La storia di Cellarulo

Parco Cellarulo nel 2010 

Le foto dopo la devastazione della natura e dell’uomo.


un visitatore occasionale

Chi non ha mai sentito parlare di Cellarulo?
Ultimamente questo nome risuona per motivi musicali non certo degni di nota, eppure capita che se ne parli! Ma dietro questo nome un po’ strano si cela una parte fondamentale della nostra identità beneventana.

Dobbiamo fare un salto nel tempo. Anno 1991. Grazie al Comitato “Giù le mani” composto da Gianni Dell’Aquila, dall’avv. Ciccio Romano, ideatore e fondatore del Comitato al quale aderirono tra gli altri Vincenzo Fioretti, Enzo Gravina, Antonio Bruno Romano, Franco Bove, Nando Paribello, Paola Caruso, Giuseppe Lamparelli, Marcello Stefanucci, Carmine Cantelmo, Marino Raffio e Gabriele Corona si riuscì ad impedire al Comune con il benestare della soprintendenza, la costruzione di una strada nella zona.

Il 15 luglio 2010 veniva inaugurato il Parco Cellarulo con i lavori costati 3.500.000 euro ed ora oggetto delle “attenzioni” della magistratura, nell’ambito dell’inchiesta “Mani sulla città”. 
(clicca qui) Un parco di 50 ettari costruito in due anni dall’amministrazione Pepe durante il suo primo mandato.
Nell’ottobre dello stesso anno il Parco si dovette chiudere a causa dell’inondazione del fiume che danneggiò gravemente le strutture. Adesso si sta intervenendo nuovamente per evitare altri allagamenti della zona, ma anche il cantiere è stato visitato dai vandali che hanno distrutto quel poco rimasto in piedi.

CENNI STORICI

Ubicato nella parte Nord-Ovest della città, alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore, il toponimo Cellarulo è documentato da Iscla de Cellarulo cum posta (postazione di pesca lungo il fiume Calore) e da una Vineam de Cellarulo, testimonianze che sembrano rimandare alla funzione di Cellarium per lo stivaggio di merci attribuita ai resti monumentali del complesso detto dei Santi Quaranta, non poco lontano. Cellarulo quindi, già nel nome presenta la sua caratteristica di luogo legato alla produzione e al commercio. Ma cerchiamo di ripercorrerne la storia sulla base delle recenti indagini archeologiche e studi, sperando di rendere più familiare e interessante un luogo tanto ‘rinomato’, ma poco conosciuto.

Anche se sembra provato l’uso funerario dell’ area prima della costruzione di impianti produttivi, il materiale archeologico rinvenuto sembra documentare la funzione urbana espletata da Cellarulo almeno dal III sec.a.C. fino al IV sec.d.C: molto probabilmente qui erano presenti impianti produttivi, ubicati in ambito periferico, lungo il fiume, per il necessario rifornimento di acqua, perché la presenza di un banco d’argilla garantiva l’approvvigionamento della materia prima, e per poter disporre della via di trasporto fluviale comprovata dal rinvenimento lungo la riva occidentale del Calore di una struttura lineare in conglomerato cementizio entro blocchi di calcare e tufo, interpretabile come la banchina di un porto fluviale destinato allo svolgimento di attività commerciali. Insieme alle fornaci poi sono stati individuati ambienti di servizio coperti da semplici strutture in legno e spazi recintati con funzione di discarica degli scarti di lavorazione. Il rinvenimento di una grande quantità di ceramica a vernice nera databile al III sec.a.C. e di ceramica comune, ha contribuito a datare al tempo della deduzione della colonia latina, 268 a.C., l’avvio dell’attività produttiva. 

La fase di massima espansione del quartiere potrebbe coincidere con un periodo che va dal 42 a.C. e che copre tutta l’ età Giulio-Claudia. Allo stesso arco di tempo si fa risalire la lastricatura della preesistente strada, identificabile con il tratto urbano della via dell’ alto Sannio che raggiungeva Cellarulo attraverso il Pons Maior , distrutto non prima della tarda età longobarda e definito come Ponte Fratto. A questa fase che vede il quartiere caratterizzarsi per la sua destinazione strettamente produttiva segue, durante il II sec.d.C., una fase di urbanizzazione dello stesso, con la costruzione di nuclei edilizi a carattere commerciale o abitativo che vedranno poi il successivo abbandono dell’area. 

Cellarulo quindi sembra rientrare pienamente nel piano di espansione della città che nella fase di riassetto e monumentalizzazione, conclusasi nel II sec.d.C., potrebbe avere incluso nel suo perimetro anche il quartiere destinato alle attività produttive. La frequentazione riprenderà durante il IV sec.d.C. e alto medioevo, ma stavolta sarà legata a pratiche funerarie che qui si svolgevano, e ad esigenze di rimpiego di materiali da costruzione. 

L’abbandono di Cellarulo così come dell’anfiteatro, non molto distante, appare speculare all’ avvio nel IV e V sec.d.C. dell’ampio processo di ristrutturazione del centro che si concretò nel dimezzamento della superficie urbana e nell’arroccamento collinare a scopo difensivo configurato dalla cinta ristretta che racchiuse il colle della guardia.

Nell’area B di Cellarulo inoltre, è stata rinvenuta una concentrazione materiale fittile, struttivo e di rivestimento parietale e non, relativo a un ninfeo e a pavimenti in opus sectile e ciò indica la presenza di più di dieci residenze di rilievo in area urbana o suburbana la cui origine va posta nella prima età imperiale. Pochi frammenti di ceramica testimoniano una frequentazione del settore nel IV –III sec.a.C. 
Cellarulo dunque era il quartiere della nostra città destinato alla produzione e al commercio durante l’arco temporale che va dal III sec.a.C. al IV sec.d.C.