di Prodi e l’euro? Chi si ricorda delle politiche fiscali, pensionistiche scolastiche ecc?

Ebbene in 20 anni, dire che la situazione sia peggiorata, è dir poco.

Non va meglio sul lato tangenti: da Pio Albergo Trivulzio alle mascherine e dispositivi sanitari il passo è breve.

Chi si ricorda dell’imprenditore che dopo il terremoto dell’aquila, intercettato, disse che adesso si sarebbe fatto una montagna di soldi?

Nessuno, la memoria degli italiani è corta.

E cosi il 4 dicembre esce il risultato di un’inchiesta  per una maxicommessa da 72 milioni di euro per 801 milioni di dispositivi… Ma va?

E le “grandi” opere, e l’inchiesta su autostrade –dopo il crollo del ponte Morandi-, e gli appalti Anas (ricordo che qui nel Sannio c’è un grosso appalto per il primo tratto del raddoppio della Telese-Cainello) cosa è cambiato?

Ogni giorni si leggono di indagini, arresti, persone inquisite per qualsiasi tipo di opere e per le più disparate, non ultime, come detto, quella sui dispositivi sanitari.

Se non ci fosse stata la crisi di Governo i giornali sarebbero stati pieni di indiscrezioni notizie, ecc sulla perquisizione e sui sequestri di cellulari, computer e tablet al ministero della Salute per il piano pandemico non aggiornato…e la notizia è solo di 4 o 5 giorni fa.

A livello nazionale, ma ancora di più a livello locale, si parla del fenomeno in forte crescita dell’usura derivante anche dalla crisi dovuta alla pandemia.

Peccato che Benevento e il Sannio già erano in condizioni economiche difficili e ciò aveva comportato un aumento del fenomeno: nel 2017 lo scrissi http://meletech-home.ddns.net/benevento-sta-diventando-la-capitale-del-riciclaggio-dei-soldi-sporchi, dell’usura ed estersioni.

Fa niente se si deve assistere a una crisi di Governo basata sul nulla, e sulla telefonata di Mastella a Calenda…o sul premier Conte che osanna l’economia cinese in Parlamento dopo che questa ci ha messo in ginocchio esportando un’epidemia globale (da cui si è ripresa in tempi brevissimi con una crescita del PIL negli ultimi mesi a doppia cifra).

E poi ci sono i cambi di attività che passano di mano molto velocemente e nessuno se ne accorge…secondo voi a cosa è dovuto?

Usura, tangenti, riciclaggio, ce ne è per tutti.

L’Italia è un paese di poeti, santi, navigatori, tangentisti, corrotti e corruttori, cosi è stato, cosi è e cosi sarà… L’importante è esserne consapevoli!

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La Redazione 23 Gennaio 2021 0
BeneventoCronache

A Mastella: io sono uno degli detrattori seriali, ma con tanti argomenti però

In questo periodo cosi difficile per tutti noi avevo deciso, da un po’ di tempo a questa parte, di non parlare più del nostro Sindaco: Clemente Mastella

Vari motivi mi avevano portato a questa decisione tra cui, quello più importante, era stare vicino alla gente e risolvere i piccoli e grandi problemi derivanti dal Covid e dalla situazione che questa pandemia ha creato. La politica e le esternazioni da delirio di onnipotenza del nostro Sindaco sono passate, naturalmente, in secondo piano.

Ho lasciato passare senza alcun commento il discorso di fine d’anno (a reti locali unificate, come il Presidente della Repubblica) di Mastella (anche se mi veniva da ridere in quei due minuti  che ho, distrattamente, guardato), ma le dichiarazioni di ieri mi hanno fatto leggermente alterare (eufemismo naturalmente).

Adesso vi spiego il perché: negli ultimi giorni il Sindaco è stato attaccato sui costi del servizio telefonico ( quello GRAZIE al quale ci arrivano le telefonate preregistrate all’ora di pranzo e per due minuti stiamo ad ascoltare un vecchietto che ti dice di stare a casa…) e sul rimborso come Sindaco (del quale aveva detto che sarebbe stato devoluto al Comune stesso  ed  invece, lo ha detto lui, lo intasca al 50%).

