La questione mensa, ovvero…un gran caos.

Come detto più volte, in merito a questo argomento spinoso che riguarda il nostro Comune, mi sono sempre tenuto un po’ distante visto che la battaglia è stata, con risultati più o meno lodevoli, cavalcata da molti.
Entrare, appunto, nell’argomento solo per far “chiasso”, contribuire così ad alimentare polemiche senza trovare soluzioni adeguate, mi sembrava e mi sembra solo una strumentalizzazione.
Però con l’indagine aperta dalla Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro per reati amministrativi (ricordiamocelo) di beni per oltre un milione di euro alle famiglie Barretta/Porcelli (titolari della Ristorò) e con le ipotesi di reato annunciate e denunciate nei giorni scorsi dal sostituto procuratore Conzo , nell’ambito della conferenza stampa seguita al sequestro…non posso più esimermi dal commentare una situazione divenuta paradossale.
Che la mensa “lasciasse a desiderare” ( e non da tre anni) è ormai accertato… tra l’altro lo sapevano tutti, docenti, genitori e dirigenti.
Che si fosse poi posta la questione, anche del come si fosse posta, negli ultimi 3 anni…beh, la faccenda è molto strana e le considerazioni, per il momento, le tengo per me.
I dati accertati sono che, con l’avvento della nuova Amministrazione targata Mastella, non si è proceduto a quel cambio di passo sperato ed invece di dichiarare che, non avendo i soldi per riattare il centro di cottura di Capodimonte (a tal proposito…il famoso tesoretto di 700.000 euro tanto vantato da Fausto Pepe in campagna elettorale che fine ha fatto?) la mensa non poteva partire, si è cercato di risolvere il problema indicendo un’altra gara d’appalto con l’esclusione della Ristorò, poi vinta dalla Quadrelle che da quella aveva acquistato il ramo d’azienda necessario a partecipare alla gara.
Che la gara non si sia svolta secondo un iter e un modus operandi chiaro è un altro dato oggettivo: era la copia esatta dei bandi precedenti.

Evidentemente il Dottor Abbamonte non ha trovato altra soluzione che copiarlo.

Inoltre il Dirigente, l’Architetto Castracane che ha espletato la gara, non solo ha firmato il bando, si è assegnato il ruolo di responsabile unico del procedimento ed inoltre ha presenziato all’apertura delle buste.
Il vero dato oggettivo riguarda il calo degli iscritti alla mensa scesi a poco più di 200.
Ma secondo voi dopo una campagna del genere poteva mai verificarsi il contrario?
E con quei pochi pasti, quale ditta poteva poi aggiudicarsi un appalto del genere, salvaguardando i lavoratori?
Ma non scherziamo su queste cose… le dichiarazioni a questo riguardo lasciano il tempo che trovano.
Sarebbe stato meglio chiamare a raccolta i ristoratori della città ed assegnare ad ognuno di loro il compito di espletare i pasti, nell’ambito della propria zona di appartenenza.
Un’idea già descritta in un altro articolo, ma mai applicata.
Una soluzione semplice per una vicenda talmente incasinata che adesso, con indagini e sequestri, ancora di più non vede una via d’uscita.
E chi ci subisce tutto questo?

Le famiglie, che non possono far altro che far fare ai propri figli il tempo pieno ed i bambini che questa situazione, da anni, la subiscono.
Dai 2200 pasti giornalieri di qualche anno fa ai 200 di oggi ci fa pensare ad un altro dato oggettivo: chi poteva risolvere la situazione in altro modo già lo ha fatto e difficilmente tornerà indietro.
Quindi, ennesimo dato oggettivo, saranno sempre meno le classi che si formeranno a tempo pieno con conseguente riduzione di organici scolastici.
Rimangono nella mente le dichiarazioni del Comandante della Polizia Municipale, nonché Dirigente all’epoca, Giuseppe Moschella, che in seguito alle ispezioni aveva dichiarato: “Tutt’a post”.
Ci sarebbe da replicare, molto, anche su questa dichiarazione, su quella del Sindaco, della politica in generale delle passate amministrazioni.
La sensazione è che il problema non si risolverà in tempi brevi.

A nulla varrà l’esperienza della dottoressa Pedà (ma non era stata già interpellata nella passata gestione?), come a nulla è valso il togliere potere decisionale all’Assessore al ramo, Amina Ingaldi, che aveva avuto già sentore della situazione ancor prima di essere stata nominata. Ed è per questo che ha cercato sempre di trovare soluzioni alternative che, in attesa dell’apertura del centro cottura di Capodimonte, avrebbero tamponato e messo a tacere le polemiche degli ultimi anni.

D’altra parte l’inchiesta delle Fiamme Gialle nasce dalle dichiarazioni di ex-dipendenti della Ristorò, cioè da coloro che quei pasti e in quel modo cosi schifoso li preparavano per darli ai bambini e agli anziani.
Proprio questo è un punto che sarebbe doveroso chiarire: all’epoca dei fatti contestati, già c’erano denunce in tal senso con dichiarazioni del genere?
Perché, se non ci dovessero essere, ci sarebbe anche qui un dato oggettivo di fondo: la Ristorò potrà anche aver servito i pasti in maniera cosi ben descritta da Conzo, ma chi li preparava ha taciuto? E se ha taciuto e correo?
Insomma una situazione, ripeto, più che incasinata, dove la politica ha dimostrato i suoi limiti in tutte le sue sfaccettature.

Ma d’altra parte siamo a Benevento, una piccola città od un grande paese, dipende dai punti di vista, dove si vive alla giornata.

Ed il giorno dopo tutti si dimenticano di quello successo il giorno prima…
Tutti, o quasi tutti.

Felice Presta