DICIAMO TUTTI INSIEME NO AI FALSI TAGLI DELLA POLITICA

Uno dei cavalli di battaglia degli esponenti del si è quello che riguarda i costi della politica che finalmente verrebbero ridotti e ai presunti risparmi che si otterrebbero se gli italiani votassero favorevolmente alla riforma di Renzi-Boschi-Verdini.

In una situazione di crisi così difficile in cui è quasi impossibile trovare lavoro ed in cui gli italiani non riescono ad arrivare a fine mese, con milioni di poveri che non riescono a garantirsi un alimentazione sana e i tantissimi italiani che hanno rinunciato a curarsi, il tema dei costi della politica è, ovviamente, molto sensibile e sentito nel nostro paese

. Ecco perché non bisogna speculare su tematiche così sensibili e per questo occorre, invece, fare quella corretta informazione che tanto manca nel nostro paese.

Dunque, per quanto riguarda l’ottenimento di presunti risparmi che i comitati del si sostengono, faremo un po’ di chiarezza, magari con numeri e dati alla mano.

Il costo attuale del Senato è stimato di essere di circa 550.000.000 milioni di euro.

Da questa cifra è possibile capire quale sia il costo relativo ad ogni singolo senatore. Infatti, se per semplicità, dividiamo il costo totale del Senato attuale per il numero di senatori che lo compongono, ovvero 315, possiamo constatare che ogni senatore ci costa circa 1.750.000 euro.

Questo costo è comprensivo di indennità ai senatori e costi fissi del Senato.

La Ragioneria dello Stato, ha stimato che nel caso in cui vincesse il si, il Senato verrebbe tagliato di pochi milioni, nello specifico di circa 58 milioni di euro l’anno.

Si tratta di un risparmio avuto dal taglio delle indennità dei senatori che non ci saranno più nel caso la riforma passasse. Quindi il costo passa da 550.000.000 milioni di euro a 492.000.000 milioni di euro.

Ma se adesso dividiamo questa cifra per il numero dei senatori che andranno a ricoprire tale incarico, ovvero 100, si scopre qualcosa di paradossale, in quanto ogni senatore dopo la riforma, ci costerà quasi 5 milioni di euro; cioè, con un risparmio apparante di 58 milioni di euro e con una drastica riduzione del numero dei senatori (da 315 a 100), si ottiene un costo per ogni senatore di circa tre volte superiore.

Purtroppo l’amara sorpresa non finisce qui.

Con la riforma attualmente in vigore, ogni senatore ci costa ogni giorno circa 13.000 euro.

Questo risultato si consegue nel seguente modo, ovvero prendendo il costo attuale annuo di ogni singolo senatore e cioè di 1 milione e 750 mila euro e lo si divide per il numero dei giorni lavorativi dei senatori che è circa di tre giorni a settimana per quarantacinque settimane.

Cioè, oggi un senatore, ogni giorno che va in senato, ci costa 13.000 mila euro.

Cosa succede dopo le riforme?

Anche in questo caso sfociamo nel paradosso più assurdo.

Dopo le riforme, stimando un attività lavorativa di tre giorni al mese (anche se Renzi ha detto che sarà dì un solo giorno al mese) si ottiene un costo giornaliero di 136.000 euro al giorno per ogni senatore.

Ma addirittura, se vogliamo riprendere la tesi di Renzi secondo la quale, se la riforma passerà, i nuovi senatori si recheranno in senato per lavorare un solo giorno lavorativo, i costi schizzerebbero letteralmente alle stelle arrivando alla cifra di 410.000 mila euro al giorno per ogni singolo nuovo senatore cioè 32 volte superiore al costo dei senatori di oggi.

Dunque, è evidente che i risparmi che vengono annunciati o presunti non devono essere valutati solo per il taglio grande o piccolo che sia ma dobbiamo sempre valutare quello che in realtà andiamo ad ottenere.

In tal caso, se passa la riforma, avremo un senato completamente vuoto, non eletto dai cittadini, con 100 senatori composti da sindaci e consiglieri regionali che magicamente avranno l’immunità parlamentare, ma, che costa come e anche di più di un Senato pieno. Insomma alla fine ecco un altro motivo per cui dire fortemente NO.

Delio Scognamiglio