A questi due attacchi ha reagito come solo lui sa fare.

Ha detto che lui attua una buona Amministrazione, che ha sempre fatto tutto per la città ed i pochi che sono contro di lui sono “detrattori seriali”, sempre gli stessi e con pochi argomenti da mettere sul piatto contro la sua Amministrazione.

E qui mi tornano in mente le sue esternazioni a palazzo Mosti sui consiglieri comunali definiti “succhia ruote” o “arraffa arraffa” .

Visto che tra i detrattori seriali ci sono anche io e di argomenti sull’Amministrazione Mastelliana ne ho un’infinità (potrei  tenere un seminario sull’argomento!) provo, in questo articolo, a riassumere i contorni di questi 4 anni di Clemente Mastella Sindaco.

Il suo primo atto è stato dichiarare il dissesto finanziario dell’Ente, peraltro IMMEDIATO senza neanche analizzare o visionare per bene le carte ed eventualmente salvare il salvabile. I suo secondo atto è stato, per la sicurezza delle scuole, chiuderle per farci una pitturazione e riaprirleaffermando che fossero sicure (il che, come tutti sanno, non era vero).

Ha inaugurato il Ponte San Nicola per poi chiuderlo e riaprilo a fasi alterne fino a che qualcuno non gli ha detto che detto ponte, come avevo scritto già 5 anni fa, aveva problemi strutturali. Il ponte sta ancora li con il divieto di passare per mezzi pesanti (che non fa rispettare nessuno)e con, a suo dire, un finanziamento in corso per rifare il ponte che però non è mai partito.

Ha poi inaugurato, fascia tricolore in primo piano, un sacco di opere pubbliche…peccato che queste erano state progettate e realizzate dalla precedente Amministrazione e solo il caso ha voluto che fossero completate all’inizio del  suo mandato.

Ha messo dirigenti nei posti dove non ci sarebbero mai dovuti stare (caso Castracane oggetto grazie a questo giornale anche di un’interrogazione parlamentare che ha comportato l’immediata revoca del dirigente (assenteista) in questione. Altri dirigenti, da lui messi, sono stati poi dichiarati inidonei  ed altri ancora, in posti di comando, sono stati collocate persone che non avevano titoli e qualifiche per stare li… ma questa è un’altra storia.

Ha detto di aver risolto il problema del Malies (cambiandogli addirittura nome in Benies) e stanziato un milione di euro per la sua riapertura. Ma come anticipato più volte da questo giornale la soluzione era molto più complessa, ma, naturalmente, lui non lo sapeva.

Si è vantato di aver “illuminato” i monumenti, con un’operazione grottesca di video e suoni che hanno rotto le ….a molti, per poi finire, il tutto, nel dimenticatoio. Si è fatto dare i soldi dall’amico Della Valle, la fabbrica di scarpe no eh, ed ha poi realizzato l’illuminazione dell’obelisco in piazza Papiniano (che non funziona). Ha imposto il divieto per le biciclette al corso Garibaldi, ma non per i pusher che sfrecciano tranquilli…

Ha inaugurato una scuola, la Bosco Lucarelli, il cui recupero, grazie a Sannio Report era iniziato 4 anni prima, a piazzale Catullo, venendo il giorno dell’inaugurazione a prendermi in giro (o pensando di poterlo fare per davvero…) insieme ai dirigenti del fatto che, nonostante i miei scritti,lui l’aveva fatta aprire. Benissimo, sapete cosa gli risposi? “Ve la devo far chiudere fra 5 minuti visto che lo stabile non ha neanche l’allaccio fognario?”.

E se ne è andato “alterato”.

Potrei continuare all’infinito parlando del cambio di Assessori, epurati, allontanati e poi richiamati, defenestrati…ma vi giuro fare nomi mi è particolarmente difficile perché ne ha cambiati talmente tanti che per ricordarmi le deleghe devo andare per forza sul sito del Comune.

