L’obbligatorietà della mensa scolastica è una scelta suicida

Essere critici nei confronti dell’amministrazione targata Clemente Mastella non è difficile.
Qualsiasi cosa si faccia per risolvere qualcuno, non dico tutti, dei problemi della città, in un senso o nell’altro sembra sempre un problema risolto (secondo loro) in maniera “rabberciata”.
Partiamo dalla mensa scolastica: annoso problema cittadino che non è mai riuscita a mettere d’accordo nessuno, genitori, figli, scuole, docenti e…amministrazione.
In consiglio si è votata l’obbligatorietà della mensa scolastica. Cioè nessuno potrà mangiare altre cose, nella scuola, se non quelle fornite dalla mensa.
Una scelta opinabile e per molti aspetti “suicida” non fosse altro guardando i numeri: dai 2000 pasti forniti giornalmente fino a qualche anno fa si è passati, lo scorso anno, ai 300. Un calo enorme dovuto anche alla strumentalizzazione che “sul caso mensa” qualcuno fece.
Non ritorno sulla questione perché se ne è parlato già abbastanza e ognuno qui in questa città sembra avere la soluzione al problema, compreso Mastella, senza però mai riuscire a metterla in pratica (un centro cottura decente).
Ora la scelta dell’obbligatorietà, e lo dico a due mesi e mezzo dall’inizio della scuola, comporterà sicuramente due cose: 1) la diminuzione delle classi a tempo pieno (che già negli scorsi anni per questo motivo sono diminuite in maniera enorme 2) polemiche con denunce alla magistratura in merito all’”obbligatorietà della mensa scolastica.
L’obbligatorietà, stabilita a palazzo Mosti, va contro una serie di sentenze, contro una serie di atti, e contro il buonsenso, e ciò pone un problema gestionale. Certamente il sindaco vedendo quello che è successo lo scorso anno non vuole “rimetterci” più di tanto, ma una decisione cosi drastica (imposizione) non potrà che indispettire tutti data anche la mancanza di fiducia nella mensa esterna.
Come già dissi all’inizio dello scorso anno sarebbe stato meglio risparmiare soldi, e trovare il residuo per attrezzare e riattare il centro di cottura di Capodimonte. Era la scelta più logica, che non avrebbe scontentato nessuno. Invece si è voluto a tutti i costi fare un bando (uguale a quello degli anni precedenti), assegnare a una ditta la mensa esterna, per poi farla cessare 3 mesi prima della fine della scuola.
A che pro?
Per far incazzare tutti?
Beh pare che ci siano riusciti e anche bene.
E le prospettive per il nuovo anno scolastico non sono diverse. Tanto più che non si sa ancora quale ditta provvederà alla ristorazione, i termini, i modi ecc ecc.
E poi diciamocela tutta: dopo tanti anni, sul territorio, la Ristorò era l’unica a possedere strutture e mezzi per poter arrivare a fornire i più di 2000 pasti giornalieri alle scuole.
Lasciamo stare come e in che modo, se ne è ampiamente parlato.
Ma dopo tanti anni chi altri era attrezzato a poter svolgere questo servizio?
Nessuno!
E come si pensava di poter fare una volta tolto di mezzo la Ristorò riguardo alla questione mensa?
Nessuno si è posto il problema, nessuno ha pensato ai risvolti pratici e si è giunta a questa impasse che dura ormai da 3 anni.
Si fosse partiti subito con il riattare il centro di cottura di Capodimonte, oppure di riattivare uelle esistenti nelle scuole, si sarebbe risparmiato tempo, denaro e polemiche. E soprattutto si sarebbero chiesti sacrifici a genitori e figli in vista di un miglioramento della qualità di un servizio primario.
Invece….invece qui si va avanti a tentoni, cercando di fare scelte che non scontentino nessuno, ma che alla fine scontentano tutti. Per governare una città come Benevento, dove ognuno fa uello che gli pare, non è semplice (vedi prostituzione, parcheggi abusivi, lavori pubblici eccetera), ma lasciare che tutto vada come dovrebbe andare, senza intervenire in maniera drastica alla radice del problema, non è una soluzione, ma un ulteriore problema.
E lasciamo stare le ALTRE, ma parliamo di questa Benevento, della nostra città. E cerchiamo TUTTI di renderla più vivibile, più attenta ai bisogni dei cittadini, mettendo magari da parte le divisioni politiche e sedendo intorno a un tavolo dove finalmente si riesca a risolvere il problema e non , come si è sempre fatto, a nasconderlo sotto un tappeto!

Felice Presta