La lettere integrale del sindaco di Castelvenere sugli immigrati

6 Mag

CASTELVENERE PROT. n” 2343 Li, 30 aprile 2015

AIla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Servizio per la concertazione amministrativa e il monitoraggio

 in materia di territorio,

ambiente e immigrazione

Dott.ssa Irtizia DI MARTINO Roma

Al Ministero dell’Interno

 Dipartimento per le Liberta Civili e l’Immigrazione Dott. Mario MORCONE Roma

All’Assessore della Regione Campania dott. Edoardo COSENZA

 Lavori Pubblici, Protezione Civile ed Emergenza profughi Napoli

Al Sig. Prefetto della provincia di Benevento Dott.ssa Paola GALEONE Benevento

Al sig. Procuratore della Repubblica della provincia di Benevento

Dott. Giuseppe MADDALENA Benevento

AIla Questura AI ComandoProvinciale Carabinieri

Al Comando provinciale Guardia di Finanza Benevento

Alla cittadinanza di Castelvenere Agli Organi di Stampa

OGGETTO: Emergenza profughi; richiesta di chiusura immediata del centro di accoglienza e di verifica dei requisiti soggettivi della società di gestione.

sono venuto a conoscenza dai cittadini e dal comandante dei vigili Urbani che in un fabbricato di proprietà privata posto nel comune di Castelvenere sono arrivati dei profughi del  Nord Africa; non sappiamo da chi portati e con quali autorizzazioni. Ebbene posso testimoniare che, nel passato, si sono gia presentate da me alcune cooperative di accoglienza accompagnate anche da funzionari detta Regione Campania , e da proprietari di abitazioni che millantavano  credito istituzionale. Dalle poche informazioni che ho potuto avere ho capito che si trattava di pseudo-cooperative che nulla avevano da invidiare a quelle del processo “Roma capitale”. Pertanto hanno avuto la mia forte disapprovazione e la non autorizzazione.

Poiché la mia comunità è disponibile all’accoglienza e anche alla solidarietà ho interpellato alcune cooperative sociali e associazioni religiose del territorio per organizzare l’accoglienza, queste si sono  rifiutate, malgrado i 35 euro più iva al giorno per profugo, previsti dalla legge.

E’ probabile che ci troviamo di fronte ad un racket della gestione dei profughi. Credo che gli attuali controlli effettuati sulle società di gestione dei profughi siano assolutamente insufficienti forse anche a causa dell’emergenza.

Noi ci battiamo per la legalità e la trasparenza a difesa dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono nei pressi del luogo di accoglienza, e per un trattamento dignitoso dei profughi.

Il sottoscritto unitamente al Consiglio Comunale aperto deliberazione n. 9 del 29 aprile 2015, all’unanimità dei consiglieri presenti:

CHIEDE

In via prioritaria

  1. Che si chiuda immediatamente il centro di accoglienza attivato in una struttura privata senza la preventiva autorizzazione del Comune, per rispetto dell’autonomia del territorio e la sicurezza dei cittadini, e si eviti cosi lo schiaffo alle Istituzioni locali.

In subordine

  1.  Che dalle autorità sopra citate ci sia fornita la documentazione sulle richieste e sulle autorizzazioni sia amministrative che sanitarie per il suddetto centro di accoglienza, sulle eventuali ordinanze emesse dal Prefetto e sull’organizzazione dei servizi a tutela della sicurezza dei cittadini;
  2. Che ci sia fornita la documentazione sulle prime misure di profilassi e di relativa sorveglianza sanitaria dei profughi, considerato che il luogo di accoglienza è circondato da molte abitazioni di cittadini;
  3. Che ci sia fornita la documentazione dei controlli effettuati sui requisiti soggettivi della società o cooperativa di gestione in rispetto delle normative vigenti. Che si eseguano le verifiche puntuali sulla qualità e la trasparenza della gestione e di conseguenza siano adottati gli opportuni provvedimenti;
  4. Che i profughi non vengano utilizzati come schiavi per il solo interesse economico a mò di merce, ma che ci venga riferito qual’è il progetto di accoglienza, e come essi saranno trattati o integrati;
  5. Che se iI centro individuato è solo un luogo di passaggio di profughi in fuga per l’Europa, allora non vi è bisogno di un centro di accoglienza ubicato tra le nostre famiglie, nel sobborgo di un piccolo comune, ma basta forse una qualsiasi caserma dismessa del territorio;
  6. Che le tragedie umane non siano occasione di arricchimento illecito, che l’urgenza o l’emergenza non nasconda mai il malgovemo;
  7. Che ogni provvedimento effettuato di forza contro la volontà dei cittadini ha come risposta, inevitabilmente, il rifiuto dell’atto di imperio. Aprire un centro di accoglienza con un atto di forza nel nostro comune, alimenta i dubbi e di voce alle minoranze xenofobe. Gli organi istituzionali e le popolazioni interessate, dovrebbero essere, invece, coinvolte in progetto di accoglienza di esseri umani in cerca di protezione internazionale.

Distinti Saluti                                                                                                                                       dottor Alessandro Di Santo

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