Potrei citare tante altre cose: ad esempio la grande illuminazione natalizia dello scorso anno (che figura di….alla Emilio Fede), i concerti, città spettacolo –volutamente in piccolo- ma l’articolo, di per se lungo, diventerebbe lungo assai. E, visto che l’attenzione del lettore sulle notizie ed articoli online è di 3 minuti circa,evito di dilungarmi.

Insomma tutta la sua Amministrazione condita dal: “io sono io, e voi non siete un ca…” (citazione dal Marchese del Grillo). “Io ho la mia storia politica, sono stato Ministro, Sindaco, Sottosegretario, Deputato, Senatore, Giornalista, se alzo il telefono mi rispondono tutti, sono in contatto con tutti, io sono buono, bravo e bello.”

Sindaco sarai (sarai stato) anche buono, bravo e bello…ma per questa città non è che hai fatto molto.

Vi basta qualche argomento messo in campo da uno dei detrattori seriali o volete che continui?

Felice Presta

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La Redazione 12 Gennaio 2021 0
BeneventoCronache

Quando un stato democratico crea disparità di trattamento (nel commercio)!

Chi legge questo giornale sa che sono sempre stato critico nei confronti di questo Governo, né migliore né peggiore dei precedenti, riguardo alle misure economiche elargite da marzo fino ad oggi.

Sono stati spesi miliardi senza nessun beneficio reale all’economia della nazione, e non lo dico certo io, piccolo giornalista di provincia bensì insigni economisti che al riguardo hanno stilato, nel corso del tempo, tabelle, statistiche ecc.

Non voglio ritornare su questo argomento, non voglio annoiarvi, ma in questo articolo mi preme sottolineare un punto preciso derivante da tutte queste misure messe in campo senza un’idea ben precisa: la disparità di trattamento tra cittadini, tra attività commerciali e cosi via.

Disparità dovuta, riguardo alle attività commerciali, al famoso codice ATECO (classificazione adottata dall’istituto nazionale di statistica italiana per le rilevazioni economiche).

Ci sono molti punti che non vanno e vedo, giusto per dare un’idea, di sottolinearne qualcuno.

Codice ateco

47.2 – COMMERCIO AL DETTAGLIO DI PRODOTTI ALIMENTARI, BEVANDE E TABACCO IN ESERCIZI SPECIALIZZATI

47.21 Commercio al dettaglio di frutta e verdura in esercizi specializzati
47.22 Commercio al dettaglio di carni e di prodotti a base di carne in esercizi specializzati
47.23 Commercio al dettaglio di pesci, crostacei e molluschi in esercizi specializzati
47.24 Commercio al dettaglio di pane, torte, dolciumi e confetteria in esercizi specializzati
47.25 Commercio al dettaglio di bevande in esercizi specializzati
47.26 Commercio al dettaglio di prodotti del tabacco in esercizi specializzati
47.29 Commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari in esercizi specializzati

 

Questo riguarda un settore, quello del commercio al dettaglio, di prodotti alimentari. Benissimo….ma ad esempio com’è possibile che un panificio che fa anche torte e dolciumi può stare aperto e venderli e una pasticceria no? Oppure perché viene parificato l’esercizio di un supermercato, che vende una quantità di prodotti enorme, ad un negozio di dolciumi. Tutti e due stanno aperti, ma per il secondo il danno derivante dalle restrizioni governative –e aggiungiamoci anche quelle sclerotiche del governatore De Luca e del sindaco Mastella- è enorme e non vedrà mai un euro di ristoro.

Di casi citati come questo ne potrei citare a migliaia, se poi a questo aggiungiamo anche i “furbetti” che in barba alle regole le aggirano facendo come gli pare –causando quella che una volta veniva definita ILLECITA CONCORRENZA- l’opera è completa.

In buona sostanza, e per semplificare ci sono attività commerciali che hanno i ristori adeguati al danno delle restrizioni imposte, altri che hanno ristori inadeguati alle restrizioni imposte e altri che non hanno nessun diritto ai ristori nonostante i danni derivanti dalle restrizioni. In uno stato democratico e liberale, che dovrebbe mettere tutti sullo stesso piano, questo grado di iniquità è tollerabile?

Per me no…e prima o poi qualcuno se ne accorgerà e ne vedremo delle belle.

