L’insostenibile desiderio di vivere (a modo tuo) nonostante le imminenti elezioni.

28 Gen

Gli stereotipi, le convenzioni, il voler a tutti i costi indossare maschere ogni giorno solo perché “si deve” e non perché tu lo voglia è uno dei dogmi di questa società.
Dove regna tutto fuorché la lealtà, la coerenza, la trasparenza, l’onestà.
E’ un mondo per lupi o squali, non certo per persone “normali” o persone “non uniformate”; parafrasando un celebre film di Totò, l’umanità si può dividere in uomini o caporali, dove questi ultimi sono quelli che comandano, che decidono, che vessano i primi fino a farli sentire inutili ed estranei alla società.
Ma negli uomini, in quella categoria, ci può essere la sottocategoria: quella degli uomini, mezzi uomini, ominicchi, i piglianculo e i quaquaraqua fatta da Leonardo Sciascia….
Appartenere ad una sottocategoria di queste non fa che umiliare lo stato delle persone, perché non tutti sono uguali (fortunatamente, e penso al mio caso personale, se ci fossero due di me su questa terra il mondo imploderebbe perché non riuscirebbe a sopportarci), non tutti hanno coraggio, non tutti esprimono i propri pensieri, non tutti dicono ciò che gli passa per la mente, tutti indossano, come detto, maschere per proteggersi personalmente e dalla società.
Non è una colpa, ma un dato di fatto.
E chi non appartiene a nessuna delle categorie suddette? Beh quello è il caso ancora più complicato, perché non solo è estraneo alla società, ma viene addirittura additato come “rivoluzionario”, nel migliore dei casi, o come testa di cazzo nel peggiore…
Io faccio parte delle “teste di cazzo”!
E poco importa alla gente se il soggetto in questione si senta sempre e comunque fuori posto, che il soggetto cerchi di contenere la rabbia per ciò che vede ogni giorno, impotente di fronte ai problemi che lo circondano, che attanagliano le persone vicine, quelle più lontane o quelle addirittura estranee.
La sensazione di impotenza si accresce ogni giorno, e ogni giorno il fardello diventa più pesante fino a divenire insopportabile, fino a divenire talmente pesante che si perde il sonno, l’appetito, la gioia delle piccole cose e diventa tutto nero e buio.
Depressione? Può darsi….per chi ha un carattere debole, ma chi lo ha forte, fortissimo?
Rabbia, solo rabbia, controllata dal briciolo di razionalità che magari ancora uno ha, ma sempre pronto a esplodere come una bomba atomica al cospetto di qualsiasi situazione, dalla più banale alla più grave.
E come indirizzare in modo salutare tutta questa rabbia?
Già, come fare?
Contro qualcosa o qualcuno da combattere? Non servirebbe a molto, perché quello che vede il soggetto non lo vedrebbero gli altri, perché non hanno fatto lo stesso percorso di vita o perché non hanno il tuo carattere o perché semplicemente non vogliono vedere, e alla fine combatteresti sempre da solo.
Faccio un esempio dai titoli dei giornali di fine anno: “Lo Stato aumenta le tasse”, “lo Stato ci vessa”, lo Stato aumenta le tasse per salvare le banche….
Scusatemi una domanda, ma lo Stato chi o cosa è?
Non siamo noi tutti? E allora perché ci sodomizziamo da soli?
Perché cosi vanno le cose da sempre e cosi sempre andranno, senza che niente e nessuno potrà cambiare lo status di cose?
E allora, ad esempio, che andiamo a fare a votare se sappiamo già che chi andrà li farà sempre e solo gli interessi personali, degli amici banchieri, delle grandi lobby, dell’Unione Europea, della finanza eccetera?
Tanto vale che rimaniamo in casa a vederci un bel film oppure a parlare in famiglia, o andandoci a fare una birra con gli amici che, queste si, sono cose che valgono di più.
Pensavo, negli anni 90 e poi nel 2000, che ci fosse un limite al peggio, ma devo confessarvi, con un pessimismo galoppante, che il peggio deve ancora arrivare e che probabilmente arriverà presto e con esso uno stravolgimento della società che conosciamo e in cui siamo cresciuti.
Questo almeno per ciò che riguarda le generazioni “vecchie”, le nuove sono rincoglionite dagli smartphone e dalle consolle, per cui non hanno più tempo per pensare a queste sciocchezze, salvo ritrovarsi diplomati o laureati a casa senza fare un cazzo perché non c’è lavoro, perché non c’è più nulla.
E allora ritorna il soggetto non appartenente a nessuna delle categorie iniziali, che con casualità di tempo, di cose e di persone, inizia un percorso…e riesce ad aggregare persone, e anche se con difficoltà anche a farsi capire.
E inizia a lottare come un comandante sempre pronto a schierarsi affianco ai propri uomini, e mai nelle retrovie…a commettere errori in buona fede ma anche vedere negli occhi di chi gli sta affianco la gioia per una vittoria sia pure piccolina. Tutto questo per iniziare a credere che qualcosa possa cambiare anche tra i giovani.
Questo non è un articolo “normale”, ma uno sfogo e come tale spero lo prenderete e comprenderete, che non viene da una persona “normale” ma, appunto, da una testa di cazzo.
Volutamente ho scisso la politica da questo giornale, non le faccio più coincidere perché nel giornale c’è anche gente che non la pensa come me…politicamente, sia chiaro.
Ma la politica, quella della polis-città, quella “vera” la faccio ogni giorno e quindi per forza di cose questo alla fine è e sarà un articolo politico…perché noi siamo lo Stato, noi siamo il nostro futuro, noi siamo il nostro presente.

E se non cambierà nulla alle prossime elezioni ci sarà sempre e solo un colpevole: NOI!
Felice Presta

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