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La Redazione 23 Dicembre 2020 0
Cronache

Coronavirus, tragedie e farse

La soglia psicologica è stata superata, con l’ormai solita enfasi mediatico-sensazionalistica. Pure la pazienza è andata a farsi benedire. Il covid 19 avrebbe fatto più vittime della Seconda Guerra Mondiale. Solo che l’avrebbe fatto in dieci mesi e non in cinque anni. Più dei deserti africani, più delle bombe anglo-americane e del durissimo inverno sul fronte russo o sopra i monti della Grecia.

La storia è un contenitore di parallelismi, ma servirebbe più affidabilità nella narrazione e meno confronti con tragedie terribili che la nostra generazione per fortuna non ha conosciuto.

C’è purtroppo una costante in questo Paese che fatica a diventare nazione, nonostante i desideri dei padri del Risorgimento: l’Italia è arrivata ai grandi appuntamenti della Storia, quasi sempre impreparata, con classi dirigenti non all’altezza degli eventi e una struttura statale fragile. Oggi come ieri, la guerra al coronavirus come proiezione delle guerre combattute e quasi mai vinte.

Nella tragedia l’Italia è sempre capace di metterci un tocco di farsa. Ad arrivare impreparati di fronte all’impatto della pandemia è stato mezzo mondo ma, quello che è successo in Italia era difficilmente applicabile in qualsiasi nazione occidentale.

Proclami, rassicurazioni, prediche paternalistiche, scenari ottimistici, quadri apocalittici, una sequenza interminabile di decreti e l’utilizzo di strumenti legislativi con continue correzioni di rotta. Siamo passati dall’andrà tutto bene al non andrà troppo bene, fino al chiudiamo tutto e apriamo tutto. Contraddizioni di ogni tipo e territori gestiti come signorie, con protagonismi di ogni specie. Divisi alla meta, indecisi su tutto, secondo tradizione.

Giusto per non farci mancare niente: comitati che spuntano come funghi, più per coprire magagne e responsabilità, esperti di ogni risma sempre in televisione fino alla definitiva affermazione di ogni teoria scientifica. Il potere mediatico pronto a fare da grancassa propagandistica, a spettacolarizzare fino all’inverosimile ogni sofferenza, ogni opinione. Immagini e storie di vivi e morti, impaginati e visibili ad ogni ora, descritti con l’apoteosi del dettaglio, fino all’anestesia totale del segno e dei significati. Il pensiero critico spento o addomesticato dalla falsa contrapposizione tra due idiozie fanatiche, quella dell’allarmismo fanatico e quello della negazione irreale. Jean Braudillard nel 2003, scrisse “Power Inferno” con riferimento all’attentato delle Torri Gemelle e alle forme di terrorismo simbolico. Qui ed ora siamo allo spettacolo della malattia, ad uso e consumo del cittadino-lettore-spettatore con la ripetizione compulsiva del clic. La realtà viene sospesa e accantonata a seconda del messaggio politico da far passare.

Il nemico virus richiede quelle qualità che forse storicamente difettano all’Italia smarrita e impaurita, fragile in tutte le componenti sanitarie, economiche e sociali, che sembra applicare il fatalismo cosciente alla realtà.

Nella partita col covid-19 ci sono calciatori di primo livello e mediocri spacciati per fuoriclasse e troppa tifoseria velleitaria osannante o irridente, a seconda di dove soffia il vento delle rivalità.

Nella mancanza di coraggio, di scelte mirate anche se impopolari, nel gioco dei divieti e delle concessioni disegnati con la tavolozza dei tre colori, giallo, arancione e rosso, vince proprio l’ultimo, quello della vergogna di chi guida una nazione che ha esaurito orgoglio e sopportazione in primavera, quando era stato chiesto uno sforzo enorme in cambio della fine di qualcosa che nessuno poteva né promettere né assicurare.

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La Redazione 18 Dicembre 2020 0
BeneventoCronache

Un grido disperato: riceviamo e pubblichiamo

Caro direttore, le scrivo questa lettera perché so che lei, cosi attento alle problematiche, la pubblicherà (magari correggendola un po’, non sono un giornalista).

Sono arrabbiato (cambiato il termine n.d.r.) perché da marzo non solo sto in cassa integrazione a mesi alterni, ma adesso anche a giorni alterni.

E come me un sacco di amici, parenti stanno nella mia stessa condizione. Seguo con attenzione i telegiornali per vedere se siamo giallo, rossi, arancioni o arcobaleno. E tutto ciò non è possibile.

Ci sono numeri alti di contagio? Benissimo, si chiuda tutto ma il Governo ci dia la possibilità di campare dignitosamente.

Il Governo ha paura dei disordini sociali che possono derivare dalle chiusure, e quindi da una grande crisi economica? Ci dia allora la possibilità di lavorare.

Una via di mezzo, come quella che sta attuando adesso non èpiù possibile per lavoratori autonomi, partite iva, commercianti ecc.

E lasciamo stare il fatto che per sanificazione a atrezzature varie, per poter lavorare, il Governo ha fatto spendere tanti soldi, ad esempio ai ristoratori, senza poi dargli modo di lavorare

Cosi non si vive più, e non saranno certo quei quattro soldi, cosi enfatizzati dai media, dei decreti ristori (ter, quater) a permetterci di continuare ad avere speranze nel futuro.

Sono italiano, campano, beneventano e sannita, ma in questo momento non mi sento di appartenere a nulla se non alla classe di quelli che se la stanno vedendo nera…e se il detto “quando buono buon più nero della mezzanotte non può essere”, detto che si usa dalle nostre parti, poteva avere ancora una valenza, adesso ogni giorno diventa sempre un po’ più buio della mezzanotte…

E poi vedo che i dipendenti statali scioperano per il contratto di lavoro scaduto, e vengo a sapere che ci sono petizioni in giro perché gli stessi si lamentano che non ricevono i buoni pasto.

Come mai?

I sacrifici li devono fare solo una parte della popolazione mentre gli altri urlano a squarciagola che si deve stare chiusi in casa finché non passi tutto avendo lo stipendio assicurato?

Mi pare di cogliere, ma forse mi sbaglio, una piccola disparità di trattamento…

Ci aprono, ci chiudono.

Adesso poi ci stanno tenendo buoni con la futura campagna vaccinazioni. Tutti i TG ne parlano costantemente come la soluzione definitiva (speriamo) mentre noi vaghiamo nel buio di una notte che sta diventando interminabile e insopportabile.

Speriamo, chi resisterà di noi, di vedere la luce…

Almeno adesso in questa situazione il governatore De Luca ha finito di sparare cazzate dalla sua scrivania, rendendosi conto della polveriera che ha sotto i piedi.

Cosa che il nostro sindaco, Mastella, ancora tarda a rendersene conto. Spende 50.000 per le luci e poi dice che dobbiamo stare tutti a casa. Scusate sindaco, e stavolta ve lo dico in dialetto: “ che cazz adu mis’ a fa?”.

Ho fatto l’albero e il presepe per i bambini e chiedendovi scusa per il mio sfogo vado a giocare e a ridere con loro. Perché, e ne sono convinto, che sono proprio loro che pagheranno il prezzo più alto di tutta questa situazione. Il loro futuro è ancora più buio del mio, ma, paragrafando un film di successo…”speriamo che ce la caviamo”.

Grazie!

N.d.r.: la foto è presa da internet e non ne conosciamo l’autore. Se qualcuno ne è il proprietario saremo ben lieti di mettere il suo nome, o, nel caso non voglia la pubblicazione di levarla e sostituirla con un’altra immagine. Noi l’abbiamo messa per far vedere e far capire ciò che è successo in questi mesi e questa vignetta lo riassume bene.

Felice Presta

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La Redazione 17 Dicembre 2020 0
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Il rapporto Censis 2020: vecchi e nuovi problemi

 

Il rapporto Censis 2020 ha dato molte conferme e ha tracciato un quadro della situazione dalle tinte fosche: Italiani prigionieri della paura, pronti a cedere ogni la libertà in cambio della salute, dipendenti dalla “bonus economy” (trasferiti in media 2.000 euro a testa a un quarto della popolazione), poco spirito d’impresa e uno scetticismo diffuso verso le istituzioni nazionali ed europee. Cosa resterà dopo lo stato d’eccezione? Quella descritta è una nazione in profonda crisi e con scarsa proiezione verso il futuro.
La lettura del documento lascia una sensazione di inquietudine e dà ragione a tutti coloro che in questi mesi difficili non hanno smarrito il senso critico. La pandemia ha accelerato alcuni processi, ha evidenziato una serie di fragilità del sistema produttivo, ha convalidato il cattivo funzionamento della pubblica amministrazione. Le classi dirigenti sono incapaci di smuovere le energie migliori del paese, che pure esistono a si fanno valere in molti campi. Gli italiani sono impauriti e una grande responsabilità l’ha avuta una comunicazione confusa e ansiogena e una serie di provvedimenti economici che hanno disperso il denaro senza investimenti nel lungo periodo con l’illusione di accontentare un po’ tutti. E gli italiani accettano ormai tutto, asserragliati in casa, rifugiati in un privato che non è nemmeno rassicurante, nel tentativo vano di sfuggire all’ondata della contemporaneità. Forse è il colpo finale di un lungo e lento declino.
Nel documento si utilizza l’immagine della ruota quadrata che non gira e avanza a fatica, con uno sforzo disumano per ogni quarto di giro compiuto, tra pesanti tonfi e tentennamenti. Mai lo si era visto così bene come durante quest’anno eccezionale, sotto i colpi dell’epidemia. Privi di una guida sicura in un momento difficile, capace di fare da collante delle comunità, il nostro modello individualista è stato il migliore alleato del virus, unitamente ai problemi sociali di vecchia data, alla rissosità della politica e ai conflitti enti istituzionali.

Il Censis ricorda ancora una volta come si sia allargata la distanza tra i garantiti e i non garantiti. Per l’85,8% degli italiani la crisi sanitaria ha confermato che la vera divisione sociale è tra chi ha la sicurezza del posto di lavoro e del reddito e chi no. Su tutti, i garantiti assoluti, i 3,2 milioni di dipendenti pubblici. A cui si aggiungono i 16 milioni di percettori di una pensione ‒ una larga parte dei quali ha fornito un aiuto economico a figli e nipoti in difficoltà: un “silver welfare” informale. Poi si entra nelle sabbie mobili: il settore privato senza adeguate protezioni. Vive con insicurezza il proprio posto di lavoro il 53,7% degli occupati nelle piccole imprese, per i quali la discesa agli inferi della disoccupazione non è un evento remoto, contro un più contenuto 28,6% degli addetti delle gran-di aziende. C’è inoltre, la moltitudine dei più vulnerabili: i dipendenti del settore privato a tempo de-terminato e le partite Iva. C’è poi l’universo degli scomparsi, quello dei lavoretti nei servizi e del lavoro nero, stimabile in circa 5 milioni di persone che hanno finito per inabissarsi senza fare rumore. Infine, i vulnerati inattesi: gli imprenditori dei settori schiantati, i commercianti, gli artigiani, i professionisti rimasti senza incassi e fatturati.
Nel magmatico mondo del lavoro autonomo, solo il 23% ha continuato a percepire gli stessi redditi familiari di prima del Covid-19. Se il grado di protezione del lavoro e dei redditi è la chiave per la salvezza, allora quasi il 40% degli italiani oggi afferma che, dopo l’epidemia, avviare un’impresa, aprire un negozio o uno studio professionale è un azzardo e ‒ nel Paese dell’autoimprenditorialità ‒ solo il 13% lo considera ancora una opportunità.

Uno degli effetti provocati dall’epidemia è di aver coperto sotto il drappo della paura e dietro le reazioni suscitate dallo stato d’allarme, le nostre decennali vulnerabilità e i nostri difetti strutturali, del tutto evidenti oggi nelle debolezze del sistema. L’epidemia ha calato giù il sipario: i vecchi problemi sono pronti a ripresentarsi nel futuro più gravi di prima.

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La Redazione 14 Dicembre 2020 0
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